Angelo Panebianco, l’antiparlamentarismo e il ruolo del Corriere della Sera

Angelo Panebianco, l’antiparlamentarismo e il ruolo del Corriere della Sera
Le Punture di Spillo di Giuliano Cazzola

Un grande Angelo Panebianco nell’editoriale del Corriere della Sera del 2 agosto definisce il dibattito e il voto sulla legge “ammazza vitalizi” come “prove tecniche di tirannia”. “Arriva un momento – aggiunge Panebianco – in cui le classi politiche parlamentari finiscono per accelerare la propria disfatta, sposando, nel disperato tentativo di salvarsi, la fraseologia e i simboli della forze antiparlamentari”. Non è la prima volta che il Paese è infettato dal virus dell’antiparlamentarismo (per Panebianco  quella rappresentativa è la sola forma di democrazia esistente). Lo fu alla stessa maniera di oggi alla vigilia della marcia su Roma del 1922. Tra le cause dell’antiparlamentarismo il professore indica  “la potenza del circo mediatico-giudiziario”. Angelo Panebianco – ne siamo sicuri conoscendolo – è certamente consapevole che il quotidiano su cui scrive di responsabilità per la deriva populista ne porta tanta.

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Facciamo nostra l’esortazione di Panebianco: “La classe politica parlamentare, per quanto debole, bastonata e spaurita, dovrebbe decidersi a contrattaccare. La sua lunga inerzia, la sua incapacità di adottare provvedimenti in grado di fermare questa furia distruttrice, la mette nella condizione di subire, prima o poi, una sconfitta definitiva. E di farla subire alla democrazia”.

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Si può restare impotenti e pusillanimi davanti ad un grido di allarme tanto sonoro e fondato?

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Secondo Angelo Panebianco AG è l’acronimo di “azzeccagarbugli-giustizialista”, (esperto in cavilli legali e di sentimenti liberticidi).

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Primo firmatario comincia con la lettera “p”. Come pirla.

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Dario Franceschini con la sua solita cantilena ferrarese ha invitato Matteo Renzi a leggere “Cent’ anni di solitudine”. Per capire il doppio senso è sufficiente leggere l’incipit del capolavoro di Gabriel Garcia Marquez: “Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio il cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio”.

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Visto che è il momento dei consigli letterari, inviterei Matteo Renzi a riscoprire, nella mitologia, la leggenda del volo di Icaro. In fondo anche l’ex premier ha preteso di avvicinarsi troppo  al sole (la Costituzione) indossando le ali di cera che gli aveva costruito il padre. Così il 4 dicembre l’Icaro di Rignano sull’Arno è precipitato al suolo nonostante fosse inverno.

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Donald Trump sta pensando di installare alla Casa Bianca delle grandi porte girevoli. Così i nuovi assunti nello staff possono entrare ed uscire nel medesimo giro di porta.

ultima modifica: 2017-08-03T09:34:23+00:00 da Giuliano Cazzola

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