Perché è desolante la diatriba su Gianni Morandi e la spesa di domenica

Perché è desolante la diatriba su Gianni Morandi e la spesa di domenica
L'intervento di Massimo Biasoni, imprenditore e presidente del Centro studi ImpresaLavoro

Accadono episodi che raccontano questo Paese più di tante analisi, fotografando in un istante i motivi per i quali l’Italia è da troppo tempo un Paese bloccato, ricurvo sul proprio ombelico, ormai avvitato in un declino economico senza prospettive. È successo infatti che il cantante Gianni Morandi si sia permesso di pubblicare su Facebook una foto che lo ritrae con un sacchetto della spesa in mano, accompagnandola con la scritta: “Buona domenica! Ho accompagnato mia moglie al supermercato”.

Apriti cielo: il popolo rancoroso del web non gliel’ha perdonata, subissandolo di insulti e invettive. La sua colpa? Essersi dedicato agli acquisti in un giorno che, nonostante la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali, costoro vorrebbero a serrande abbassate a tutela dei poveri commessi costretti a lavorare quando invece avrebbero diritto a riposarsi. Ci si sarebbe attesi una reazione tosta da parte dell’artista e invece quest’ultimo si è invece prostrato davanti ai suoi 2 milioni e 200mila “amici” in scuse per lesa festività. Così aggiornando in fretta e furia il testo di una sua celebre canzone in “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte. Ma, per carità, non di domenica”.

Ai livorosi utenti del web (gli stessi che si sono ormai abituati a fare acquisti online a qualsiasi ora del giorno e della notte) andrebbe invece spiegato che la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali, introdotta da uno dei decreti Bersani del 1998, è un elemento di modernità che va difeso e ulteriormente ampliato. Ce lo impone il buon senso, vista la perdurante crisi nel settore della vendita al dettaglio che ha registrato in ogni città il sensibile aumento del numero dei negozi sfitti e delle serrande abbassate.

Che l’Italia non sia un Paese a misura di consumatori lo certifica peraltro la stessa Commissione europea con il suo “Quadro di valutazione 2016 dei mercati al consumo”, che ci consegna un responso desolante: “Rispetto alla media comunitaria le performance di tutti i componenti dell’indice di fiducia sono negativi”. Se poi scorriamo la classifica europea stilata dalla Commissione seguendo l’indice Mpi (uno speciale indicatore di fiducia del consumatore, loro aspettative, la varietà e la possibilità di scelta) scopriamo che con un punteggio di 77,1 l’Italia si colloca al quintultimo posto per percezione di efficienza dei mercati di consumo, davanti a Polonia, Spagna, Bulgaria e Croazia, e 2,7 punti in meno ai valori Ue (79,3). In particolare, in Italia si registrano significative carenze alle voci “tutti i mercati di beni” (-1,4 punti) e “tutti i mercati dei servizi” (-3,3 punti). Non è tutto. Istat ci ha recentemente comunicato come nello scorso mese di agosto si sia registrato un peggioramento dell’indice di fiducia tra i consumatori (che passa da 111,2 di luglio a 109,2) e soprattutto che nel commercio al dettaglio sono peggiorati sia i giudizi sulle vendite correnti, il cui saldo torna negativo per la prima volta dal mese di gennaio 2016 (passando da 6 di luglio a -4) sia le attese sulle vendite future (da 21 a 16).

Ecco perché, per risollevare il commercio, una componente essenziale di una strategia vincente deve essere quella di favorire al massimo l’ingresso dei consumatori nei negozi, proprio quando hanno più tempo libero a disposizione. Anche di domenica? Sì, anche di domenica.

ultima modifica: 2016-09-22T10:33:48+00:00 da Massimo Blasoni

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