Perché non deve eccitare troppo il rimbalzo della produzione industriale

Perché non deve eccitare troppo il rimbalzo della produzione industriale
Il commento di Paolo Mameli, senior economist direzione studi e ricerche Intesa Sanpaolo, sul dato diramato oggi dall'Istat e relativo al mese di maggio

La produzione industriale è cresciuta di +0,7% m/m a maggio, dopo il calo di -0,5% m/m ad aprile. Il dato è risultato lievemente superiore alle attese. Su base annua l’output è accelerato a +2,8%. L’aumento è dovuto ai beni strumentali (e ai beni di consumo durevoli). Il miglior settore di attività economica torna ad essere quello dei mezzi di trasporto. Il rimbalzo di maggio non è sorprendente in quanto sottolineavamo un mese fa come il calo di aprile fosse dovuto alla distribuzione delle festività nel mese. L’industria tornerà a contribuire al valore aggiunto in primavera dopo aver frenato l’attività economica nei mesi invernali. Tuttavia, ciò potrebbe non impedire un rallentamento su base congiunturale del Pil in quanto il +0,4% t/t d’inizio anno era condizionato da fattori una tantum. In ogni caso, il segnale più confortante dal dato di oggi viene dalla ripresa dell’output nel raggruppamento dei beni strumentali e nel settore dei macchinari e attrezzature: si tratta di indizi di un possibile recupero degli investimenti in macchinari di contabilità nazionale, che hanno deluso sia nell’ultima parte del 2016 che a inizio 2017. In prospettiva, i rischi sulla nostra previsione di crescita del Pil italiano nell’anno corrente (recentemente rivista al rialzo a 1,1%) restano verso l’alto.

La produzione industriale è aumentata di +0,7% m/m a maggio, dopo essere calata di -0,5% m/m ad aprile. Il dato è lievemente superiore alla nostra previsione (in linea con il consenso: +0,5% m/m). Si tratta del terzo aumento negli ultimi quattro mesi.

Su base annua (corretta per gli effetti di calendario), l’output è accelerato a +2,8% da un precedente +0,9%.

L’aumento su base congiunturale è interamente dovuto ai beni strumentali (+2,3% m/m), mentre i beni di consumo sono risultati poco variati (+0,2% m/m, ma i durevoli crescono di +2,7%) e sia i beni intermedi che l’energia risultano in calo (-0,4% e -1% rispettivamente). I beni capitali e i beni di consumo durevoli sono trainanti anche considerando la variazione tendenziale (+5,9% e +8,7%, sulla base dei dati corretti per gli effetti di calendario).

Il migliore settore di attività economica (sempre considerando i dati tendenziali corretti per gli effetti di calendario) torna ad essere (dopo la frenata del mese scorso) quello dei mezzi di trasporto (+7,3%), seguito dalle altre industrie manifatturiere e dai comparti meccanico, metallurgico e alimentare. Solo tre dei tredici settori manifatturieri risultano in calo su base annua (erano ben otto il mese scorso): si tratta delle apparecchiature elettriche (-5%), e, in minor misura, di legno, carta e stampa e di tessile / abbigliamento. Fuori dal manifatturiero, resta in ripresa (pur rallentando nel mese) la fornitura di energia, mentre rimangono in profondo rosso le attività estrattive (-18,8%).

In sintesi, il rimbalzo della produzione a maggio non è sorprendente in quanto sottolineavamo il mese scorso come la flessione di aprile fosse condizionata in misura decisiva dalla distribuzione delle festività nel mese (Pasqua seguita a breve distanza dal ponte festivo della Liberazione).

In caso di produzione invariata a giugno, l’output risulterebbe in crescita di +0,6% t/t nei mesi primaverili, dopo la flessione di -0,3% t/t vista a inizio anno. Questo significa che l’industria tornerà a contribuire al valore aggiunto nel 2° trimestre dopo aver frenato l’attività economica a inizio anno.

Tuttavia, ciò non significa a nostro avviso che il Pil sia destinato ad accelerare in primavera rispetto all’inverno. In effetti, a differenza che in passato, nel 1° trimestre i dati di contabilità nazionale sono risultati piuttosto decorrelati rispetto a quelli di produzione industriale (il Pil è cresciuto di +0,4% a fronte di una flessione all’incirca della stessa entità dell’output nell’industria). Pertanto, è possibile che il Pil rallenti nel 2° trimestre, in considerazione del venir meno dei fattori una tantum che lo avevano sostenuto a inizio anno (contributo delle scorte, effetto dei giorni lavorativi, anomalie nelle variazioni dei deflatori).

In ogni caso, il dato conferma che la ripresa dell’attività economica nell’industria continua, il che è coerente con le indicazioni dalle indagini di fiducia delle imprese manifatturiere. Il segnale più confortante dal dato di oggi riguarda la ripresa dell’output nel raggruppamento dei beni strumentali e nel settore della fabbricazione di macchinari e attrezzature. Si tratta di indizi di un possibile recupero degli investimenti in macchinari di contabilità nazionale, che hanno deluso sia nell’ultima parte del 2016 che a inizio 2017.

In prospettiva, i rischi sulla nostra previsione di crescita del Pil italiano nell’anno corrente (recentemente rivista al rialzo a 1,1%) restano verso l’alto.

 

ultima modifica: 2017-07-11T13:22:38+00:00 da Paolo Mameli

 

 

 

 

 

 

 

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