L’assenza di tasse e anni di crescita forsennata hanno spinto i giganti del mattone a realizzare milioni di immobili che nessuno, o quasi, ha comprato. E ora il fantasma della crisi subprime si aggira per Pechino…

Il dramma che si sta consumando in questi giorni in Cina, attorno al collasso del gigante immobiliare Evergrande, insolvente per 305 miliardi di dollari e con le azioni svalutate del 90% in otto mesi, ha una sua spiegazione: un’eccesso di offerta che ha fatto crollare i prezzi del mattone. Anche nel 2007, negli Stati Uniti, c’era di mezzo il comparto immobiliare, anche se le cose andarono diversamente, con le banche che vendettero centinaia di migliaia di mutui per la casa a famiglie che non avevano la possibilità di rimborsarli, dando origine a una catena di insolvenze che mise in ginocchio la finanza americana prima e quella globale poi.

In Cina è diverso, come spiega un paper di Foreign Policy. Le grandi imprese immobiliari, spinte dal fatto che nella Repubblica Popolare il real estate è praticamente esentasse, hanno costruito in questi anni decine di migliaia di case, appartamenti, quartieri, dove però nessuno o quasi (complice forse una crisi demografica conclamata) è andato a vivere. Si è creato così un eccesso di offerta che nel tempo ha fagocitato la domanda, portando a un repentino crollo dei prezzi e finendo con lo svalutare il patrimonio immobiliare in pancia ai grandi costruttori. Morale: oggi Evergrande non riesce nemmeno a pagare le cedole dei bond in scadenza tra cinque giorni mentre mentre le obbligazioni in dollari vengono scambiate al 60-70% sotto la parità.

“Un fattore trainante della fiorente crisi immobiliare”, si legge nel paper, “è che la Cina non ha quasi nessuna tassa sulla proprietà il che rende il settore immobiliare una risorsa allettante. La maggior parte delle aziende in Cina sono in una certa misura attività immobiliari, che investono in proprietà su larga scala. L’ex Hainan Airlines, ad esempio, si è trasformata nel gigante Hna, prima di dichiarare bancarotta nel 2017 e immettere sul mercato immobili per un valore di 11 miliardi di dollari”.

Tutto questo ha portato l’offerta immobiliare “a superare la domanda in molte città. Alcune delle cosiddette città fantasma costruite negli ultimi 20 anni per accogliere l’urbanizzazione stanno iniziando a prosperare, mentre altre rimangono in gran parte vuote, con migliaia di appartamenti invenduti. D’altronde, il settore immobiliare è anche legato alle finanze del governo locale, che sono in crisi dalla fine degli anni ’90. Ora, sebbene Pechino abbia cercato di raffreddare il mercato limitando le vendite di terreni e ridistribuendo le tasse, la crisi è esplosa lo stesso”.

E adesso? Ci sono pochi dubbi che il collasso di Evergrande, frutto del crollo del mattone, sia sistemico e contagioso. “La preoccupazione di Evergrande è che potrebbe essere la Lehman Brothers della Cina”. La storia si ripete.

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