Banco Bpm, che cosa succederà con la Gacs

Banco Bpm, che cosa succederà con la Gacs
L'analisi di Luca Gualtieri

Banco Bpm non rallenta sullo smaltimento del credito deteriorato. Dopo la cessione del portafoglio Rainbow (700 milioni di valore nominale venduti prima dell’estate ad Algebris) e di uno stock da 641 milioni passato a Hoist Finance, il gruppo guidato da Giuseppe Castagna prepara altre due operazioni che dovrebbero chiudersi tra la fine dell’anno e la prima metà del 2018. In questi giorni sarebbe stata avviata la due diligence in vista di una cartolarizzazione con garanzia pubblica (Gacs) dall’importo previsto di circa tre miliardi. Proprio mercoledì del resto la Commissione Europea ha approvato la proroga per 12 mesi della garanzia, consentendo così al sistema bancario di mettere in cantiere altre operazioni dopo quelle della Popolare di Bari, di Banca Carige  e del Credito Valtellinese . Il portafoglio che Banco Bpm  sta selezionando si preannuncia particolarmente interessante non solo per le dimensioni, ma soprattutto per la tipologia dei crediti che lo comporranno. Il gruppo potrebbe infatti destinare al deconsolidamento un consistente stock di crediti ipotecari, quelli cioè assistiti da garanzie reali, una mossa che potrebbe garantire un buon prezzo. Qualcosa di simile era del resto accaduto proprio per la precedente operazione Rainbow, per la quale l’istituto di credito era riuscito a ottenere da Algebris una valorizzazione vicina al 40% del nominale. In aggiunta in questo caso sul prezzo inciderà anche la garanzia pubblica sulla tranche senior, quella cioè più sicura della cartolarizzazione.

Ottenere la Gacs però richiederà tempi più lunghi di una normale cessione ed è dunque plausibile che il giudizio delle agenzie di rating arrivi solo nella prima metà del 2018.

Più rapida potrebbe invece essere la seconda operazione ai nastri di partenza. Banco Bpm potrebbe infatti mettere sul mercato un portafoglio di crediti chirografari in sofferenza per un valore nominale di circa due miliardi. L’operazione, tra offerte non vincolanti e vincolanti, dovrebbe concludersi attorno alla fine dell’anno, consentendo così al gruppo guidato da Castagna di avvicinarsi ulteriormente agli obiettivi di fine piano.

Lo smaltimento dei non performing loan è stato infatti un tassello molto importante della dialettica con Bce nel corso del processo autorizzativo della fusione. La strategia condivisa con la Vigilanza Europea prevede la costituzione di una business unit dedicata esplicitamente alla gestione del credito deteriorato (oggi affidata al rigoroso ex chief risk officer della Bpm Edoardo Ginevra) e la cessione di stock per 8 miliardi nominali entro il 2019. Complessivamente tra 2016 e 2017 Banco Bpm  potrebbe quindi mettere a segno cessioni per circa 4,5 miliardi sugli 8 da smaltire entro il 2019. Non bisogna comunque dimenticare che il gruppo guidato da Castagna prevede una strategia mista per il credito deteriorato. Gli npl del gruppo hanno infatti un alto livello di collaterizzazione, con un rapporto medio tra valore delle garanzie e valore netto di libro del 250% e superiore al 100% per l’85% dei volumi. Anche ammettendo la valutazione generosa di qualche asset, il collaterale vale comunque mediamente di più dei crediti segnati in bilancio al netto delle svalutazioni.

Pubblicato su MF/Milano Finanza, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi

ultima modifica: 2017-09-11T08:00:28+00:00 da Luca Gualtieri

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: