Pino Pelosi, l’unico condannato per il delitto Pasolini. Foto archivio Pizzi

Giuseppe Pelosi è morto a Roma lo scorso 20 luglio, a 59 anni appena compiuti. Pino “la rana”, come era meglio conosciuto, fu l’unico a essere condannato in via definitiva per l’omicidio dello scrittore e poeta Pier Paolo Pasolini, ucciso nella notte fra l’1 e il 2 novembre 1975 all’idroscalo di Ostia.

Con Pelosi muore anche la verità di quella tremenda notte, secondo l’avvocato Nino Marazzita, all’epoca del processo avvocato della famiglia Pasolini, costituitasi parte civile. “Pelosi è morto da colpevole. Purtroppo si è portato via i segreti che soltanto lui conosceva”. Alessandro Olivieri, il legale di Pelosi, invece è di tutt’altro avviso, come ha dichiarato all’agenzia stampa Dire: “Le sue verità rimangono da me custodite in una cassetta di sicurezza. Non mi ha dato mai autorizzazione a renderle note perché eravamo d’accordo nel pensarci insieme se divulgarle oppure no. Non era facile tirare fuori cose che avresti voluto cancellare. Decideremo io e i suoi familiari se è il caso di pubblicarle”.

Pelosi è sempre stata una figura controversa. All’epoca del delitto aveva solo 17 anni, ma veniva da un percorso che lo aveva già segnato nella micro-criminalità della capitale. Si autoaccusò dell’omicidio dello scrittore ma il primo processo lasciò aperto lo spiraglio di possibili complici ignoti.

Anche se i dispositivi processuali successivi escludono la presenza di altri nell’omicidio Pasolini, il mistero di quella notte rimane, anche alimentato dallo stesso Pelosi. Durante la trasmissione “Ombre sul giallo”, condotta da Franca Leosini su Rai Tre, Pelosi, alla presenza anche di Marazzita, ritratta la sua posizione sostenendo di essere stato immobilizzato da tre persone con accento siciliano che nel frattempo avrebbero massacrato Pasolini. A un primo momento queste dichiarazioni innescano movimento sull’inchiesta, il tutto però si risolve di nuovo con un nulla di fatto.

Ultimamente il suo nome è stato tirato in ballo dopo la fuga dal carcere di Giuseppe Mastini, detto Johnny lo Zingaro. È questo nome che ha sempre aleggiato quella notte del 1975. Pelosi infatti viene collocato sulla scena del delitto perché accanto al corpo dello scrittore fu rinvenuto un suo anello, che Pelosi dichiarò di avere avuto in dono proprio da Johnny. Nel 2009, quando Pino Pelosi torna definitivamente libero dalla detenzione, rilascia un’intervista al blog di Beppe Grillo, durante la quale conferma che quella sera Mastini non era con lui.

Guarda le foto d’archivio di Pier Paolo Pasolini firmate dal maestro Umberto Pizzi

(© Umberto Pizzi-riproduzione riservata)

ultima modifica: 2017-07-22T08:00:58+00:00 da Francesca Scaringella