Cosa farà Isis dopo le mazzate incassate a Mosul e Raqqa

Cosa farà Isis dopo le mazzate incassate a Mosul e Raqqa

(Seconda parte; la prima parte si può leggere qui)

L’Isis non scomparirà dopo le sconfitte a Mosul e Raqqa. Come l’“Araba Fenice” risorgerà dalle sue ceneri, adeguandosi alle circostanze. Da proto-Stato si trasformerà in organizzazione insurrezionale o terroristica, immersa nelle varie società. Forse solo il soddisfacimento delle aspirazioni sunnite, oppresse in Iraq e in Siria dai governi sciiti, potrebbe diminuire il supporto dato all’Isis o alle organizzazioni generate dalla sua sconfitta. L’Isis dovrà comunque mutare. Diventerà, per forza di cose, più decentralizzato. Dovrà adottare un’organizzazione simile a quella di al-Qaeda e cambiare i suoi quadri dirigenti, ancor oggi per la gran parte ufficiali di Saddam Hussein o funzionari del Partito Baath.

Non è poi verosimile che il successore di al-Baghdadi, che era profondamente religioso e vantava la discendenza dalla tribù del Profeta, possa essere uno di loro. La perdita delle ricche e popolose province della Mezzaluna Fertile e del petrolio di Niniveh-Kirkuk in Iraq e di Zeir es-Zour in Siria, diminuirà le sue risorse finanziarie, la capacità di attirare nuove reclute e il suo prestigio nell’Islam. Il suo finanziamento dipenderà maggiormente dagli Stati del Golfo. I loro aiuti non superano il 5% delle somme necessarie al Califfato nella sua massima estensione. La massa delle risorse finanziarie del Califfato derivava dal contrabbando del petrolio, dalla tassazione, dai diritti di transito e dal traffico di opere d’arte.

Molto verosimilmente, l’Isis si frammenterà in gruppi regionali, a somiglianza di quelli generati da al-Qaeda. Essi avranno un’ampia autonomia e perseguiranno obiettivi propri; ad esempio in Iraq, per contrastare lo strapotere sciita o in Siria, per impedire il consolidamento del regime alawita degli al-Assad.

Il sogno del califfato e la legittimazione del jihad non scompariranno. Sono profondamente radicati nell’escatologia dei gruppi radicali islamici, secondo l’interpretazione che essi danno dei testi sacri dell’Islam. Sono codificati dallo stesso Corano. Sono sopravvissuti per secoli. Le idee non possono essere distrutte dalle cannonate. Rimarranno radicati nell’Islam profondo, in attesa di tempi migliori. Non cesseranno gli attentati anche in Occidente. Essi potranno essere intensificati dal ritorno nei Paesi d’origine dei foreign fighters, combattenti addestrati e induriti dai combattimenti in Siria e in Iraq. Non potranno essere de-radicalizzati. Solo qualche anima bella può accarezzare tale fantasia. La lotta contro tali gruppi estremisti sarà condotta soprattutto dagli stessi Stati arabi. L’Occidente li sosterrà, senza guardare troppo per il sottile la realtà dei nuovi regimi, soprattutto in tema di rispetto dei diritti umani.

(2.fine)

ultima modifica: 2017-07-16T09:18:27+00:00 da Carlo Jean

 

 

 

 

 

 

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