Fisco e politica, gli spread di cui Letta e Renzi devono preoccuparsi

Fisco e politica, gli spread di cui Letta e Renzi devono preoccuparsi

Oggi, come è d’uopo, Matteo Renzi festeggia una vittoria superiore alle sue stesse più rosee attese. Enrico Letta prepara il discorso con cui presenterà il nuovo programma alle Camera con l’accortezza di evitare che giovedì mattina Alberto Alesina e Francesco Giavazzi scrivano che i dieci punti da loro elencati sul Corriere della Sera per aiutarlo nell’intrapresa sono state mere “prediche inutili”.

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I DUE SPREAD IN AGGUATO
I mercati sembrano tranquilli (nonostante da una settimana gli indici delle Borse europee guardino più all’orso che al toro) ed i tassi d’interesse non paiono destare preoccupazione.
Ci sono, però, in agguato due spread che , dato che ho studiate ed insegnato per qualche decennio economia, se fosse nei panni loro, mi renderebbero nervoso.

LA PRESSIONE TRIBUTARIA
Il primo riguarda come la pressione tributaria e come i media la stanno trattando. I dettagli sono nel lavoro “Tax Policy and the News: An Empirical Analysis of Taxpayers’ Perceptions of Taxrelated Media Coverage and its Impact on Tax Compliance” (WU International Taxation Research Paper Series No. 2013 – 07). Ne sono autori non tre radicali iperliberisti dell’università di Chicago o della George Mason University, ma tre distinti signori dell’ università di Vienna: Matthias Kasper (professore di finanza) e Christoph Kogler e Erich Kirchler (ambedue professori di psicologia) Il lavoro si basa su un’analisi empirica su un campione di lavoratori dipendenti da cui si deduce che l’informazione giornalistica sulla pressione, sulla complicazione e soprattutto sull’incertezza tributaria è quella che prima leggono sui giornali o seguono con più attenzione alla radio e televisione. Quanto più aumenta la pressione, la complicazione e l’incertezza tributaria tanto più cresce sia la loro angoscia sia il loro acume nel cercare rifugi eludendo od evadendo. I mercati internazionali lo sanno ed anche loro diventano nervosi.  Alcuni anni fai curai, per conto della Scuola Nazionale dell’Amministrazione, due libri su questi temi con Giuseppe De Filippi del TG5 (e quindi grande esperto di media). Allora ci fu un certo clamore. Sarebbe auspicabile che oggi si ricominciasse  a sviscerare queste tematiche: basti pensare al caos sulla tassazione sulla casa (fonte di inquietudine- a  mi dicono – a Templeton , uno dei maggiori obbligazionari mondiali).

LA QUESTIONE POLITICA
L’altro spread è quello che viene dalla politica. Lo approfondisce “Political Risk Spreads” (Columbia Business School Research Paper No. 13-91). Ne sono autori Geert Bekaert (Columbia University), Campbell Harvey (Duke University), Christian Lunblad (University of North Carolina), Stephan Siegel (University of Washington). I quattro hanno costruito un nuovo indicatore di mercato e mirato a fare stime previsionali del rischio politico e dei suoi effetti sullo spread . Da vecchio frequentatore della bellissima North Carolina, mi sono rivolto a due di loro. Il referto è chiaro: non solo il rischio politico minaccia di pesare sullo spread dell’Italia ma un aumento dell’1% del loro indicatore di rischio politico provoca una riduzione del 10% del flusso degli investimenti dall’estero. Good-bye, “Destinazione Italia”.

ultima modifica: 2013-12-10T08:30:07+00:00 da Giuseppe Pennisi

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