Smart people for smart grids

Smart people for smart grids

Da quando si è iniziato a parlare di fonti rinnovabili in modo serio, ossia alla fine dello scorso secolo, si è capito che la trasformazione non avrebbe riguardato solo gli impianti di generazione, ma anche le reti, chiamate a diventare bidirezionali e sempre più tramite intelligente fra produzione e consumo.
Non a caso su magazine ad ampia diffusione come Newsweek già nel 2001 si dedicava un articolo al tema del sistema elettrico del futuro, di cui le due figure allegate rappresentano una sintesi.
Da allora il tema delle smart grid è cresciuto di importanza, sostenuto dalla spinta dei soggetti produttori delle tecnologie chiamate a sostenere questa trasformazione, oltreché dai sostenitori delle fonti rinnovabili e dalle esigenze dei mercati liberalizzati, sempre più avidi di misure di dettaglio.
L’innovazione tecnologica galoppante che ha caratterizzato il settore ICT è chiaramente un driver fondamentale, ma anche un potenziale freno, in assenza di protocolli condivisi e di idee chiare sugli obiettivi da raggiungere, peraltro difficili da mettere a punto in un contesto di veloce cambiamento.
In sostanza siamo in una fase di sperimentazione, fra progetti di ricerca e progetti pilota, essenziali per fondare le future scelte e prendere decisioni di investimento non trascurabili. A questo servono peraltro i fondi messi a disposizione nel nostro Paese dalla ricerca per il sistema elettrico, dai fondi strutturali, dalla Banca europea degli investimenti e dai fondi europei finanziati dal 7 PQ – in futuro da Horizon. Progetti interessanti sono in fase di realizzazione in alcune città d’Italia (ad esempio Bari e Genova).
La disponibilità di reti intelligenti è essenziale per alcuni sviluppi recenti, come un’elevata percentuale di generazione elettrica da fonti rinnovabili non programmabili e distribuite, la diffusione delle auto elettriche e di altre tecnologie efficienti come le pompe di calore e le cucine a induzione, e la gestione di servizi energetici integrati che mettano insieme l’offerta di energia con la domanda (collegando tra l’altro la parte energetica ad altri servizi di gestione degli edifici, del traffico e del territorio). Il tutto garantendo la stabilità e la sicurezza delle reti.
A prescindere da quali saranno le soluzioni che si affermeranno nel futuro, un aspetto fondamentale su cui conviene soffermarsi è che non basta installare tecnologie intelligenti per avere un sistema intelligente. Quello che fa la differenza è un uso intelligente delle stesse. Una tale affermazione può sembrare banale, ma basta pensare all’esperienza dei contatori intelligenti nel nostro Paese per comprenderne l’importanza. Gli smart meter avrebbero potuto e dovuto consentire uno sviluppo di servizi di misura. Invece sono rimasti all’oscuro negli scantinati dei condomini, difficili da leggere persino per chi di energia elettrica capisce qualcosa. Peccato, perché attraverso le loro funzioni, opportunamente elaborate e fornite al cliente in forma comprensibile – in bolletta o attraverso il web – si sarebbe potuto diffondere conoscenza sul sistema e le sue dinamiche, oltreché sui consumi, sulla cui conoscenza si fonda la possibilità di realizzare investimenti in efficienza energetica anche in un’ottica di finanziamento tramite terzi e prestazioni garantite. Quegli investimenti che a loro volta i venditori di elettricità stanno oggi cercando di combinare con l’offerta elettrica, per fornire agli utenti un servizio e un risparmio, fidelizzando il cliente. Questa trasformazione, analoga a quella che ha caratterizzato i provider telefonici – che oggi vivono grazie ai contratti di vendita degli smartphone -, si sarebbe potuta avviare già da qualche tempo e con minore fatica se i misuratori intelligenti fossero stati usati in modo adeguato.
Che si corra un rischio analogo andando verso la gestione di un sistema elettrico con una forte componente di energie rinnovabili, auto elettriche, pompe di calore, domotica, gestione di rete di sistemi di consumo e storage lo fa intuire anche il fatto che chi deve “realizzare la trasformazione” – ossia il distributore – non ne è il principale promotore (sono altri i principali beneficiari) e non sostiene o sosterrà gli investimenti in un’ottica di mercato, in quanto soggetto regolato. Il consumatore, d’altra parte, è il soggetto che dovrà pagare senza poter scegliere (nella telefonia si possono continuare a usare cellulari che servono solo a chiamare e mandare sms anche nell’era dei mini computer portatili, le reti elettriche sono per ovvi motivi monopoli) e fa sempre più fatica a dare di più, tanto più che spesso non vede benefici a questo bagno di tasse e oneri. Anche i rapporti fra i fornitori di energia – che hanno il rapporto con gli utenti – e i distributori – che gestiscono la misura – non sono i più efficaci.
Per evitare di ripercorrere esperienze negative occorre muoversi con la giusta cautela, monitorando gli esiti dei progetti pilota e delle trasformazioni e aggiornando la road map di conseguenza. La misura da questo punto di vista è uno strumento importante, sia nelle mani del cliente, sia in quelle dei fornitori e delle ESCO. È essenziale che si sviluppino in fretta servizi che la mettano a disposizione del sistema con le opportune modalità.
Le tecnologie intelligenti insomma non mancano (già le reti sono molto più smart del passato recente) e non mancheranno, per cui è sulle persone smart in grado di trarne beneficio che dobbiamo concentrare gli sforzi.

Generazione centralizzata, tratta da Newsweek – 2001

Generazione diffusa, tratta da Newsweek – 2001

ultima modifica: 2013-07-23T18:26:19+00:00 da Dario Di Santo