Il ministro degli Esteri israeliano Lapid è a Bruxelles. Pranzo con gli omologhi europei. La sua missione: allineare il Paese alle democrazie liberali del Vecchio continente dopo gli ammiccamenti dell’ex premier Netanyahu con gli “illiberali”, a partire da Orbàn. La sponda Usa e quella del nuovo presidente Herzog spiegate da Shalom Lipner, già consigliere di sette premier israeliani e oggi all’Atlantic Council

Oltre dieci anni dopo, il ministro degli Esteri israeliano è protagonista del Consiglio affari esteri. Allora era Tzipi Livni, oggi è Yair Lapid, a partecipare a un pranzo di lavoro con gli omologhi dei 27 Stati membri dell’Unione europea riuniti a Bruxelles dopo aver incontrato Josep Borrell, Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza. Prima, alcune bilaterali, dopo quello domenicale con il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry: con Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, e con gli omologhi tedesco Heiko Maas, francese Jean-Yves Le Drian, olandese Sigrid Kaag e ceco Jakub Kulhanek. Il Consiglio affari esteri sarà anche l’occasione per Lapid di rivedere il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio, già incontrato a Roma a fine giugno in occasione della sua prima visita all’estero.

Il suo obiettivo con il Vecchio continente, il capo della diplomazia israeliana – che secondo gli accordi di coalizione dovrebbe prendere il posto di Naftali Bennett alla guida del cosiddetto governo del cambiamento nell’agosto 2023 –, l’ha dichiarato durante il suo primo giorno al ministero degli Esteri di Gerusalemme: rafforzare i legami con l’Unione europea, il primo partner commerciale di Israele.

In cima alla sua agenda c’è, dunque, il riavvio del Consiglio di associazione Ue-Israele, che non si riunisce dal 2012. Poi c’è la volontà di partecipare al programma culturale Europa Creativa (che vale 1,46 miliardi di euro) e a quello scientifico Orizzonte Europa (a cui Israele ha partecipato a lungo), ma anche di essere coinvolto nell’Europol per collaborare sulla sicurezza.

Ma, come ha osservato il Jerusalem Post, nella mente di Lapid c’è anche qualcosa di “non meno importante per lui: vuole rimarcare che Israele è una democrazia liberale e metterla in linea con le altre democrazie in Europa”. Si tratta, ha notato il quotidiano israeliano, “di un cambiamento per la politica estera” dello Stato ebraico, dopo il feeling tra l’ex primo ministro Benjamin Netanyahu e i leader delle cosiddette “democrazie illiberali” dell’Est Europa, a partire dall’ungherese Viktor Orbàn.

Shalom Lipner, un quarto di secolo passato all’ufficio del primo ministro israeliano (con sette capi di governo diversi) e oggi nonresident senior fellow del think tank statunitense Atlantic Council, spiega a Formiche.net che “il nuovo governo di Gerusalemme – e il ministro Lapid, in particolare – si sta impegnando a riavviare le relazioni di Israele con l’Unione europea, tendendo una mano agli Stati membri che avevano rapporti complicati con Israele sotto la leadership di Netanyahu”. E la visita a Bruxelles, compresi i bilaterali a margine, “fanno parte di uno sforzo coordinato per rafforzare la cooperazione di Israele con l’Europa e per favorire una clima che permetta la creazione di partnership sostenibili e reciprocamente vantaggiose, in grado di resistere alle tensioni di qualsiasi potenziale disaccordo”, continua.

Lapid deve fare i conti con le posizioni più dure di Paesi come Irlanda, Belgio e Lussemburgo. Ma può contare sul sostegno della Germania, sugli ottimi rapporti che ha con la Francia. E pure sulla sponda esterna degli Stati Uniti, come raccontato nelle scorse settimane su Formiche.net in occasione dell’incontro a Roma tra Lapid e il segretario di Stato americano Antony Blinken. “Il governo Bennett-Lapid ha chiarito che punta a ripristinare il sostegno bipartisan degli Stati Uniti all’alleanza con Israele”, dice Lipner. “I gesti e le dichiarazioni dell’amministrazione Biden hanno indicato – almeno finora – che essa accoglie queste aperture israeliane e spera di sostituire quello che era stato un rapporto un po’ conflittuale (quando Netanyahu era in carica) con un maggiore coordinamento e dialogo nei confronti dei nuovi vertice di Israele”. Non poca cosa in questa fase segnata da un rilancio delle relazioni transatlantiche.

Nel rapporto con l’Europa, poi, Lapid potrebbe trovare un’ottima sponda nel nuovo presidente israeliano, l’ex leader laburista Isaac Herzog. Deciso a giocare un ruolo importante nella politica estera israeliana come dimostra la sua presenza all’apertura dell’ambasciata degli Emirati Arabi Uniti a Tel Aviv, Herzog può vantare ottimi rapporti con il Vecchio continente attraverso la filiera laburista che fa (faceva) riferimenti al Partito laburista britannico.

Il suo ruolo, “anche se per lo più cerimoniale, gli permette di agire come un moltiplicatore di forza per la diplomazia di Israele”, commenta Lipner. “La sua personalità, il suo rapporto con i leader mondiali – con molti dei quali ha già relazioni di lunga data – e la sua stretta familiarità con le questioni di politica estera sono tra i fattori che incentiveranno il governo a cercare i consigli di Herzog e a impiegarlo su questioni delicate”, aggiunge.

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