Se n’è discusso all’evento Formiche in collaborazione con Coca-Cola “Il valore dell’italianità. Filiera, lavoro e sostenibilità”. Uno studio SDA Bocconi misura il valore del comparto e molte perplessità suscitano le misure che “potrebbero far fuggire le imprese”

Quando il globale è (anche e soprattutto) locale. È quanto emerge dall’evento “Il valore dell’italianità. Filiera, lavoro e sostenibilità”, realizzato da Formiche.net in collaborazione con Coca-Cola, dove è stato discusso lo studio di SDA Bocconi School of Management sull’impatto economico ed occupazionale delle aziende che rappresentano Coca-Cola in Italia, che disvela gli intrecci fra economie e filiere. Un giro di affari pari a 870 milioni di euro (0,05% del PIL nazionale) per oltre 2.300 posti di lavoro diretti, 22.000 indiretti e circa 50.000 persone coinvolte nelle 7 Regioni in cui è stato condotto lo studio.

Ha dichiarato all’inizio dell’evento Fabrizio Perretti, professore di Strategy and Entrepreneurship della Bocconi e co-autore del report: “I dati sull’impatto economico e sociale di Coca-Cola in Italia sono un esempio del valore aggiunto che il radicamento di una realtà multinazionale può apportare, specie se si costruisce nel tempo, come in questo caso, un rapporto virtuoso con i territori”. Non solo: “La ricerca inquadra inoltre le profonde ripercussioni che la pandemia ha avuto sull’intera filiera di Coca-Cola ed è lecito aspettarsi un rallentamento delle prospettive di ripresa del comparto qualora l’incertezza economica si sommasse a nuove restrizioni o al rischio di misure fiscali penalizzanti”.

“Il sistema Italia non deve far scappare le aziende”, ha dunque proseguito Gian Marco Centinaio, sottosegretario al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf), a commento del report. “Io penso che la tassazione sullo zucchero e sulla plastica in questo momento sia antieconomica e antistorica e metta in difficoltà attori internazionali e aziende italiane. Dobbiamo permettere alle aziende di continuare a investire e farci percepire come un Paese che vuole aiutare la crescita della nostra economia”.

“Importanti gli accordi con le aziende – ha proseguito – siano esse multinazionali o italiane, che lavorano per valorizzare sempre di più le nostre eccellenze e arrivare in mercati dove spesso le realtà medio-piccole non possono arrivare. Penso all’esempio di Coca-Cola con Fanta, che ci permette di far conoscere ai consumatori l’eccellenza degli agrumi di Sicilia”.

Dello stesso avviso gli altri deputati intervenuti. Benedetta Fiorini, Segretario della X Commissione Attività produttive, ha esordito evidenziando che “i nostri prodotti sono i più importanti ambasciatori di quello che siamo”; “è fondamentale dare incentivi e non introdurre nuove tasse, come quella sullo zucchero e la plastica”.

Filippo Gallinella, Presidente della XIII Commissione Agricoltura, ha sottolineato l’importanza di far lavorare le imprese senza la spada di Damocle di altre tasse. Susanna Cenni, Vicepresidente della XIII Commissione Agricoltura, si è poi soffermata sulla sostenibilità della nostra filiera: “Abbiamo il record della produzione biologica e di qualità, siamo in Europa il Paese che ha in agricoltura il più basso dato di emissioni”.

Posizione ribadita da Paola Deiana, membro della VIII Commissione Ambiente, che ha evidenziato come “gli investimenti nel Pnrr verso l’economia circolare” siano “fondamentali […], nell’ambito del riciclo dei materiali”. Anche lei ha sostenuto l’anti-storicità della plastic tax.

Ylenja Lucaselli, membro della V Commissione Bilancio, ha rimarcato come “la presenza di aziende multinazionali consente anche ai più piccoli di entrare in nuovi mercati”; anche Raffaele Nevi, della XIII Commissione Agricoltura, ha stigmatizzato come una tassazione non adeguatamente meditata possa essere negativa per le comunità e le imprese: “Abbiamo fatto tante battaglie contro sugar e plastic tax che reputo follie. Perché il consumatore va da solo in direzione della salute. Il segreto è l’educazione. Sennò, replichiamo l’errore che si fa in Europa con il nutriscore e le aziende vanno via”.

Nel simposio non sono mancati il keynote speech di Cristiana Falcone, CEO della JMCMRJ Foundation che ha spinto sull’innovazione e l’apertura dell’economia italiana; le testimonianze di Luca Busi di Sibeg, da oltre 60 anni imbottigliatori in Sicilia; del Presidente del Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia Federica Argentati, che ha raccontato il rapporto costruito negli anni con Coca-Cola. Le conclusioni affidate a Cristina Camilli, Public Affairs and Communication Director di Coca-Cola Italia: “Non ci sentiamo una multinazionale, ma un’azienda italiana, che avverte il senso di responsabilità verso comunità e territori”. Dal globale al locale, per una economia che crei occupazione e favorisca la diffusione del Made in Italy nel mondo.

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