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Così Putin banalizza l’infowar con l’Italia

La risposta alla studentessa del Mgimo segue una rotta delineata dall’ammiraglio Cavo Dragone: Putin è impegnato in prima persona nella propaganda. Un sondaggio dell’Ecfr racconta come il nostro Paese può essere un terreno fertile

Lo aveva anticipato l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, capo di Stato Maggiore della Difesa, intervenendo martedì 20 febbraio in un dibattito al Senato sulle implicazioni strategiche della guerra russa in Ucraina: “Stiamo assistendo proprio in questi giorni all’intensificarsi di una strategia di disinformazione russa che vede impegnato in prima fila lo stesso Vladimir Putin con l’obiettivo di disorientare le nostri opinioni pubbliche attraverso la diffusione di una narrativa fallace i cui cardini sono principalmente tre: l’immagine di una Russia desiderosa di pace, il quadro di una guerra ormai inutile e il cui esito a vantaggio di Mosca non è più in discussione, la percezione di un Occidente ormai stanco di sostenere un conflitto costoso e senza speranze di successo”.

Poche ore dopo, il presidente russo ha risposto così a una studentessa italiana dell’Istituto statale per le relazioni internazionali, Irene Cecchini, che chiedeva un commento sui rapporti tra i due Paesi: “L’Italia ci è sempre stata vicina, ricordo come sono stato accolto da voi, mi sono sempre sentito a casa”. E ancora: “[la Russia ha] sempre più sostenitori nel mondo, soprattutto quando si tratta di valori tradizionali e anche nei Paesi cosiddetti ostili esiste una rete di sicurezza per questi valori tradizionali, che si è rivelata abbastanza ampia, affidabile e abbiamo anche molti alleati lì”.

L’istituto in cui studia Cecchini — esperienza che le ha permesso di abbandonare la visione “unilaterale” sulla Russia (come dice lei in un’intervista pubblicata nel luglio scorso sul sito dell’università) — è noto con l’acronimo inglese “Mgimo” ed è una delle grandi istituzioni russe nell’analisi delle relazioni internazionali, però compresa in una lista di 21 “entità” contro cui il Canada, membro del G7, ha imposto sanzioni il 30 settembre perché “complici” del Cremlino nell’aver “generato e diffuso disinformazione e propaganda”. Le parole di Putin escono invece durante un incontro pubblico non banale: il capo di Stato era sul palco del forum dell’Agenzia russa per le iniziative strategiche (titolo del forum: “Idee forti per un nuovo tempo”).

Ossia, difficile pensare che vista la condizione di iper-sicurezza che circonda il leader russo, quelle dichiarazioni non fossero una mossa orchestrata. Difficile pensare che chiunque dalla platea potesse realmente alzarsi e porre una domanda al presidente russo senza che questa venisse in qualche modo concordata. Difficile pensare che quella domanda non fosse frutto di una risposta progettata al fine di diffondere una certa narrazione — la stessa di cui parla Cavo Dragone.

Dall’intervista (“ma quale intervista!?” commentava Dimitri Alperovitch) con Tucker Carlson alla limousine del marchio russo Aurus Motors regalata al satrapo Kim Jong-un (che sta fornendo alla Russia armamenti per bombardare l’Ucraina in un collegamento commerciale militare che aggira molteplici sanzioni occidentali, con tutto ciò che questo comporta nel contesto narrativo di una Russia stabile nonostante uno sforzo avverso, che passa dunque per inutile) si arriva fino alle parole amorevoli verso l’Italia. Putin si rende protagonista in primo piano di queste iniziative, e probabilmente siamo già in piena propaganda verso il 17 marzo, data in cui con ogni probabilità verrà riconfermato alla guida del Paese, a valle di elezioni alterate anche dalla morte improvvisa, quanto sospetta, del più mediatico dei suoi oppositori, Alexei Navalny.

Nei confronti dell’Italia, il messaggio è chiaro. Mentre Giorgia Meloni pianifica di avviare la prima riunione dei leader del G7, sabato 24 febbraio, da Kyiv — segnale evidente di una linea che Roma intende mantenere alta tra le priorità del gruppo — Putin sposta l’attenzione. Si mostra amichevole, solleva ipotesi su una “rete di sicurezza” composta da “sempre più sostenitori” basata sulla condivisione di “valori tradizionali”. Solleva temi ed elementi che toccano il nostro Paese come è evidente dal recente sondaggio dell’Ecfr, in cui emergono in generale delle divisioni tra gli europei sull’esito della guerra in Ucraina. Divisioni che arrivano mentre gli ambasciatori dell’Ue hanno appena concordato in linea di principio il tredicesimo pacchetto di sanzioni nel quadro dell’aggressione della Russia contro l’Ucraina, che sarà approvato formalmente proprio il 24 febbraio.

Divisioni che sembrano più evidenti nel contesto italiano: il nostro Paese è, dopo Ungheria e Grecia, quello dove è più alto il numero dei cittadini — il 52 % — con una chiara preferenza per spingere Kyiv ad accettare un accordo (per confronto, in Francia il numero di chi spinge per un negoziato è fermo al 30%, in Spagna al 33%, mentre in Germania al 41). Forse stanchi dal clima e dal racconto, si sottovaluta che un accordo significherebbe permettere al Cremlino di ricostruire l’accaduto come una totale vittoria della Russia? Oppure Putin, uomo forte al potere nonostante tutto, affascina ancora? Un contesto, quello italiano, che permette a Putin di banalizzare l’infowar russa — spesso sofisticatissima — su tematiche e metodi anche più semplicistici, favorendo l’attecchimento di una narrazione positiva (Mosca vuole la pace, Mosca è amica di Roma) finalizzata a strutturare le divisioni tra l’opinione pubblica.

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