Fincantieri e Stx, tutti i dettagli sull’intesa fra Italia e Francia in cantiere

Fincantieri e Stx, tutti i dettagli sull’intesa fra Italia e Francia in cantiere
I fatti, i commenti e gli scenari

Un passo positivo in vista del bilaterale del 27 settembre, a Lione. E’ la versione che arriva dal governo dopo la riunione di ieri. La partita Fincantieri-Stx (qui l’ultimo approfondimento di Formiche.net sul progetto per il maxi-gruppo cui stanno lavorando Italia e Francia) è dunque giunta agli ultimi minuti. Ieri pomeriggio, intorno alle 18, il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire ha incontrato il suo omonimo italiano Piercarlo Padoan accompagnato dal responsabile dello Sviluppo Carlo Calenda. Un vertice durato poco più di un’ora, sotto molti aspetti decisivo per mandare in porto la creazione di un gigante della cantieristica navale civile e militare (qui il focus sul progetto) sotto il controllo congiunto di Francia e Italia e costituito da Stx, Fincantieri e Naval Group (controllata al 62% dallo Stato francese e al 35% da Thales). Che cosa si è detto?

I TWEET DI PADOAN E CALENDA

L’aspetto più rilevante è il timing. Quello che appare ormai sicuro è che entro il 27 settembre un’intesa arriverà. Di più, per quella data Emmanuel Macron e Paolo Gentiloni dovrebbero sottoscrivere l’accordo definitivo per la costituzione del nuovo polo navale. L’indicazione è arrivata via Twitter dagli stessi ministri italiani (qui e qui i due tweet). Calenda ha nella pratica assicurato un’intesa entro fine settembre, mentre Padoan ha parlato di passi in avanti e di “incontro costruttivo”. Insomma, Francia e Italia si sono prese del tempo, con la volontà di proseguire il confronto per arrivare a un’intesa di massima a Lione e utilizzare poi le settimane successive per decidere pesi e contrappesi del raggruppamento a tre con l’appoggio esterno di Leonardo, azionista al 33% di Thales Alenia Space, divisione del gruppo che partecipa proprio Naval Group (qui l’approfondimento di Formiche.net dedicato al possibile ruolo di Leonardo nella partita e ad alcune perplessità che si nutrono nel gruppo italiano presieduto da Gianni De Gennaro e guidato dall’amministratore delegato Alessandro Profumo).

LO SCHEMA

Venendo al merito della futura intesa, lo schema di massima su cui si starebbe lavorando e che ieri ha ricevuto un’accelerazione, mira a bypassare (qui l’anticipazione di Formiche.net la scorsa settimana) il nodo della partecipazione di Fincantieri, fresca di contratto da 310 milioni con Silversea, in Stx, bloccata dal governo di Parigi con la nazionalizzazione temporanea di Saint Nazaire. Fincantieri costituirebbe in pratica una nuova società con Naval Group, ed insieme acquisirebbero il pacchetto di maggioranza di Stx e dare vita al polo italo-francese. Gli equilibri azionari devono ancora essere definiti, ma non è escluso che se Fincantieri alla fine avesse il controllo delle attività nel settore civile, le attività nel comparto militare potrebbero finire per essere coordinate dai francesi (da qui i timori di addetti ai lavori del settore militare italiano).

MODELLO FREMM?

Qualche osservatore ha fatto notare come lo schema allo studio dei due governi riprenda quello già sperimentato dai due governi con il progetto bilaterale delle navi fregata Fremm, che è di fatto un sistema a geometria variabile, in cui il lavoro si sviluppa in funzione degli ordini acquisiti o procacciati dai due azionisti. In pratica, se c’è una commessa militare rientra nell’orbita di Naval Group, se è civile in quella Fincantieri.

UNA GOVERNANCE, DUE INDUSTRIE

Lo schema Fremm porterebbe direttamente alla costituzione di un gruppo a governance italiana con la parte civile affidata a Fincantieri e a Parigi per quella militare. Secondo il Sole 24 Ore poi, l’assetto del nuovo gruppo dovrebbe tenere conto anche del peso delle singole industrie militare e civile. Un ultimo dettaglio riguarda la tabella di marcia. L’Italia vorrebbe prima di tutto assicurarsi il controllo di Saint Nazaire per poi, con tale garanzia, procedere alla costituzione del nuovo soggetto.

