L’avventura della navigazione

L’avventura della navigazione

Endrik Willem Van Loon ci lascia tra le sue opere una storia della navigazione che va dal 5000 a.c. Al XX secolo con il suo intenso e avvincente volume edito da Castelvecchi “Avventure nei sette mari”.
Nel termine “avventura” c’è già un richiamo forte e affascinante come il desiderio umano di spingersi oltre il conosciuto ed ogni limite.
Sulla rotta verso cui l’uomo dirige la propria prua quando decide di solcare il mare aperto. Dire “navi” é già una condanna perché il termine comprende significati inequivocabilmente legati alle sofferenze per chi osava sfidare lo spazio e gli dei.
La storia della navigazione è per Van Loon la tensione di spingersi aldilà di questo “oltre” , l’esempio di una tempra quasi invincibile dell’intelligenza umana che ha dovuto adattarsi all’ambiente per sopravvivere attraverso una avventura difficile e sofferta tanto che egli afferma : “La storia della navigazione è il racconto di un martirio umano”.
Il libro con cui l’autore narra le vicende di questo martirio vuole essere “una severa condanna della crudeltà umana”.
Queste sono le premesse che il lettore si troverà di fronte e che il grande divulgatore Van Loon gli porrà in essere con il suo stile diretto e senza mezzi termini, tipico degli storici in cerca di quella verità incontrovertibile che è frutto di ricerca e passione.
Dante Alighieri nel canto 26° dell’Inferno fa pronunciare ad Ulisse una sentenza rivolta ai suoi compagni di viaggio, pieni di spavento e di incertezza di fronte a un viaggio periglioso, che è il viaggio di scoperta : “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”.
E’ una storia lunga quaranta secoli quella della navigazione che si ripete ogni volta con le stesse premesse .
L’inizio di questa storia decretò le basi di una evoluzione nella tecnica e nella conoscenza che ha permesso all’uomo di determinare le distanze tra i continenti, di rivoluzionare scoperte , modi di pensare e relazioni umane.
Van Loon dispiega tutto il percorso di questa tecnica partendo da lontanissimo, da quando l’orientamento in mare era dato dal volo degli uccelli, basato su quella capacità umana che è l’osservazione.
‘Il veder galleggiare tronchi e legni’ fu già la scintilla di un’idea meccanica e fisica della navigazione.
E’ affascinante come tutti i popoli che si siano trovati di fronte il mare e gli oceani nonostante le diverse latitudini abbiano poi sperimentato il galleggiamento dei corpi , lo studio dei venti la ventilazione delle vele e le dinamiche della navigazione.
Cinesi, Fenici, Egizi, Greci, Romani, tutti i popoli costruttori di navi furono allo stesso tempo costruttori di porti e città portuali dalle quali le navi salpavano e poi approdavano, sfidando le nebbie , e stagliandosi all’orizzonte in tutta la loro stabilità di terra d’approdo.
Sapienza e tecnica forgiarono le chiglie , gli scafi, l’alberatura dei vascelli con quelle accortezze che rendevano le navi adatte ai mari , ai diversi fondali , alle correnti di acqua e di vento, alle acque gelate dell’artico e a quelle calde dei tropici.
Anche se Van Loon ci ricorda con Nicolaes Wittsen (1600) che “non è la forma o la struttura delle nostre navi a far sì che noi in Olanda eccediamo nella navigazione. E’ la nostra capacità di governare le navi”.
Anacarsi il quale si recò per mare ad Atene , perché conoscesse il saggio Solone scrisse: “L’umanità si divide in tre categorie: i vivi, i morti e i naviganti”. Si susseguono nella storia della navigazione le costruzioni di barche, vascellli e galee. Proprio alle galee hanno legato la loro miserabile vita quei prigionieri che evitavano la forca in terra per trovare il loro “patibolo” incatenati ai remi.
Successivamente le navi sarebbero state destinate ai carichi, i bastimenti che venivano caricati non solo di merci e di bestiame ma anche di armi, cannoni, strumenti di guerra e distruzione.
Le navi ebbero tutte una sorte diversa e nello stesso tempo uguale a quella delle ragioni che spinsero gli uomini a soddisfare il loro bisogno di conoscenza.
L’arte della costruzione navale era universale , ogni naufrago sarebbe stato in grado di fabbricarsi un battello.
Nel Quattrocento si delineò una mentalità geografica e con la collaborazione di mercanti, esploratori e marinai si cominciarono a disegnare mappe, carte nautiche, si consolidarono rotte e, da parte di principi e regnanti, si cominciarono a finanziare i viaggi.
La pittura già dal XVI secolo con i Brueghel che elaborarono la famosa serie di navi cominciò a raffigurare la vita avventurosa dei velieri.
Nel XVII sec. si vendevano già libri di viaggio che cambiarono per sempre il vocabolario, il lessico ma anche le mentalità.
Molti furono i termini legati alle parti delle navi, alle svariate manovre e alla navigazione con i velieri. Il linguaggio si arricchì di vocaboli e metafore..
Van Loon afferma che ci sono termini che nessun marinaio esperto oggi sarebbe più in grado di spiegare con le metafore e le immagini giuste.
L’autore si sofferma anche sulla cruenta vita di bordo, elenca le malattie sofferte dai marinai e narra la nascita della chirurgia avvenuta proprio sui ponti e nelle stive delle navi , in quelle condizioni prive di igiene in cui si amputavano arti con il solo aiuto del rhum usato come anestetico e del sale come disinfettante.
Solo sul finire del 1700 il comandante Cook e i medici i bordo cercarono di migliorare le condizioni di salute dei marinai introducendo il consumo del succo di limone e lime per sconfiggere lo scorbuto
Lo stesso Cook sperimentò metodi per rendere potabile l’acqua che sempre scarseggiava nelle grandi traversate .
Non ingannano le premesse di Van Loon il suo libro è davvero la storia di una severa avventura ed anche una condanna della crudeltà umana in ogni sua pagina .
La vita in mare sulle navi si trasforma nel corso della storia diventa il viaggio di una invenzione umana che ha gettato un ponte nell’oceano, tra l’uomo e il suo bisogno di incontrare se stesso e gli altri.
Quello di Van Loon è la storia di una delle più grandi invenzioni umane che hanno inciso sulla esistenza terrestre e che solo con il tempo si è trasformata in condizioni di vita migliori a bordo per i marinai e i naviganti fondando le basi di un Diritto universale che ha le sue regole e i suoi principi incontrovertibili.

ultima modifica: 2017-03-22T07:51:27+00:00 da Marianna Scibetta