Ostia, chi c’era alla cena di autofinanziamento M5S. Tutte le foto di grillini (e non)

A tre giorni dal ballottaggio più sentito di questa tornata elettorale, il Movimento 5 Stelle schiera i suoi big a Ostia.

Giovedì 16 novembre, per la festa di chiusura della campagna elettorale, i grillini si sono radunati per una cena di autofinanziamento al ristorante Al Bajiniero di Ostia Antica. A fare gli onori di casa, la candidata alla presidenza del X Municipio Giuliana Di Pillo. Accanto a lei hanno sfilato alcuni fra i volti più noti del Movimento, dal candidato premier Luigi Di Maio ad Alessandro Di Battista, passando per la deputata Carla Ruocco e per la sindaca di Roma Virginia Raggi. Non c’era invece Beppe Grillo, che pure alcuni rumors della vigilia avrebbero voluto presente. Chi invece c’era, un po’ a sorpresa, è l’assai poco grillino Alfonso Pecoraro Scanio, ex ministro dei Verdi e accreditato esponente della cosiddetta “vecchia politica”.

Di Pillo domenica dovrà vedersela con Monica Picca, candidata di Fratelli Italia, e la resa dei conti nel X Municipio della Capitale assume una discreta importanza nello scacchiere politico nazionale, anche per il contesto in cui si vota. Ostia, nelle ultime due settimane, è stata al centro della ribalta mediatica per il pestaggio del giornalista Daniele Piervincenzi di Nemo, aggredito in favore di telecamera da Roberto Spada, vicino ai clan che controllano Ostia. Peraltro il Municipio è reduce da un commissariamento per mafia. Insomma, chiunque vinca, dovrà fare i conti con un realtà complicata.

L’esito del ballottaggio si preannuncia incerto, anche se l’esponente del centrodestra viene data per favorita. Di Pillo al primo turno è stata la più votata, aggiudicandosi il 30%. Monica Picca si è fermata al 26%. Entrambe puntano a spartirsi il tesoretto che al primo turno era suddiviso fra Athos De Luca (Pd), l’ex parroco Franco De Donno (lista civica) e Luca Marsella (Casa Pound). A proposito di Casa Pound, la grande tensione che si respira in città deriva anche dal notevole exploit dell’estrema destra, che al primo turno ha superato il 9%.

La grande incognita sarà la quota degli astenuti. Al primo turno quasi un elettore su tre non ha votato (36%, un record), e il rischio concreto è che al ballottaggio la percentuale subisca una flessione che, visti i numeri, definire fisiologica comincia a sembrare azzardato.

ultima modifica: 2017-11-18T12:01:40+00:00 da Lorenzo Bernardi