Alemanno, Fini e Storace tornano insieme (contro Meloni). Tutte le foto di Pizzi

Non sono mancate le stilettate da parte dell’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, all’indirizzo della sua collega ex An Giorgia Meloni, ora leader di Fratelli d’Italia e candidato sindaco a Roma sostenuta dalla Lega di Matteo Salvini. Le stilettate sono state sentite e parecchio apprezzate dall’uditorio nel corso della presentazione dell’ultimo libro scritto da Alemanno, Verità Capitale (Koinè Nuove Edizioni): tra i presenti anche Francesco Storace, leader de La Destra, e Gianfranco Fini. Ecco le principali esternazioni dell’ex sindaco di Roma, come si evincono dal comunicato stampa diffuso da Radio Cusano:

L’ALLEANZA NAZIONALE MELONI-SALVINI

Credo e spero che la Lega si sia evoluta e che la gestione di Salvini l’abbia portata ad una dimensione più nazionale –ha spiegato Alemanno-. Anche se non c’è traccia di un vero e proprio salto di livello. Stiamo aspettando i fatti e le proposte. Certo, la Lega una vera autocritica rispetto al passato non l’ha mai fatta. Nel primo articolo dello statuto della Lega c’è ancora l’indipendenza della Padania. Salvini si vuole aprire al centro sud ma non si riesce a liberare dai condizionamenti che arrivano dal nord. Questo sicuramente è un problema per Giorgia Meloni. Ma il problema più grosso è che la discontinuità che Fratelli d’Italia vuole giustamente creare con il passato non si definisce con la cancellazione di un’analisi attenta del passato. Ognuno si deve assumere le sue responsabilità e fare gli interventi correttivi. Come ha detto Storace, da parte della Meloni non c’è stata alcuna volontà di riunire il centrodestra. Storace le ha dato la disponibilità ad appoggiarla e lei neanche gli ha risposto. E’ convinta di fare tutto da sola. E’ un atteggiamento di un’arroganza incalcolabile. Se è lepenista? La Le Pen in Francia ha come primo punto programmatico l’unità della nazione e Parigi è considerata il più grande volano per lo sviluppo. Tutto questo in Italia non avviene”

VERITA’ CAPITALE DI GIANNI ALEMANNO

“Questo libro non è uno sfogo – ha spiegato Alemanno -. Da un lato è la difesa dei 5 anni della mia amministrazione ed è una difesa che devo farmi da solo, dato che il centrodestra, di fronte alla sconfitta elettorale e all’inchiesta della magistratura, è un po’ fuggito in ordine sparso. Dall’altro lato è un contributo a capire Roma e i veri mali di Roma, i retaggi storici, le caste che condizionano Roma. E’ quindi anche un manuale di sopravvivenza per il prossimo sindaco di Roma. Il libro è dedicato a chi mi è rimasto vicino e a chi mi ha voltato le spalle. Chi non aveva carattere è fuggito, chi aveva carattere è rimasto”.

REMINISCENZE DEL PDL

“Dopo la rottura tra Fini e Berlusconi –ha affermato Alemanno -, i vertici del centrodestra hanno spostato tutto il loro interesse al nord e in particolare a Milano. Dal punto di vista della base, c’era un’inconsistenza organizzativa. Durante il mio mandato è successa una cosa che non era mai successa nella storia della Repubblica, cioè un partito politico di maggioranza, il Pdl, non è riuscito a presentare la propria lista alle elezioni regionali. Rimane un mistero se la colpa fosse di un panino o se invece c’era la volontà di manipolare la lista all’ultimo momento. Questo dimostra come eravamo conciati dal punto di vista organizzativo e politico. Questo mi ha spinto a creare un partito di destra, radicato a Roma e nel Mezzogiorno, in grado di rimettere al centro la militanza, la partecipazione degli iscritti”.

MUNICIPALIZZATE E NOMINE

“Io mi assumo le mie responsabilità – ha dichiarato Alemanno -. Sicuramente c’è stata una situazione di grande disordine da questo punto di vista e anche io ho fatto i miei errori nella scelta della squadra. Dal punto di vista delle nomine e dei problemi di Roma, nessuno del centrodestra e del centrosinistra deve tirarsi fuori. L’eredità del centrosinistra è stata pesante. Quando sono arrivato in Campidoglio, ho avuto la sensazione di trovarmi su un set cinematografico: grandi scenografie, grandi discorsi, grande narrazione veltroniana. Dietro quelle scenografie c’era il vuoto assoluto. Bastava uscire dalla stanza del sindaco in Campidoglio per trovarsi in mezzo a segreterie con mobili rotti, bagni impresentabili e computer scollegati l’uno dall’altro”.

ROMA E I SUOI DEBITI

“Noi non c’entriamo nulla – ha affermato Alemanno -. Il famoso debito storico riguarda tutte le amministrazioni precedenti, a partire dagli anni ’60. Questa realtà noi l’abbiamo accertata, circoscritta e abbiamo liberato Roma da questo debito. Purtroppo il prezzo è stata la Veltron-tax. C’è stata un’eredità pesantemente negativa dal punto di vista finanziario e amministrativo”.

Testo ripreso dal comunicato stampa diffuso da Radio Cusano

ultima modifica: 2016-04-28T17:40:57+00:00 da Sveva Biocca