Il generale Eshel è a Roma per incontrare l’ammiraglio Cavo Dragone e l’omologo Portolano. La visita conferma la centralità della collaborazione industriale tra i due Paesi, dopo la recente mossa di Leonardo sul mercato israeliano, fondamentale nel triangolo che coinvolge anche gli Stati Uniti. Il tutto mentre Biden è in Medio Oriente per discutere una nuova architettura di sicurezza regionale

Le relazioni tra Italia e Israele continuano a rafforzarsi anche nel campo dell’industria della Difesa. A un mese dalla visita in Israele del presidente del Consiglio Mario Draghi, il direttore generale del ministero della Difesa di Tel Aviv, generale Amir Eshel, ha infatti incontrato a Roma il capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, e il segretario generale della Difesa, generale Luciano Portolano. L’obiettivo della visita è stato ribadire i legami tra i due Paesi e avviare un percorso di continuo potenziamento della cooperazione industriale anche in nuovi settori e attraverso il coinvolgimento delle rispettive Forze armate. Tra i temi trattati, sono statti affrontati anche le sfide imposte dall’attuale contesto internazionale, ribadendo la piena disponibilità da entrambe le parti alla costruzione di un dialogo e un supporto istituzionale tra i due governi. Il generale Eshel ha infatti espresso il suo “grande apprezzamento” a nome della Difesa israeliana per “l’alleanza strategica tra i due Pasi” e la posizione mantenuta dall’Italia a fianco di Israele nei contesti internazionali. Il 20 e 21 giugno si era tenuta, a Roma, la 16ª edizione della riunione bilaterale Difesa tra Italia e Israele.

La fusione tra Leonardo e Rada

L’incontro tra i vertici della Difesa dei due Stati, tra l’altro, segue l’importante mossa di Leonardo sul mercato di Tel Aviv. Il 21 giugno, infatti, la società di Monte Grappa, attraverso la propria controllata americana Leonardo DRS, e l’azienda israeliana Rada Electronic Industries, società specializzata in soluzioni all’avanguardia per la Force protection militare, hanno siglato l’accordo per la fusione di quest’ultima nella società controllata dal gruppo italiano. Attraverso questa operazione, tra l’altro, Leonardo DRS si è potuto quotare automaticamente al Nasdaq di New York e alla borsa di Tel Aviv. Sulla fusione era intervenuto anche il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, che aveva definito l’accordo “molto positivo, un’importante opportunità per l’industria italiana” e che ha in agenda una visita negli Stati Uniti.

Tra Italia e Israele, il procurement passa per gli Stati Uniti

L’accordo tra Leonardo DRS e Rada non è il primo a vedere un passaggio americano tra gli accordi del gruppo con Israele. Ad aprile il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha sottoscritto, infatti, un accordo con la società italiana per la fornitura di nuovi elicotteri da addestramento e muliti-missione AW119Kx destinati a Israele, in aggiunta ai sette velivoli ordinati direttamente dal Paese mediorientale. Un contratto del valore di 29 milioni di dollari. Una fornitura che è rientrata nell’ambito dei Foreign military sales (Fms) per Israele, il programma del governo statunitense per trasferire articoli e servizi di Difesa ai Paesi alleati. Non è la prima volta, poi, che Tel Aviv sceglie gli addestratori italiani, e attualmente sono operativi a Israele una trentina di aerei M-346 utilizzati per formare i piloti dell’Aeronautica israeliana.

Mentre Biden in Medio Oriente…

Gli incontri Italia-Israele a Roma si sono tenuti mentre a Gerusalemme venivano ultimati i preparativi per l’arrivo di Joe Biden. Israele è la prima tappa del suo primo viaggio in Medio Oriente da quando si è insediato alla Casa Bianca a gennaio dell’anno scorso. Poi volerà in Arabia Saudita per visita diplomaticamente e politicamente delicata per via di diverse questioni aperte: l’antica promessa di rendere l’Arabia Saudita un “paria”, la situazione dei diritti umani nel regno e l’assassinio di Jamal Khashoggi, editorialista del Washington Post (la stessa giornale su cui Biden ha scritto un editoriale per spiegare le ragioni del viaggio).

Verso una “Nato araba”?

Alla cerimonia di benvenuto a Biden, Lapid ha spiegato che assieme discuteranno “della costruzione di una nuova architettura di sicurezza ed economia con le nazioni del Medio Oriente, dopo gli Accordi di Abramo”, oltre che “della necessità di rinnovare una forte coalizione globale che fermi il programma nucleare iraniano”. Siamo ancora lontani dalla possibilità di creare quella “Nato araba” di cui si parla da tanto, secondo Cinzia Bianco, esperta di Golfo dell’European Council on Foreign Relations: “Ci sarà un primo accordo di collaborazione tecnica sulla difesa aerea, che vedrà tra le varie cose la sincronizzazione dei radar e l’inizio delle comunicazioni tra i cosiddetti early warning systems”, ha spiegato a Formiche.net. “Segnerà anche l’inizio di una conversazione che potrebbe permettere nuove forme di acquisizioni militari per i Paesi del Golfo, anche riguardo apparecchiature vendute direttamente da Israele, penso per esempio a quelle per la cyber security”.

“Nuovi equilibri nel Golfo”

Come raccontato su Formiche.net, la costruzione di questo nuovo ambiente condiviso sulla sicurezza e sulla difesa – forse sullo scambio di informazioni di intelligence – potrebbe permettere agli Stati Uniti, che intendono riavviare l’export di armi a Riad, di vendere anche nuove tipologie di armi sofisticate ai Paesi del Golfo. Novità che riguardano anche l’Europa, impegnata a costruirsi un ruolo più significativo come fornitore di sicurezza nello spazio marittimo. E soprattutto l’Italia, con il contrammiraglio italiano Stefano Costantino che ha recentemente preso comando dell’Operazione Agenor, strumento militare dell’iniziativa multinazionale europea Emasoh (fortemente sostenuta dall’ammiraglio Cavo Dragone). È una fase cruciale per il Golfo, che offre la possibilità di ampliare il proprio ruolo all’Europa e all’Italia, come ha spiegato Matteo Moretti dell’Istituto Affari internazionali.

Condividi tramite