Il segretario del Partito/Stato parla al centenario da Piazza Tienanmen e tira in ballo un concetto chiaro per Pechino: non possono esistere due Cine, Taiwan deve essere riannessa

Il segretario del Partito comunista cinese, il capo dello stato Xi Jinping, ha promesso di completare la “riunificazione” e di “schiacciare” qualsiasi tentativo di proclamare l’indipendenza formale di Taiwan. È una dichiarazione forte, ma assolutamente in linea con il pensiero strategico che Xi sta imprimendo nel Partito/Stato: la Cina deve essere una potenza globale e per farlo non può permettersi frammentazioni.

La Repubblica popolare cinese vede la Repubblica di Cina come una provincia ribelle, e percepisce che il territorio è elevato a nodo di attrito con le Democrazie (secondo indicazione statunitense, con la Casa Bianca di Joe Biden che ha promossi il concetto democrazia più diritti a vettore di politica internazionale). Non possono esistere due Cine per il pensiero di Pechino,  tanto più sé quella insulare è difesa nel suo diritto di esistenza dai nemici di ciò la Cina rappresenta.

È in gioco molto di più della geopolitica e della politica di Pechino/Taipei. Sul terreno taiwanese sono in ballo la capacità della Cina di strutturarsi come modello, un autoritarismo tecnocratico in grado di risolvere anche con la forza i propri problemi, e la forza delle Democrazie nel riprodursi e rimanere l’anelito verso cui guarda lo sviluppo. Questioni esistenziali.

Non a caso, il segretario Xi ha trovato modo per riaffermare la sua determinazione nell’uso di ogni strumento possibile per riannettere Taiwan in occasione del centesimo anniversario della fondazione del Partito comunista cinese celebrato oggi, primo luglio. “Risolvere la questione di Taiwan e realizzare la completa riunificazione della madrepatria sono compiti storici inderogabili del Partito comunista cinese e rispondono alle aspirazioni comuni del popolo cinese”, ha detto nel corso di una cerimonia a Piazza Tienanmen.

“Tutti i figli e le figlie della Cina, inclusi i compatrioti su entrambi i lati dello Stretto di Taiwan (fulcro talassocratico in cui avvengono le frizioni, ndr) devono lavorare assieme e muovere nella direzione della solidarietà, schiacciando risolutamente qualunque complotto per ‘l’indipendenza di Taiwan’”, ha aggiunto citando un concetto — l’indipendenza — considerato praticamente blasfemo per il Partito/Stato.

La risposta da Taiwan s’inserisce perfettamente sul solco della cose: una nota da Taipei scrive che nonostante il Partito comunista cinese abbia conseguito “un certo sviluppo economico”, resta una dittatura che ha schiacciato le libertà delle persone, e dovrebbe abbracciare invece la democrazia: “Gli storici errori decisionali e le ripetute azioni deleterie (del Partito) hanno causato serie minacce alla sicurezza regionale”.

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