Perché su Ong e migranti Ernesto Galli della Loggia ha ragione

Perché su Ong e migranti Ernesto Galli della Loggia ha ragione
Il commento di Gianfranco Polillo

Le preoccupazioni dei cattolici di sinistra italiani sono più che legittime. Lo sono in quanto cattolici. Ma come italiani? Dire, come ha fatto il vice ministro degli Esteri Mario Giro, che in Libia c’è “l’inferno” è una denuncia comprensibile. Ma quanti “inferni” sono sparsi in quel territorio immenso che è l’Africa sub-sahariana? E da quanto tempo essi sono presenti. Cosa dovremmo fare, come italiani, accogliere tutti quei poveri derelitti? Non sarebbe imporre al piccolo Davide di prendere sulle proprie spalle il gigante Golia?

Fin dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Onu ha combattuto una guerra sacrosanta contro il sottosviluppo e la fame nel mondo. Aiuti, grant, finanziamenti a perdere: nella speranza di dare ai “dannati della Terra” condizioni di vita migliore. Risultati quanto mai modesti, rispetto a quelli ottenuti dal maglio compressore della globalizzazione. Nonostante le sue evidenti contraddizioni.

L’impegno italiano deve continuare. Ma svolgersi sul terreno delle relazioni internazionali. Non può essere un ruolo di supplenza rispetto a quelle inadempienze o semplici opportunismi. Ed ecco allora che il ruolo dei cattolici, di destra o di sinistra che siano, può essere importante. La loro predicazione può contribuire ad aprire quelle porte che, specie a livello europeo, si sono chiuse. A far sì che il loro universalismo scuota le coscienze dei confratelli che volgono altrove lo sguardo.

Perché i cattolici francesi, quelli spagnoli o quelli austriaci non insorgono contro Ventimiglia, la minaccia di truppe militari al confine del Brennero o sui respingimenti lungo il confine nord-africano della Spagna? Forse per loro l’insegnamento di Papa Francesco non vale? E cosa fa l’episcopato di quelle nazioni: da sempre nel cuore – come insegna la storia – del Papato? Quando Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, enuncia la teologia della migrazione (“accogliere, proteggere, promuovere e integrare”) fa proprie le parole di Papa Francesco. Che tuttavia non scaldano il cuore degli altri cattolici europei.

Questa contraddizione, così evidente, non va rimossa, ma analizzata con il dovuto rigore. Si scoprirà allora che il sentimento nazionale dei cattolici non è lo stesso in tutte le latitudini. Che in alcuni casi esso è prevalente sulla visione ecumenica. Ed è allora che il tema si complica ulteriormente. E non basta certo consolarsi con la circostanza che Roma ospita il Vaticano. E che quindi l’Italia ne subisce il maggior condizionamento. Sarebbe teorizzare un ritorno ad uno Stato semi-confessionale. In aperto conflitto con quella laicità che deve continuare ad esserne l’essenza.

La spiegazione è, quindi, tutta politica-culturale. È l’incontro tra le due diverse culture – quella di stampo comunista e quella cattolica solidaristica – che crea questa evidente anomalia. Culture atipiche nell’ambito dei rispettivi filoni di pensiero. L’essenza del cattolicesimo europeo è stata ed è soprattutto di tipo liberale. Il comunismo italiano – da Enrico Berlinguer in poi – si è differenziato da quello degli altri Paesi, subendo la forte contaminazione delle suggestioni terzomondista. Si pensi solo alla posizione dei comunisti francesi a proposito dell’indipendenza algerina.

Questo intreccio spiega la politica rovente di questi giorni nei confronti di Ernesto Galli della Loggia, (nella foto), alimentata sia da alcuni cattolici di sinistra sia da intellettuali militanti come Roberto Saviano. La colpa dell’editorialista del Corriere è stata quella di aver posto con chiarezza il dilemma che è poi il punto di caduta di questi mondi diversi.

Domandare se “si sta con l’Italia o con gli scafisti”, (sintesi di Massimo Giannini duramente contestata dal primo) significa solo chiedere ai cattolici a quale rito intendono iscriversi. Se a quello di tipo europeo o al terzomondismo degli anni ’70 ed ’80. Che un Papa, venuto dalla “fine del mondo” non poteva che rievocare. Creando tuttavia, in Europa, quella frattura che, oggi, appare così evidente.

ultima modifica: 2017-08-09T08:00:41+00:00 da Gianfranco Polillo

 

 

 

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