C’è chi ha sostenuto che quella fatta su Superbonus e bonus edilizi sia “la più grande truffa messa in atto ai danni dello Stato”. Comunque sia non è consentito accettare le scorribande ai danni dello Stato. Le truffe sono un problema non minore dell’evasione fiscale. Ci sono i mezzi per difendersi dalle une e dall’altra

Molti buoi sono scappati e un buon numero non tornerà mai più nella stalla. Metafora da cow-boy per rappresentare un dato sconfortante emerso in questi ultimi giorni: il circo dei bonus (dal 110% fino ai ristori Covid) ha innescato una serie di truffe miliardarie che per buona metà sono ormai irrecuperabili. Almeno due miliardi, dei quattro individuati come probabile frutto di frodi, sono stati incassati. Quindi finiti in fumo.

Per bloccare questa deriva truffaldina dell’utilizzo dei bonus definiti negli ultimi due anni di pandemia il governo ha disposto che dal 7 febbraio, i crediti maturati col Superbonus e con gli altri bonus edilizi siano cedibili una sola volta, sia nella modalità di cessione da parte del committente sia da parte dell’impresa nel caso in cui il committente opti per lo sconto in fattura.

Una stretta ampiamente giustificata dall’entità delle truffe sin qui documentate, benché osteggiata dalle imprese (e fin qui si capisce) e dal M5S (e qui si capisce un po’ meno). Comunque, una scelta di rigore tardivo. E soprattutto effetto degli interventi a tappeto promossi dalle Procure italiane per verificare la legittimità delle procedure attuate.

“Lo Stato italiano è incredibile, praticamente vuole essere fregato”: l’intercettazione telefonica di uno dei tanti protagonisti delle truffe emerse spiega più della brutalità con cui si esprime. Quando il ladro vince così a mani basse sulle guardie vuol dire che qualcosa “a monte” non ha funzionato. Se è stato così facile “fregare” lo Stato vuol dire che c’è un problema di inefficienza nelle procedure amministrative, che consentono l’erogazione di prestazioni non dovute in tempi troppo ristretti e senza adeguate verifiche preventive.

Quindi si scopre che il ruolo assunto dalla polizia giudiziaria e dalla Magistratura con le indagini per smascherare i “furbetti del bonus” è benedetto, ma conferma una definizione claudicante delle norme che dovrebbero gestire la vita sociale, con tutto il suo armamentario di prestazioni e facilitazioni.

Uno dei compiti della burocrazia è quello di definire procedure rigorose che consentano l’applicazione della legge, soprattutto quando ci sono di mezzo erogazioni dirette o indirette di denaro. La digitalizzazione aiuta molto nel costruire percorsi riconoscibili e gestibili, che possano ridurre al minimo l’illecito. Almeno chi vuole scassinare una cassaforte dovrebbe attrezzarsi e ingegnarsi e non trovarla aperta o con la combinazione esposta sullo sportello.

Delle due l’una: quando le truffe sono così clamorose o la burocrazia non ha fatto il suo dovere nella predisposizione delle procedure di controllo preventivo, oppure la norma è inadeguata e mal scritta, non presidiando le possibili falle. Eppure, ogni volta che si approva una legge tutto è sempre vagliato dagli uffici parlamentari, dalle commissioni, dal Dagl (Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi) e bollinato dalla Ragioneria dello Stato. In entrambi i casi (sciatteria colpevole nell’applicazione o nella scrittura delle norme) qualcuno dovrebbe rispondere del danno. È incredibile come le “miliardate” di truffe allo Stato siano digerite senza che nessuna responsabilità venga definita “nello” Stato. Se nel privato accadesse lo stesso non mancherebbero le azioni di responsabilità sugli amministratori o sulla dirigenza.

C’è chi ha sostenuto che quella fatta su Superbonus e bonus edilizi sia “la più grande truffa messa in atto ai danni dello Stato”. Sabino Cassese è recentemente tornato sul tema della pessima scrittura delle leggi. Incompetenza e improvvisazione dei parlamentari? Ignavia dei tecnici e degli uffici amministrativi e legislativi? Cassese arrivava a dire: “C’è chi dice che è il potere che si difende, così come una volta la Chiesa, quando usava il latino: un diritto incomprensibile, ma comunque vigente, mantiene nelle mani di chi lo produce il potere di interpretare le norme. Chi l’attribuisce semplicemente ad una diversa percezione dei diritti e delle aspettative dei cittadini o a una forma di crudeltà, così frequente in chi detiene conoscenze esoteriche”.

Comunque sia non è consentito accettare le scorribande ai danni dello Stato. Le truffe sono un problema non minore dell’evasione fiscale. Ci sono i mezzi per difendersi dalle une e dall’altra. Ci vuole solo la volontà di farlo.

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