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Al Festival di Verona il canto lirico patrimonio Unesco unisce musica e valori italiani

“La Grande Opera italiana Patrimonio dell’Umanità”, nella serata promossa dal ministero della Cultura e realizzata in collaborazione con la Fondazione Arena di Verona, ha portato sul palco dell’anfiteatro romano 164 professori d’orchestra e oltre 314 coristi, provenienti da tutte le fondazioni lirico-sinfoniche italiane. Insieme per la prima volta, in un potente impatto

A Verona, città di arte, storia, cultura e di antiche tradizioni, patria dell’amore di Romeo e Giulietta, il centro storico sito Unesco dal 2000, uno straordinario evento ha aperto, il 7 giugno, il festival dell’Arena, al 101° anno, per celebrare il canto lirico italiano dichiarato, di recente, patrimonio immateriale Unesco.
Presenti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Autorità di governo, Istituzioni militari e personalità civili.

“La Grande Opera italiana Patrimonio dell’Umanità”, nella spettacolare serata promossa dal ministero della Cultura e realizzata in collaborazione con la Fondazione Arena di Verona, ha portato sul prestigioso palco dell’anfiteatro romano costruito nel I sec. d. C. e ristrutturato nel XVI secolo, 164 professori d’orchestra e oltre 314 coristi, provenienti da tutte le fondazioni lirico-sinfoniche italiane. Insieme per la prima volta, in un potente impatto. E Roberto Bolle e Nicoletta Manni hanno affidato alla leggerezza dei passi di danza alcuni brani musicali.

Musica, lirica e danza in un linguaggio universale che emoziona e unisce. Un programma complesso. Trenta brani tra ouverture, cori, arie, nel magico galà della lirica italiana, ma anche balletti e maschere dell’epoca, accompagnati dalla presentazione di Alberto Angela, Cristiana Capotondi e Luca Zingaretti. Presenze registrate 12.500 e mega-schermi nella città scaligera, per l’evento trasmesso in mondovisione.
All’arrivo del Presidente della Repubblica, il concerto diretto, nella prima parte, dal Maestro Riccardo Muti si apre con l’inno di Mameli di Michele Novaro, seguito da quello europeo con la Nona Sinfonia di Ludvig van Beethoven. La serata si conclude, dopo circa quattro ore, nella seconda parte diretta da Francesco Ivan Ciampa, con il brindisi “nei lieti calici” de “La Traviata” di Giuseppe Verdi. Un brano intenso di orgoglio e speranza per il futuro del Paese.

“Penso che questa serata sia una grande possibilità di raccontare il nostro passato e di costruire il nostro futuro”, ha evidenziato la premier Giorgia Meloni al suo ingresso nell’Arena.

“Un’occasione unica e irripetibile in cui si sono ripercorse le arie più note e popolari della nostra produzione lirica, che fa parte di quell’autentico immaginario italiano al quale il governo sta lavorando su più fronti”, spiega il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.

Sul podio dell’Arena, dalla bacchetta del carismatico Riccardo Muti la melodia di brani come l’ouverture da “Guillaume Tell” di Gioacchino Rossini, la Sinfonia dalla “Norma” di Vincenzo Bellini, il “Patria oppressa!” dal “Macbeth” e il “Va’ pensiero” dal “Nabucco” di Giuseppe Verdi, l’”Intermezzo” da “Manon Lescaut” di Giacomo Puccini e il “Preludio e coro” da “Mefistofele” di Arrigo Boito.

E, poi, Francesco Ivan Ciampa con stelle internazionali della lirica, quali Anna Netrebko, Eleonora Buratto, Jessica Pratt, Juan Diego Flórez, Jonas Kaufmann, Vittorio Grigolo, Francesco Meli, interpreti dei più famosi brani della storia dell’opera italiana. Tra Bellini, Bizet, Donizetti, Giordano, Puccini, Leoncavallo, Mascagni, Rossini, Verdi.

Già insignito del premio “Benemerito della Lingua Italiana 2024” per aver “testimoniato e promosso la lingua italiana nella sua veste di direttore alla testa di alcune tra le più prestigiose orchestre straniere e con la sua instancabile opera di insegnamento e valorizzazione dei giovani”, Muti, come ha motivato l’Accademia della Crusca, “ha anche lavorato direttamente sulla nostra lingua, esortando nelle prove i cantanti a una chiara e corretta dizione e tutti gli interpreti al rispetto del senso del testo musicato, depositato nella sua secolare e ancor oggi viva tradizione linguistica, ed esigendo che nelle esecuzioni delle opere liriche sia rispettato rigorosamente il dettato del libretto originale, senza applicare ad esso inopportune innovazioni”.

Cecilia Gasdia, sovrintendente della “Fondazione Arena di Verona”, evidenzia che l’Opera “non solo è il primo made in Italy della nostra storia, ma è anche portabandiera della lingua italiana nel mondo. Grazie all’Opera, l’italiano viene studiato in ogni continente. E per Fondazione Arena è un orgoglio, oltre che una missione, essere capofila nella divulgazione di questa arte”.

Massima eccellenza italiana, la lirica è, dunque, identità, storia, testimonianza di civiltà e arte. Attraverso il canto, diffonde la cultura e il sentire italiano nel mondo, e la nostra lingua, per flessibilità e armonia, è perfetto strumento del suono delle parole.

L’orchestra è anche veicolo e espressione di valori comuni. “L’orchestra è il sinonimo di società. Ci sono i violini, i violoncelli, le viole, oboe, trombone… Ognuno di loro spesso ha parti completamente diverse, ma devono concorrere tutti a un unico bene, che è quello dell’armonia di tutti”, è stato il messaggio conclusivo di Riccardo Muti.

Nella città scaligera dell’incontro e della solidarietà, crocevia di popoli, Papa Francesco nell’incontro di maggio scorso, dal titolo “Giustizia e pace si baceranno”, ha portato un sogno di speranza ricordando che “la pace la costruiamo noi, nelle nostre case, in famiglia, tra vicini di casa, nei luoghi dove lavoriamo, nei quartieri dove abitiamo”.

Nel terzo anfiteatro romano per grandezza, tra le pietre della memoria, la cultura guarda, dunque, al futuro attraverso la seduzione della lirica. Un messaggio che raggiunge, senza tempo, il cuore con la potenza dell’amore. E l’amore tormentato ma eterno degli amanti shakespeariani è metafora della condizione umana, per sognare e non abbandonare la speranza nel domani.

(Foto: Ennevi Studio fotografico)

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