Anti-americani sconfitti. Il Muos è regolare. Ecco come si è risolto il contenzioso

Anti-americani sconfitti. Il Muos è regolare. Ecco come si è risolto il contenzioso
Termina nel nulla "una grossa montatura", spiegata a Formiche.net dall'avvocato Giuseppe Bana. Dalla Corte d'appello di Catania è arrivata infatti la conferma della sentenza di primo appello: le autorizzazioni per le antenne del Muos, il sistema Usa in Sicilia, sono regolari. Assolti tutti gli imputati, per un processo che ribadisce gli esiti già raggiunti nel procedimento amministrativo

Assolti tutti gli imputati; le autorizzazioni sono regolari; il fatto non sussiste. È passata in sordina, a metà luglio, la sentenza della Corte d’appello di Catania che ha messo (si spera) la parola fine alle varie vicende giudiziarie che hanno coinvolto il Muos di Niscemi, in Sicilia. Negli anni recenti, sentenze e studi hanno puntualmente mostrato l’inesistenza di ragioni sanitarie, ambientali e tecniche per lo smantellamento del sistema di comunicazioni satellitari della Difesa statunitense (e dell’Alleanza Atlantica). Eppure, ciò non ha fermato movimenti ambientalisti e di protesta anti-sistema, sorretti negli anni recenti anche dal “no Muos” del M5S della prima ora.

L’ULTIMA SENTENZA

Da ultima, la Terza sezione penale della Corte d’appello di Catania ha confermato la sentenza con rito abbreviato emessa nell’aprile del 2018 dal Tribunale monocratico di Caltagirone, assolvendo gli imputati nel processo sulle autorizzazioni per la realizzazione del sistema. In particolare, sono stati assolti l’ex dirigente dell’assessorato all’Ambiente Giovanni Arnone, il presidente della “Gemmo Spa” Mauro Gemmo (difeso dagli avvocati Giuseppe Bana e Fabrizio Siracusano), e i titolari di due imprese di subappalti, Concetta Valenti e Carmelo Puglisi. In più, i giudici hanno rigettato la confisca della struttura e condannato il Comune di Niscemi, che era parte civile, al pagamento delle spese. In sintesi, le autorizzazioni per la realizzazione delle antenne sono state regolari. E se mancano le ragioni per lo smantellamento, da anni gli esperti del settore ripetono come abbondino invece i motivi per mantenerlo, dall’operatività di un sistema fondamentale per la lotta al terrorismo, alla ben nota questione della credibilità internazionale, a partire dal rapporto con gli Stati Uniti.

IL PROCESSO

Per capire meglio i caratteri della vicenda, abbiamo sentito proprio l’avvocato Bana, socio fondatore dello Studio legale Bana, comunque in attesa che arrivino (entro 90 giorni dalla lettura del dispositivo) le motivazioni della Corte d’appello di Catania. In particolare, Mauro Gemmo, presidente della “Gemmo Spa”, era accusato di “abuso edilizio perché, secondo l’accusa, la costruzione sarebbe stata attuata in una zona soggetta a vincoli ambientali, malgrado ci siano state una serie di autorizzazioni che avevano ritenuto pienamente conforme alla normativa l’attività che doveva essere realizzata”. La stessa attività su cui, ha rimarcato l’avvocato Bana, “i giudici amministrativi del Consiglio regionale avevano più volte tolto qualsiasi rilevanza anti-giuridica”. Difatti, il Mobile User Objective System (meglio conosciuto con il suo acronimo) è operativo dal 2016, da quando ha superato con successo la lunga battaglia legale promossa da gruppi ambientalisti siciliani e dalle sezioni locali del M5S, per lo più legate al presunto impatto dell’impianto sulla salute dei cittadini. All’epoca, sulla scia dei risultati emersi da numerosi studi, il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Sicilia sbloccò l’attività delle antenne, la cui realizzazione era in realtà terminata due anni prima, nel 2014.

IL M5S AL GOVERNO

Poi, a novembre dello scorso anno, la conferma dello stesso Consiglio, arrivata tuttavia nel pieno dell’esperienza di governo giallo-verde. Toccò allora al ministro della Difesa Elisabetta Trenta frenare l’entusiastico “smantelleremo!” di un consigliere regionale in quota M5S, ricordando l’esclusiva responsabilità del governo sul tema. Dopo la conclusione del procedimento amministrativo (aperto nel 2011), la recente sentenza della Corte d’appello di Catania ha concluso anche il procedimento penale, rivolto ai suddetti accusati di abusivismo edilizio e violazione della legge ambientale. Assolti perché il fatto non sussiste. Una nuvola dissoltasi dopo quelle hanno fatto la stessa fine negli anni passati.

“UNA GROSSA MONTATURA”

“Per noi si tratta ovviamente un riconoscimento della correttezza della società Gemmo e, soprattutto, della correttezza degli organi amministrativi”, ha spiegato Giuseppe Bana, considerando che tra gli imputati c’era anche un ex dirigente dell’assessorato all’Ambiente della Regione Sicilia. In altre parole, ha notato l’avvocato, i giudici hanno confermato “la piena correttezza dell’impresa, che ha compiuto correttamente le attività che le erano state commissionate”. La vicenda sembra dunque chiudersi, dopo quella che è apparsa “una grossa montatura, anche politica”, ha notato il socio fondatore dello Studio Bana. Le accuse, ha rimarcato, “hanno trovato nel corso degli anni trovato una serie di appigli, ma nella sostanza la giustizia amministrativa aveva già spazzato via qualsiasi dubbio e ritenuto del tutto legittima l’attività”.

VICENDA CHIUSA?

Di questo “accanimento – ha ammesso l’avvocato – sono rimasto esterrefatto”, soprattutto considerando la sentenza della Corte d’appello di Catania che ha condannato il comune di Niscemi, che aveva impugnato la sentenza di primo grado, al pagamento delle spese procedurali, “un fatto non usuale”, che potrebbe testimoniare “un’insistenza nel proseguire questa vicenda”. Anche perché la sentenza di primo grado era apparsa piuttosto corposa, di circa 70 pagine. “In tanti anni di vita professionale – ha detto concludendo l’avvocato Bana – non mi era mai capitato di vedere una ricostruzione così minuziosa e ricca di riferimenti normativi e giuridici in materia di diritto amministrativo, non facile da digerire per un giudice penale; insomma, è stata una motivazione esemplare”.

UN’INFRASTRUTTURA PER LA SICUREZZA

A tutto questo si aggiungono le considerazioni strategiche, per un sistema che riguarda “la sicurezza nazionale”, ci spiegava tempo fa il generale Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione Icsa e già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare. Difatti, il Muos di Niscemi rientra in un’infrastruttura complessa, pensata dagli Stati Uniti per avere copertura costante per le comunicazioni destinate ai militari impegnati in missione. Ne beneficiano anche gli alleati della Nato, Italia compresa, potendo contare su un sistema definito “onnipresente”, tale per cui il segnale dei satelliti in orbita non può essere interrotto. Ciò è possibile perché ognuno dei quattro satelliti (più uno di riserva) è in contatto con due delle quattro stazioni a terra (una delle quali, per l’appunto, in Sicilia), garantendo continuità di trasmissione a frequenze molto elevate, le quali assicurano un’alta qualità del segnale.

ultima modifica: 2019-08-27T10:00:24+00:00 da Stefano Pioppi

 

 

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