Non dobbiamo nasconderci dietro un dito: il convitato di pietra rimane la questione dell’euro, mai menzionata nel comunicato di Paolo Savona. L'analisi di Gustavo Piga

Ho letto il comunicato di Paolo Savona. Mi si chiede di commentarlo e lo faccio volentieri, chiamandolo sin da ora il “comunicato numero 2”; alla fine chiarirò quale sia il comunicato n. 1, che attendo ancora.

Ben venga la conferma, nel comunicato n. 2, della lotta della nuova coalizione e di Paolo Savona al Fiscal Compact, ben venga anche la conferma della decisione di rilanciare gli investimenti pubblici, anche se dovrà dire dove troverà le risorse per finanziarli, quando gran parte del suo talento da ministro dell’Economia dovrà arrovellarsi su come finanziare in primis flat tax e reddito di cittadinanza.

Ma non dobbiamo nasconderci dietro un dito: il convitato di pietra rimane la questione dell’euro, mai menzionata nel comunicato n. 2 di Paolo Savona: un’occasione persa e forse qualcosa di più, visto che rafforza il convincimento che un qualche problema con l’appoggio all’euro in questo governo ci sia.

Mi preme precisare quanto è importante la questione e di come non si stia discutendo di dettagli.

Primo: abbiamo un governo che ha da poco cancellato nell’ultima versione del suo programma la questione dell’uscita dall’euro, lasciando qualche sospetto sulla reale intenzione della coalizione sul tema.

Secondo: abbiamo un candidato al ministero dell’Economia e delle Finanze che, per quanto competente, ha detto e scritto quello che ha detto e scritto su Germania e su piano B di uscita dell’euro, lasciando qualche ulteriore sospetto sulla reale intenzione della coalizione sul tema.

Terzo: la proposta di spese di cui sopra della nuova coalizione prevede almeno un 5% di Pil in più di esborsi pubblici. Una dimensione tale che è difficile poter pensare di finanziare con maggiori tasse, minori spese pubbliche, con deficit decisamente superiori al 3% di Pil o addirittura con più stampa di euro (in mano, questa, alla Bce, e quindi non accessibile). Il che porta qualunque analista di buon senso a domandarsi se tali esborsi non finiranno per essere finanziati con stampa di carta moneta nazionale (le lire per intendersi), uscendo dall’euro.

È ovvio, dato quanto sopra, che a questo punto si richieda al ministro in pectore di andare al di là del silenzio del programma di Lega e Movimento e 5 stelle sull’uscita dall’euro ed affermare inequivocabilmente, con un comunicato n. 1, che non potrà mai esistere un piano B all’interno di un confermato e auspicato progetto di valuta comune assieme alla Germania.

Solo dopo questo comunicato n.1 varrà la pena ascoltare il convincente comunicato n. 2 di Paolo Savona appena letto, comprese le sfide che ci attendono al tavolo negoziale per rovesciare il Fiscal Compact, confrontandosi anche duramente con gli altri partner, ma pur sempre e senza dubbio alcuno dentro l’euro. Fino ad allora, bisogna riconoscere al Presidente Mattarella che sta lottando per un giusto ed indispensabile chiarimento.

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