Cresce la partecipazione del Giappone al programma per lo sviluppo del caccia di sesta generazione Tempest, a cui partecipano Regno Unito, Svezia e Italia, con la proposta di fondere la parte britannica con il corrispettivo nipponico F-X. Per i due Stati isolani si tratterebbe di ridurre i costi, per le parti coinvolte un’opportunità per accedere ai rispettivi mercati

Il Giappone e il Regno Unito sarebbero vicini a un accordo per fondere insieme i rispettivi programmi per i caccia di nuova generazione Tempest e F-X. Il progetto, che nelle intenzioni dei due Paesi dovrebbe concretizzarsi entro la fine dell’anno, sarebbe orientato alla riduzione dei costi di sviluppo, oltre ad allargare il potenziale mercato del sistema all’Asia. La spinta a combinare i due programmi sarebbe guidata da Mitsubishi Heavy Industries, responsabile dell’F-X, e la britannica BAE Systems.

Il ruolo di Italia e Svezia

Mentre i colloqui a Tokyo e Londra proseguono, non è ancora chiaro quale ruolo avranno gli altri partner del Tempest, Svezia e Italia, nel nuovo progetto con il Giappone. Secondo quanto rilevato dal comandante della Royal air force britannica, il maresciallo dell’aria Mike Wigston, la Gran Bretagna starebbe “esplorando opportunità di collaborazione e condividendo le nostre competenze tecnologiche con una serie di partner internazionali, tra cui il Giappone e l’Italia”.

Le preoccupazioni di Tokyo

L’annuncio dell’adesione del Paese del Sol levante al Tempest era arrivato già a margine del vertice Nato di Madrid, dove il primo ministro nipponico Fumio Kishida aveva ribadito come Tokyo fosse decisa a rafforzare significativamente i propri legami con i partner occidentali. A spingere il Giappone a questo avvicinamento verso l’Europa ha contribuito sicuramente anche la guerra in Ucraina, che ha preoccupato Tokyo sul fatto che potesse veicolare “lezioni sbagliate”, un chiaro riferimento alle mire di Pechino su Taiwan. Le preoccupazioni legate agli scenari sempre più instabili dell’Indo-Pacifico, hanno spinto il governo nipponico anche a espandere la propria cooperazione nel settore della difesa al di là dei legami bilaterali con gli Stati Uniti.

Un programma internazionale

Finora, Giappone e Regno Unito hanno investito rispettivamente 700 milioni e 2,4 miliardi di dollari nei rispettivi programmi. Il Tempest, inoltre, coinvolge anche Rolls-Royce, il consorzio europeo MBDA e Leonardo, un’opportunità per Tokyo (e per Roma) di stringere ulteriormente le rispettive cooperazioni. L’adesione del Paese del Sol levante al progetto rappresenta una vera e propria internazionalizzazione del programma. Un cambio di paradigma che lascia trasparire come, per il futuro, sarà necessaria una partecipazione più ampia delle industrie della Difesa internazionali se si vuole mantenere quel vantaggio tecnologico nei confronti dei possibili avversari.

Apertura all’Europa

La partnership è anche un’opportunità per le aziende europee del Tempest per accedere a un mercato, quello giapponese, in piena crescita. Il passaggio, infatti, avviene in concomitanza con l’aumento delle spese per la difesa del Giappone, con un budget che dovrebbe raddoppiare nel prossimo decennio grazie al fatto che il primo ministro Kishida si attiene al programma di sicurezza nazionale promosso dallo scomparso ex-primo ministro Shinzo Abe.

Convergenze possibili

Inoltre, la crescita del consorzio legato al Tempest arriva in un momento nel quale invece il programma parallelo e concorrente del Fcas franco-tedesco è in una fase di decelerazione. La presenza dei due progetti paralleli è da più parti ritenuta inefficiente e, soprattutto, troppo costosa per le limitate risorse dei Paesi europei, ancorché messe in comune. L’idea di far convergere i due programmi in uno unico rimane la soluzione più spesso invocata. Ora, col l’allargamento a est del Tempest, aumentano le possibilità che le attenzioni di altri Paesi, compresi quelli coinvolti sul Fcas, possano rivolgersi al consorzio di Londra, Roma, Stoccolma e, ora, Tokyo.

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