Che cosa deve insegnare all’Occidente il caso della bambina affidata a una famiglia musulmana

Che cosa deve insegnare all’Occidente il caso della bambina affidata a una famiglia musulmana

Il caso della bambina inglese in affido ad una famiglia musulmana integralista ha suscitato, giustamente, cori indignati. Non si può che provare ribrezzo per la scelta scellerata degli assistenti sociali londinesi, che dovevano sapere che quella famiglia, di quel quartiere, avrebbe generato un profondo disagio nella piccola. Che ha subito uno choc doppio: la separazione dalla famiglia naturale (per motivi che ignoriamo) e il salto spericolato nella “cultura” incapsulata di tante, troppe comunità parallele insediate a Londra.

Il dramma di questa bambina sfortunata è l’emblema delle circostanze in cui si consuma la (mancata) integrazione di alcuni immigrati. Gente che pretende di riprodurre in Europa gli ambienti sociali e culturali dei paesi di origine. Anzi, nemmeno quelli, poiché in molti casi l’Islam radicale – quello che, come testimonia la giovane affidata, ti insegna a detestare i simboli e le feste cristiani e la laicità che circonfonde i costumi delle donne occidentali – si propaga e attecchisce proprio qui, in Europa. La storia che ieri ha fatto il giro del mondo ci offre l’ennesimo, amaro insegnamento dei limiti della tolleranza occidentale verso modelli culturali che sono l’antitesi dei valori nutriti dalle maggioranze in Europa.

Quella bambina ha attraversato, contro la propria volontà, la frontiera tra la civiltà e l’incivilà. Una frontiera che percorre le nostre città e che abbiamo il dovere di denunciare sempre. Anche quando le vittime sono i figli degli stessi immigrati, costretti a respirare nell’ambiente familiare un’aria asfissiante che si contrappone alle libertà che caratterizzano la società in cui sono inseriti e che vorrebbero abbracciare in barba ai diktat dei loro genitori.

ultima modifica: 2017-08-29T09:51:10+00:00 da Marco Orioles

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: