E se gli aiuti di Russia e Cina fossero il cavallo di Troia? Il punto del gen. Arpino

E se gli aiuti di Russia e Cina fossero il cavallo di Troia? Il punto del gen. Arpino
“A caval donato non si guarda in bocca”? No, forse meglio seguire l’avvertimento del troiano Laocoonte: “Timeo Danaos et dona ferentes”. L'opinione del generale Mario Arpino, già capo di Stato maggiore della Difesa, sugli aiuti da Cina, Russia e Cuba: “Come faremo a ricambiare?”

In tema di regali, ci sono due grandi correnti di pensiero. Una, di tipo utilitaristico, ha come punto di riferimento un antico proverbio popolare italiano. L’altra, più elaborata, risale niente di meno che al sommo poeta Virgilio.

La prima. Ricordo che ai primi di maggio del 1945, quando i pochi militari tedeschi che presidiavano il villaggio minerario di confine dove abitavamo ebbero l’ordine di ritiro, abbandonarono nella dispensa della mensa operai un buon numero di pagnotte di pane nero e una discreta quantità di scatole di crauti. Mio padre, impiegato della società e incaricato, tra l’altro, del benessere degli operai, così commentava in famiglia l’insperato regalo: “A caval donato non si guarda in bocca”.

La seconda. Timeo Danaos et dona ferentes, ovvero “temo i Greci anche quando recano doni”. Cosi Virgilio fa dire a Laocoonte, che, disperato perché nessuno gli dava retta, tentava di dissuadere i troiani a introdurre in città il cavallo di legno che gli assedianti, fingendo di ritirarsi, avevano lasciato graziosamente fuori porta. E, nella fattispecie, ora tutti sappiamo quanto sarebbe stato bene ascoltarlo.

Dopo questa dotta introduzione, apprezzati in termini immediati i “regali” che in questi tragici giorni ci stanno arrivando copiosi da Cina, Russia, Stati Uniti e perfino da Cuba, con una certa dose di preoccupazione il pensiero va a quel “dopo” che Laocoonte tanto temeva. Come faremo a ricambiare? Lo faremo spontaneamente o, magari in altro momento critico, ci verrà chiesto qualcosa? Oppure (anche questa è un’ipotesi), abbiamo già dato e ancora i cittadini non se ne rendono ben conto? Troia è stata occupata e messa a ferro e fuoco, e noi certo questo non ce lo aspettiamo, visto che per il momento prevale il soft power. Ma fino a quando? Tanta solerzia, apprezzata attraverso i media con tanta enfasi dalle autorità nazionali e sottolineata dai Paesi donatori potrebbe anche costarci molto cara. Per ora, ci stanno aiutando a salvare vite umane, e questo è senza prezzo. Ma poi?

Se andiamo un po’ ad analizzare, stiamo vivendo un momento in cui la solidità dell’Occidente sta cominciando a vacillare; l’Atlantico sembra allargarsi ogni giorno di più; l’Unione, che ha deliberatamente rinunciato all’hard power, si trova di conseguenza a far fronte all’annunciato cataclisma geopolitico con un assetto frammentato, adagiato su principi conclamati, ma che nessun altro osserva; i Paesi in sviluppo stanno acquisendo tecnologie e metodologie di cui solo l’Occidente un tempo era proprietario; lo Spazio, da res nullius, sta diventando res communis omnium, dove prevarranno i Paesi più attrezzati e i più intraprendenti. Un enorme campo di battaglia, speriamo solo virtuale, da cui l’assetto geopolitico globale uscirà sconvolto, essendo quello attuale ancora plasmato ad immagine del passato.

Osservando gli eventi in questa luce, è evidente come si stia sviluppando una lotta senza quartiere da parte di coloro che si sentono titolari del futuro, con Cina, Russia e Stati Uniti quali elementi di aggregazione delle aspirazioni, ma in lotta tra loro per raggiungere un nuovo equilibrio bipolare. Quindi, uno dei tre nel medio-lungo termine sarà costretto a uscire dal gioco. Come è già accaduto all’Europa, che ancora finge di non essersene accorta.

Ed ecco che ogni crepa, come quelle che si stanno creando in Occidente, diventa un ghiotto spazio vuoto da riempire, facendo leva con ogni mezzo per allargarla fino alla frattura definitiva. Russia e Cina sono all’opera per questo, con Donald Trump che, nella sua visione unilaterale, forse ha compreso questo gioco molto prima degli europei e va disordinatamente all’attacco. Ogni elemento di debolezza, sia esso derivato da una sorta di opportunismo ideologico che produce ambiguità di schieramento, o da un logoramento del sistema, oppure, come nel caso attuale, da un fenomeno pandemico che enfatizza entrambi, viene cinicamente sfruttato.

Così, almeno nel caso Italia, la Cina mette sul piatto della bilancia, oltre che il proprio peso specifico, i punti acquisiti attraverso le aperture della nostra politica estera ed economica, facendoci dei regali che in realtà tali non sono. La Russia, dopo aver mobilitato i suoi proxi sudamericani, arrivando platealmente a Pratica di Mare in forze con suoi giganteschi Antonov stracarichi ha sicuramente colpito l’immaginario collettivo nazionale. “Resteremo quanto serve”, hanno dichiarato ai media, in risposta all’entusiasta saluto delle nostre Autorità. Ci sono anche i cubani. Solo i venezuelani di Maduro mancano ancora all’appello. Ah, è vero, poi ci sono anche gli americani… Ma nessuno ne ha parlato e pochi li hanno ringraziati. Così, anch’io mi stavo quasi dimenticando di citarli.

ultima modifica: 2020-03-24T14:00:33+00:00 da Mario Arpino

 

 

 

 

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