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Politica e miracoli. L’inarrivabile attualità di De Gasperi nel saggio di Polito

Davvero straordinaria l’eredità degasperiana delineata dal saggio di Antonio Polito. Il costruttore edito da Mondadori, che ricostruisce la vicenda umana e politica, circondata da un concreto odore di santità, del leader politico di gran lunga più determinante per la nascita dell’Italia moderna. La lettura di Gianfranco D’Anna

Alcide De Gasperi Santo? Assolutamente sì, un Santo protettore dell’Italia se non proprio religiosamente, accanto a San Francesco d’Assisi, sicuramente dal punto di vista dell’impegno civile e politico.

Un grande Santo che ha compiuto l’autentico miracolo di resuscitare il Paese dal baratro della terribile catastrofe provocata dal fascismo e dai Savoia, che dopo avere strangolato la democrazia parlamentare, ucciso e perseguitato gli oppositori, hanno precipitato la penisola in una guerra ignominiosa accanto al disumano regime nazista. Una guerra che ha letteralmente distrutto e messo in ginocchio l’Italia.

Basterebbe questa premessa per considerare “Il costruttore” (Mondadori) di Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera, un saggio essenziale per comprendere l’origine e il valore della Costituzione, e ricostruire tutte le complesse vicende storico-politiche che hanno concorso alla nascita della Repubblica e allo sviluppo di una democrazia non ancora del tutto compiuta, ma che comunque, grazie alla lungimiranza politica di De Gasperi, sembra aver superato la fase critica della sindrome della sovranità limitata che risaliva al dopoguerra e sta provando a camminare sulle gambe dei principi costituzionali.

Ultimo Primo Ministro del Regno d’Italia, primo Presidente del Consiglio della Repubblica italiana: il passaggio epocale viene ricostruito da Polito, nel settantesimo anniversario della scomparsa dello statista, attraverso cinque lezioni di straordinaria attualità che spaziano dalla sua concezione della democrazia come “antidittatura”, che lo portò a essere prima antifascista e poi anticomunista, alla politica estera, alla gestione della spesa pubblica, all’intervento nel Mezzogiorno.

Ma per comprendere appieno, e a maggior ragione col valore aggiunto del “senno di poi”, la storia del primo e unico “premier forte” della Repubblica è essenziale rileggere gli snodi culturali dello storico intervento del 10 agosto 1946 alla conferenza di pace di Parigi.

Non soltanto l’accorato incipit: «Prendo la parola in questo consesso mondiale e sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me… » quanto…«Sento la responsabilità e il diritto di parlare come democratico antifascista, come rappresentante della nuova Repubblica che, armonizzando in sé le sue aspirazioni umanitarie di Giuseppe Mazzini, le concezioni universalistiche del cristianesimo e le speranze internazionalistiche dei lavoratori, é tutta rivolta verso quella pace duratura e ricostruttiva che voi cercate e verso quella cooperazione fra i popoli che avete il compito di stabilire…».

Un intervento sull’Italia che si appresta ad entrare «sia pure vestita del saio del penitente, nell’Onu» concluso da De Gasperi ribadendo che «la veste di ex-nemico delle potenze alleate democratiche non fu mai quella del popolo italiano» e riaffermando la fede nella Repubblica democratica nata dalle ceneri della guerra nonostante le clausole ingiuste del trattato di pace imposto al Paese.

In otto anni da premier De Gasperi assicurò la nascita della Repubblica, liquidò la monarchia, tutelò l’integrità territoriale di una nazione perdente e perduta, riuscì a farla entrare nell’Alleanza Atlantica, avviò la ricostruzione con i finanziamenti del Piano Marshall, fece germogliare l’Europa unita con Francia e Germania, istituì la Cassa del Mezzogiorno, lanciò l’Eni di Enrico Mattei, promosse le prime vere riforme sociali e avviò il miracolo economico.

Un gigante che, scrive Polito, “invece di una rivoluzione creò una democrazia, quella in cui oggi viviamo“ e che da uomo umile e probo per molti fu un autentico Santo.
Tanto che in Vaticano é in corso il processo di beatificazione che entro il Giubileo del prossimo anno potrebbe portare alla consacrazione di “venerabilità”, prima tappa verso la beatificazione e la successiva canonizzazione dopo il riconoscimento e da parte della Congregazione delle cause dei santi di almeno un miracolo.

Che tutti auspicano possa trattarsi di un altro determinante miracolo per la nuova salvezza di un’Italia e di un’Europa che, per una sorta di storica coazione a ripetere, rischiano di riprecipitare nel gorgo del populismo e del rigetto della Costituzione. Vade retro Orban. Alcide De Gasperi ora pro nobis!

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