Il Giappone guarda con interesse a un rafforzamento della collaborazione con l’Alleanza Atlantica e con i partner europei in generale, preoccupato soprattutto che la Cina possa imparare la “lezione sbagliata” dall’invasione russa dell’Ucraina. Nel frattempo, la cooperazione tra Pacifico e Atlantico passa anche per l’industria, con Tokyo che aderisce al programma sul caccia di sesta generazione Tempest, insieme a Italia, Uk e Svezia

Le sponde del Pacifico e dell’Atlantico sono sempre più vicine. A margine del summit Nato di Madrid al quale hanno partecipato per la prima volta anche i Paesi vicini all’Alleanza dell’Indo-Pacifico, il primo ministro nipponico Fumio Kishida ha ribadito come Tokyo sia decisa a rafforzare significativamente il proprio partenariato con la Nato alla luce del conflitto militare in Ucraina, e ritiene la sicurezza in Europa inseparabile da quella della regione asiatica. Al vertice nella capitale spagnola, oltre al Giappone, erano presenti anche la Corea del Sud, l’Australia e la Nuova Zelanda, definiti dalla Nato i principali alleati asiatici dell’Alleanza.

La Nato guarda a est

Al vertice, i capi di Stato e di governo della Nato hanno approvato il nuovo Concetto strategico, che definisce le priorità, i compiti e gli approcci dell’Alleanza per il prossimo decennio. Il Concetto descrive l’ambiente di sicurezza che l’Alleanza deve affrontare, registrando per la prima volta la sfida posta dalla Cina alla “sicurezza, gli interessi e i valori degli Alleati”, le cui “ambizioni dichiarate e le politiche coercitive sfidano i nostri interessi, la nostra sicurezza e i nostri valori”. Ciò che preoccupa veramente l’Alleanza Atlantica, infatti, è che Mosca e Pechino stiano “sviluppando una partnership strategica” e siano “in prima linea in una spinta autoritaria contro l’ordine internazionale basato sulle regole”, una sfida che deve essere necessariamente raccolta e affrontata anche dalla Nato.

La collaborazione tra Tokyo e Nato

Sulla questione Kishida, il primo capo del governo giapponese a prendere parte ad un vertice dell’Alleanza atlantica, ha ribadito la volontà di sottolineare che “qualsiasi tentativo unilaterale di mutare lo status quo tramite la forza è inammissibile in qualunque parte del mondo”. Già in occasione del G7 il premier nipponico aveva sollecitato gli altri leader a stare in guardia sul fatto che altri Paesi potessero apprendere “lezioni sbagliate” dall’invasione russa dell’Ucraina, un chiaro riferimento alle mire di Pechino su Taiwan. “Abbiamo assistito a tentativi sempre più frequenti di cambiare lo status quo con la forza nell’Indo-Pacifico”, ha detto Kishida, chiedendo ai partner di tutelare l’ordine internazionale basato sulle regole.

Il Giappone a bordo del Tempest

L’avvicinamento tra il Paese del Sol levante e lo spazio euro-atlantico avviene anche sul fronte industriale, con il Giappone che sale a bordo del programma Tempest, il caccia di sesta generazione a cui l’Italia aderisce insieme al Regno Unito e alla Svezia. Il Tempest, nello specifico, sarà un sistema di sistemi, integrato con una rete di velivoli a pilotaggio remoto e inserito all’interno della dimensione multi-dominio, in grado di comunicare efficacemente e in tempo reale con i dispositivi militari di terra, mare, aria e spazio.

Un programma internazionale

L’adesione del Paese del Sol levante al progetto rappresenta una vera e propria internazionalizzazione del programma, che non sarebbe più solo europeo. Un cambio di paradigma che lascia trasparire come, per il futuro, sarà necessaria una partecipazione più ampia delle industrie della Difesa internazionali se si vuole mantenere quel vantaggio tecnologico nei confronti dei possibili avversari. Un mutamento che ricomprende anche il modo in cui vengono attuati questi progetti all’avanguardia, dove al di là della partecipazione dei governi dei singoli Stati, si guarda con più attenzione alle capacità che ciascuna azienda può fornire in termini di soluzioni e tecnologie.

Convergenze possibili

Inoltre, la crescita del consorzio legato al Tempest arriva in un momento nel quale invece il programma parallelo e concorrente del Fcas franco-tedesco è in una fase di decelerazione. La presenza dei due progetti paralleli è da più parti ritenuta inefficiente e, soprattutto, troppo costosa per le limitate risorse dei Paesi europei, ancorché messe in comune. L’idea di far convergere i due programmi in uno unico rimane la soluzione più spesso invocata. Ora, col l’allargamento a est del Tempest, aumentano le possibilità che le attenzioni di altri Paesi, compresi quelli coinvolti sul Fcas, possano rivolgersi al consorzio di Londra, Roma, Stoccolma e, ora, Tokyo.

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