IL PIANO MAGELLANO

Da un altro punto di vista, quello del Sole 24 Ore, le attuali trattative riprendono di fatto il lavoro già fatto da Fincantieri e Naval Group con i due ceo, Giuseppe Bono, convinto sostenitore del consolidamento europeo dell’industria di settore, ed Hervé Guillou, che, fin dal 2015, hanno tentato la strada delle nozze mettendo a punto un progetto vero e proprio, noto come piano Magellano. Quest’ultimo – aggiunge il Sole – potrebbe dunque rappresentare l’asse portante del raggruppamento che finirebbe per includere anche l’oggetto della contesa, cioè Saint-Nazaire. In sostanza “si andrebbe così verso un’integrazione per fasi progressive, partendo dal gruppo triestino e da Naval Group e poi innestando su questo Stx France nell’ambito di un perimetro d’azione allargato anche al militare”

LA VERSIONE DI LE MONDE

In mattinata, poche ore prima del vertice, era stato il sito del quotidiano Le Monde a dare qualche anticipazione sul senso dell’incontro. Le Maire sarebbe piombato a Roma per stemperare una tensione pari a quella registrata tra i due Paesi “dalla testata di Zidane a Materazzi, ai Mondiali del 2006″. Tra gli obiettivi dell’Eliseo alla vigilia del delicato vertice, “mantenere i contatti, proseguire il dialogo, e soprattutto placare la tensione” sul caso Stx-Fincantieri. Da inizio agosto, i diversi attori tra Italia e Francia “sono restati molto prudenti e pochissime informazioni sono filtrate sulle trattative in corso”, ha osservato il giornale, sottolineando una situazione “particolarmente delicata”.

DIBATTITO E PROSPETTIVE

Ma in Italia, nel gruppo Leonardo e fra alcuni addetti ai lavori del comparto militare, la prospettiva non entusiasma, anzi. Significativo a questo proposito è una lettera ospitata sul sito Difesaonline in cui tra l’altro si legge: “L’impresa che tanto ci aveva inorgogliti, finalizzata alla conquista di un pericoloso concorrente francese, si sta trasformando nel soccorso, con fondi pubblici, ai cantieri di Saint Nazaire per non farli fallire e nella cessione al gruppo francese Naval Group del controllo della nostra Industria Navalmeccanica militare, con conseguenze pesanti anche per Leonardo”. “Se dovesse finire così – conclude la lettera-analisi- Macron avrebbe vinto alla grande. Sarebbe riuscito a non dare agli italiani la proprietà di Saint Nazaire e a prendere il controllo tramite Naval Groups del comparto industriale italiano dedicato alla costruzione di navi militari. Se ciò non fosse già abbastanza, tramite Thales potrebbe assorbire in un abbraccio mortale anche le aziende di Leonardo. In sintesi tutto il settore dell’industria della difesa italiana passerebbe sotto leadership francese”. DI Di diverso avviso un report del Cesi (Centro studi internazionali) diretto da Andrea Margelletti citato dal quotidiano il Sole 24 Ore in cui si auspica il superamento degli egoismi nazionali e si rimarca la necessità di una integrazione fra colossi in Europa: “Se nel militare terrestre sembra esserci un avvio di consolidamento, ancorché agli albori, è sicuramente la missilistica il terreno in cui l’integrazione europea ha funzionato al meglio”, scrive il quotidiano economico-finanziario.

L’ANALISI DI BONO

L’esigenza di un’integrazione anche nel settore navale è stata spiegata di recente dal numero uno di Fincantieri, Bono, in un’analisi per la rivista Airpress e pubblicata da Formiche.net: “Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, oggi la potenza industriale più importante è diventata la Francia. Ha investito bene anche nel comparto della difesa, ha tutte le piattaforme, ed è l’unica in grado di realizzare aerei e navi da combattimento. Gli altri produttori, Italia compresa, sono costretti a vendere “parti del tutto”, in questo modo esportando valore aggiunto a vantaggio di chi assembla”. Bono ha poi approfondito la questione delle alleanze e del controllo azionario: “Sarà necessario fare alleanze: in alcune saremo in maggioranza, in altre in parità, ma ne va del futuro del Paese, altrimenti saremo costretti a pagare lo stesso scotto dei tedeschi che, di fatto, non hanno già più un’industria della difesa vera e propria, ad eccezione di poche realtà. Oggi la nostra industria ha un orizzonte molto ampio, e per questo è chiamata a prendere degli impegni di lungo periodo, fino a 30 anni. In questo scenario, i programmi più importanti al mondo sono quelli navali”.

ultima modifica: 2017-09-12T12:50:12+00:00 da Gianluca Zapponini