Presentato alla comunità finanziaria il piano 2022-2024 che porta la firma del manager francese finito nel mirino del patto guidato da Caltagirone e Del Vecchio e che vale 8,5 miliardi di masse movimentate e 5,6 miliardi di dividendi. Adesso si attende la strategia alternativa, in vista del redde rationem del prossimo anno. La Borsa, comunque, apprezza

Un piano ambizioso, ma che spacca, ancora una volta, il primo gruppo assicurativo italiano. Le Generali hanno alzato ufficialmente il velo sul piano industriale che guarda al 2024. La firma è quella del ceo Philippe Donnet, dal 2016 al timone del Leone ma negli ultimi mesi nel mirino del patto a tre, Caltagirone-Del Vecchio- Fondazione Crt che vale il 15,5% del capitale dopo gli ultimi acquisti di Mr. Luxottica circa 19 milioni ed entrato in rotta di collisione con il manager francese e, di riflesso, con il suo principale sponsor, Mediobanca, socio di Trieste al 17,2% ma grazie al prestito di titoli dell’estate scorsa, che vale un ulteriore 4,22% del capitale.

Come era prevedibile, il board riunitosi alla vigilia della presentazione del piano industriale, ha sancito la profonda spaccatura ai vertici del Leone. Dei 13 consiglieri schierati, solo il rappresentante di Del Vecchio, non ha partecipato alla riunione mentre Francesco Gaetano Caltagirone, presente al board, ha deciso di votare no alle nuove linee guida targate Donnet. Business plan che ha dunque incassato il via libera di 11 consiglieri su 13.

Di sicuro, per Donnet e Mediobanca, il piano rappresenta un biglietto da visita per il mercato, che sembra apprezzare la strategia del Leone, con il titolo mantenutosi in territorio positivo a +0,3% per tutta la mattinata. Il dato centrale sono gli oltre 8,5 miliardi di flussi di cassa disponibili al 2024. Cifra attorno alla quale ruoterà poi lo sviluppo della società che conta di destinare ai soci sotto forma di dividendo tra i 5,2 e i 5,6 miliardi, e di impegnare nell’M&A in Europa e Asia tra i 2,5 e i 3 miliardi.

Prevista, poi, una crescita superiore al 4% della raccolta premi nel Danni non auto (2021-24) con un importo tra 2,3 e 2,5 miliardi di valore della nuova produzione al 2024 (1,9 miliardi del 2020). Tra i 2,5 e i 3 miliardi sono flussi di cassa liberi discrezionali da reinvestire su iniziative finalizzate alla crescita e alla creazione di valore. Sul fronte dell’innovazione Generali ha stanziato 1,1 miliardi di investimenti nella trasformazione digitale e tecnologica (2022-24), in aumento del 60% rispetto al piano al 2021. Atteso anche un miglioramento di 2,5-3 punti percentuali del cost/income ratio e al via un fondo di venture capital da 250 milioni per cogliere opportunità ad alto potenziale nell’insurtech.

E ancora, nel nuovo piano 2022-2024 Generali si impegna a “costruire una società più resiliente e giusta”, puntando sulla sostenibilità. Tra gli impegni è inclusa la crescita media annua dei premi derivanti da prodotti sostenibili del 5%-7% nell’arco di piano e la “completa integrazione dei criteri Esg negli investimenti diretti del portafoglio gestioni separate di gruppo entro il 2024”. Non è finita. Il Leone ridurrà del 25% le emissioni di anidride carbonica del portafoglio di azioni e obbligazioni societarie entro il 2024, in linea con gli impegni di membro fondatore della Net-Zero Asset Owner Alliance e realizzerà 8,5-9,5 miliardi di euro di nuovi investimenti verdi e sostenibili tra il 2021 e il 2025.

A questo punto la palla passa ai pattisti, che dovranno presentare un proprio piano alternativo, antagonista a quello di Donnet. D’altronde, la partita si gioca sul rinnovo del management, previsto per il 2022. Tutto è cominciato a settembre, quando il board si spaccò (8 contro 4 consiglieri), sulla lista da presentare il prossimo anno per i vertici del Leone. Adesso le carte sono scoperte.

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