Il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, ha annunciato l’invio della richiesta ufficiale di Atene per l’acquisto di uno squadrone di F-35, da mettere in servizio entro la fine del decennio. Aumenta così il numero di nazioni europee dotate del caccia di quinta generazione della Lockheed Martin

È ufficiale, la Grecia salirà a bordo del programma F-35. Il primo ministro del Paese, Kyriakos Mitsotakis, ha inviato una richiesta ufficiale agli Stati Uniti per l’acquisto di venti caccia F-35 della Lockheed Martin, aggiungendo che Atene sta valutando l’acquisto ulteriore di un secondo gruppo di jet in futuro. “La nostra intenzione è quella di acquistare uno squadrone di F-35 con la possibilità di un secondo”, ha dichiarato Mitsotakis a margine del vertice Nato di Madrid, aggiungendo che “l’invio della lettera di richiesta fa parte di questo processo”.

Gli F-35 greci

La domanda inviata da Atene a Washington è, infatti, il primo passo di un processo in più fasi. Secondo Mitsotakis le consegne dei jet inizieranno nel 2027-2028: “È un processo lungo e lo dico perché significa che abbiamo lo spazio fiscale che ci permette di fare tale acquisto”. Il premier ellenico ha parlato per la prima volta dell’acquisto di jet F-35 durante una visita negli Stati Uniti a maggio. Nell’occasione il primo ministro greco registrò la propria soddisfazione per il fatto che Lockheed Martin avesse “ufficialmente espresso il suo interesse a investire nell’aerospazio ellenico”.

Le spese militari di Atene

La Grecia è uno dei membri della Nato che spende più del 2% del suo Pil per la difesa e negli ultimi anni ha rafforzato i suoi acquisti militari. L’anno scorso, Atene ha ordinato dalla Francia 24 jet Dassault Rafale, per due miliardi e mezzo di euro, e tre fregate per la sua Marina militare, con un’opzione per una quarta fregata, per circa tre miliardi di euro. Il ministero della Difesa greco ha inoltre dichiarato la propria volontà di procedere all’aggiornamento dei suoi 38 caccia F-16.

Il rafforzamento dell’aviazione ellenica

L’adesione di Atene segna un ulteriore successo per il programma Joint strike fighter. L’acquisizione degli F-35 per l’aviazione militare greca, mira a rafforzare ulteriormente le capacità di difesa elleniche, garantendo al tempo stesso l’interoperabilità con le altre forze armate europee oltre che statunitensi. L’obiettivo finale è la creazione delle condizioni per la trasformazione della Polemikí aeroporía in una forza aerea in grado di supportare una vasta gamma di operazioni in tutto il Mediterraneo orientale, un’area estremamente delicata anche a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina

Tensioni con la Sublime porta

Tra le ragioni del rafforzamento militare della Grecia ci sono, ovviamente, le tensioni in Ucraina e la necessità per gli alleati di rafforzare le proprie strutture di difesa. Dall’altro lato, però, ci sono le tensioni che stanno riemergendo con il vicino alleato della Nato e storico rivale: la Turchia. Atene e Istanbul sono in contrasto da decenni per una serie di questioni che vanno dal sorvolo del Mar Egeo, all’estensione delle piattaforme continentali e dei confini marittimi, alle risorse energetiche e alla divisione etnica di Cipro.

L’attenzione dell’Italia

Con l’adesione negli ultimi anni di Germania, Finlandia e Svizzera al programma, e adesso anche la Grecia, l’F-35 si sta attestando come il miglior caccia a livello di vendite, in particolare in Europa. La questione è di estremo interesse anche per l’Italia, dal momento che nel nostro Paese è ospitato, a Cameri, uno dei due soli stabilimenti d’assemblaggio dell’F-35, le Final Assembly and Check-Out (Faco), fuori dagli Stati Uniti (l’altra è in Giappone), e l’unico in Europa, il centro di assemblaggio e verifica finale del programma del caccia della Lockheed Martin. Qui già vengono assemblati i velivoli destinati all’Olanda, e a marzo anche la Svizzera ha deciso di far assemblare i suoi F-35A presso lo stabilimento piemontese. L’adesione di Atene al progetto potrebbe rappresentare per le industrie del nostro Paese coinvolte un ulteriore momento di partecipazione, che con l’aggiunta di Germania e Finlandia al programma Jsf già si trovano in una posizione privilegiata per inserirsi nella linea di produzione dei caccia destinati alle nazioni del Vecchio continente.

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