Recentemente le acque del Mediterraneo orientale sono diventate anche teatro di uno scontro tra Israele e Iran, che ravviva quanto già accaduto (secondo il WSJ), e aggiunge complessità in un quadrante già estremamente delicato dove la sicurezza marittima è fattore geopolitico

La porta-container iraniana “Shahre Kord” mercoledì 10 marzo stava transitando tra le acque (sensibili) del Mediterraneo orientale scendendo da Latakia (feudo assadista in Siria, dove l’Iran cerca di capitalizzare il decennale e sanguinoso intervento per salvare il regime) e diretta “in Europa”, quando a un tratto il suo capitano ha segnalato un improvviso – e incomprensibile – incendio a bordo. Ha provato a dare la posizione esatta, ma non ci è riuscito subito, perché s’è accorto di essere isolato: il Gps continuava a non funzionare da mezz’ora. Poi dopo 15 minuti ha ripreso ad andare, e si è accorto d’essere esattamente a 33.915° N, 33.536° E. Detto a spanne, tra Cipro, Libano e nord di Israele. Secondo gli iraniani non ci sono dubbi, quanto successo alla Shahre Kord è stato un sabotaggio opera israeliana – un attacco di incursori, un’azione cyber, forse qualcosa di ibrido. Il capitano, che ha il phsyque du role per aggiungere un tocco narrativo, parla di “qualcosa di esplosivo”, ma non sa cosa.

Gli investigatori iraniani lo sostegno praticamente da subito, sebbene sia complicato trovare le prove. È la forza di queste operazioni, del tutto simili a quelle che nell’estate 2019 colpivano le petroliere lungo lo Stretto di Hormuz, è propria la plausibile deniability: in quel caso erano gli iraniani a approfittarne, autori di azioni di disturbo coordinate con l’anniversario dell’uscita statunitense dal Jcpoa (l’accordo sul nucleare). Ora nel gioco di potenza che coinvolge la sicurezza marittima (che diventa geopolitica) potrebbero muoversi gli israeliani. Non mancano i potenziali precedenti: secondo un rapporto pubblicato dal Wall Street Journal, Israele avrebbe già colpito, a partire dal 2019, almeno 12 navi dirette verso la Siria, molte delle quali trasportavano petrolio iraniano. Come raccontato su Formiche.net, la questione segue l’esplosione a bordo della israeliana “MV Helios Ray” mentre transitava nelle acque del Golfo dell’Oman e dopo che il governo israeliano ha definito la marea nera (di greggio) che ha colpito le coste del paese come “terrorismo ambientale” causato dall’Iran.

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