Chi invoca il liberal-socialismo in Italia. Le foto di Umberto Pizzi

La cultura liberal-socialista e la crisi del sistema politico italiano“. E’ questo il titolo del convegno che si è svolto ieri pomeriggio presso la sede dell’Istituto Luigi Sturzo, a Roma. Al dibattito hanno partecipato il presidente della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei Deputati – ed esponente di spicco di Alternativa popolare – Fabrizio Cicchitto, il senatore e sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale Benedetto Della Vedova, il presidente della Fondazione Socialismo Gennaro Acquaviva, il responsabile Politiche industriali di Alternativa Popolare Pierluigi Borghini, il deputato Ncd-Ap Sergio Pizzolante, il componente del Comitato scientifico della Fondazione Magna Carta Peppino Calderisi, l’ex sindacalista Cgil ed ex parlamentare Pdl, Giuliano Cazzola, il direttore politico del mensile Mondoperaio Luigi Covatta, il giornalista Ugo Intini, l’economista Gianfranco PolilloCiro Sbailo.

Per sapere cosa si è detto nel dettaglio nel corso del dibattito si può cliccare a questo link, con la riproduzione audio e video dell’iniziativa da parte di Radio Radicale.

Durante il convegno Fabrizio Cicchitto ha ripercorso la vicenda storica che ha portato alla diaspora socialista ma ha parlato anche dell’attuale situazione politica. Ecco il testo del suo intervento tratto da Agenparl:

L’unilaterale impostazione di Mani Pulite che salvò il PCI-PDS e concentrò i suoi colpi su una parte della DC, sul PSI e sui partiti laici ha avuto un effetto asimmetrico; in seguito ad un insediamento sociale più profondo hanno retto, sia pure con forze politiche minoritarie, un’area cattolica moderata che si è organizzata autonomamente o si è dislocata in Forza Italia o si è organizzata autonomamente (UDC) e un’area di sinistra che dalla Margherita si è dislocata nel PD. Invece l’area socialista ha subito un colpo durissimo, una parte di essa ha trovato ospitalità in Forza Italia, un’altra parte ha fatto una battaglia di testimonianza con il PSI. Paradossalmente, però, la cultura socialista, il riformismo, hanno mantenuto un grande peso politico e culturale, al punto tale che, anche con evidente mistificazione, molti, troppi oggi si dichiarano riformisti. Oggi, però, dopo il risultato delle elezioni del 2013, siamo davanti a una crisi del sistema politico molto seria. E’ fallito il bipolarismo all’italiana per una ragione di fondo: per vincere le coalizioni di centro-destra e di centro-sinistra sono risultate così eterogenee che spesso i loro governi sono falliti tant’è che non è mai avvenuto che una maggioranza ha rinnovato il suo successo nella legislatura successiva. Alle elezioni del 2013 questo duplice fallimento ha prodotto il successo di una nuova forza politica di stampo protestatario e populista e a guida autoritaria, il Movimento 5 Stelle. Oggi il pericolo vero per la democrazia e per la società italiana è costituito da due forze politiche: l’antipolitica e l’antiparlamentarismo del Movimento 5 Stelle e il populismo razzista e antieuropeista della Lega che, insieme a FdI è la forza egemone dell’attuale centro-destra, diverso e assai peggiorato rispetto al passato. La collaborazione di governo con il PD da parte dei centristi non è avvenuta per caso o per trasformismo, ma per una logica assai stringente. Per quello che riguarda AP, mentre va scartata nettamente ogni convergenza con un centro-destra a trazione leghista, esistono due possibilità politiche che dipendono sia dall’evoluzione delle forze politiche, sia dal sistema elettorale: o una caratterizzazione autonoma di centro o un incontro fra il riformismo del centro con il riformismo di sinistra quale si è espresso nella esperienza di governo. Da questo punto di vista sarà importante anche l’impostazione della prossima manovra economica: più che dividere in tanti bonus le risorse disponibili comunque scarse, è auspicabile concentrarle su una voce essenziale quale è quella costituita dal cuneo fiscale: in questo modo si verrebbe incontro sia alla esigenza delle imprese sia a quella dei giovani, per ridurre la disoccupazione giovanile. Un’operazione riformista di maggior respiro va fatta nella prossima legislatura ed essa deve riguardare anche il taglio della spesa pubblica, funzionale alla riduzione del debito e al rilancio degli investimenti pubblici. Per farlo non bisogna solo accentuare la spending review ma intervenire anche rispetto alle spese regionali e locali: l’attuale iper-regionalismo è fallito, bisogna arrivare a 5-6 grandi regioni, ritornare alla concezione originale delle regioni ente di programmazione, ridurre il numero dei comuni e tagliare in modo assai incisivo le società partecipate“.

All’iniziativa era presente per Formiche.net Umberto Pizzi: nella gallery alcune delle sue foto più significative.

(Foto di Umberto Pizzi/Riproduzione riservata)

ultima modifica: 2017-09-14T07:31:07+00:00 da Andrea Picardi