Tutte le sfide del nuovo Luogotenente dei Cavalieri di Malta, Giacomo Dalla Torre

Tutte le sfide del nuovo Luogotenente dei Cavalieri di Malta, Giacomo Dalla Torre

L’elezione di un Luogotenente del Gran Maestro e non di un Gran Maestro era la soluzione auspicata dal Vaticano ed è quella scelta dai Cavalieri dell’Ordine di Malta per accompagnare la riforma dell’Ordine. Una soluzione di compromesso che riporta ai vertici un italiano. Fra’ Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto (in foto, seguito dal Gran Cancelliere von Boeselager) avrà tutti i poteri religiosi e sovrani ma rimarrà in carica solo un anno. Il tempo necessario a modificare la Costituzione.

I PERCHÉ DELLA RAPIDA FUMATA BIANCA

La fumata bianca dal conclave melitense è stata rapida ma non inattesa. Secondo la Costituzione attuale la scelta di un Luogotenente sarebbe potuta avvenire solo dopo cinque infruttuose votazioni per eleggere un Gran Maestro. I cavalieri hanno invece eletto il loro leader subito, sabato mattina, appena convocato il Consiglio Compìto di Stato. Era la strada preferita dal Vaticano e preparata nelle scorse settimane. Il 14 febbraio il Sovrano consiglio aveva chiesto un parere alla Consulta giuridica dell’Ordine se fosse possibile, al momento del voto, procedere direttamente alla elezione di un Luogotenente, ottenendo parere favorevole.

DI DEROGA IN DEROGA

Dall’esplodere della crisi, Papa Francesco è molto attivo nelle vicende cavalleresche. L’ultima mossa è del 26 aprile, con una lettera nella quale ha disposto un’ulteriore deroga a quanto stabilito dall’attuale Costituzione. Ovvero che l’eletto presti giuramento nelle mani del suo delegato speciale, l’arcivescovo Angelo Becciu, e non, come previsto, in quelle del cardinale patrono. Ma ormai il cardinale Raymond Burke, all’Aventino e in via Condotti, i due centri dell’Ordine, conta più nulla. È l’ennesima mossa del Vaticano nelle vicende interne ai Cavalieri. La prima in dicembre, con la nomina di una commissione di indagine. Quindi, in gennaio, l’ordine di Francesco all’allora Gran Maestro, il britannico Matthew Festing, di dimettersi. Poi la decisione di inviare un delegato speciale esclusivo portavoce papale e il reintegro del barone Albrecht Freiherr von Boeselager.

LA NUOVA LETTERA DEL PAPA

“Sento di avere la responsabilità di tutti gli Istituti di vita Consacrata, e dunque anche del vostro benemerito e antichissimo Ordine”, ha scritto Francesco ai cavalieri il 26 aprile, spiegando le ragioni del suo coinvolgimento. Sottolinea di avere ascoltato in questi mesi “gli auspici e le aspirazioni di molti membri dell’Ordine, i quali desiderano garantire un servizio sempre più consono al Vangelo e al carisma della famiglia melitense”. Bergoglio ha richiamato i cavalieri al loro motto: Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum, difesa della fede e servizio ai poveri, indicando chiaramente che il tempo presente è di “transizione” per avviare un “significativo cammino di rinnovamento spirituale”. E ha dettato l’agenda: la riforma della Costituzione. Basterebbero queste parole a sgombrare il campo delle preoccupazioni espresse soprattutto negli ambienti più tradizionalisti, di manovre sotterranee dell’ala tedesca che, si argomenta, vorrebbe “laicizzare” i cavalieri e ridurre l’Ordine a una sorta di Ong umanitaria. Nelle parole di Bergoglio prevale invece proprio l’attenzione al rinnovamento spirituale. Lo stesso comunicato ufficiale dell’Ordine, diffuso dopo l’elezione del Luogotenente, sottolinea come la riforma dovrà tenere conto “di alcune debolezze nei sistemi di controllo e nell’equilibrio della governance” emerse con la recente crisi. Riferimento implicito alla defenestrazione del barone Boeselager per il presunto coinvolgimento nella distribuzione di anticoncezionali in Myammar e alle competenze sulla gestione di una cospicua eredità. Ma la riforma, precisa la nota dell’Ordine, “si concentrerà sull’esigenza dell’Ordine di rafforzare la sua vita spirituale e di aumentare il numero dei suoi membri professi”. Ad oggi poche decine su oltre 13mila tra dame e cavalieri.

L’INEDITO DI FRANCESCO

Di rinnovamento spirituale, il Papa ne aveva già scritto in una lettera al cardinal Burke il 1 dicembre 2016. Una lettera sul cui contenuto si era molto ipotizzato. Qualcosa era trapelato, ma il testo era rimasto inedito. L’ha pubblicata integralmente venerdì il portale austriaco Kath.net. Bergoglio pregava Burke di collaborare con il Gran Maestro all’opportuna vigilanza per evitare che si insinuassero nell’Ordine “elementi di spirito mondano” e “appartenenze ad associazioni contrarie alla fede cattolica o di stampo relativista”. Perifrasi per dire appartenenza massonica. Nel qual caso, scriveva il Papa, “si inviteranno i cavalieri che fossero membri di tali associazioni a ritirare la loro adesione essendo incompatibile con la fede cattolica e l’appartenenza all’Ordine”. Nella lettera di Francesco fa capolino anche la vicenda della distribuzione di profilattici. E richiamava quindi ad una cura particolare perché nelle iniziative assistenziali “non vengano impiegati e diffusi metodi e mezzi contrari alla legge morale”. Dicendosi dispiaciuto qualora alcuni alti ufficiali fossero coinvolti nella distribuzione di contraccettivi, Francesco indicava la via del dialogo “per ottenere le necessarie rettifiche”. Il cardinale Burke riceve la lettera il 5 dicembre con una copia per il Gran Maestro. Il 6 dicembre il Gran Maestro convoca il Gran Cancelliere Boeselager e lo sospende, dopo avergli invano chiesto di dimettersi spontaneamente. All’incontro è presente anche Burke. Boeselager in una intervista a Vatican Insider ha detto che Gran Maestro e cardinale patrono insistevano per le dimissioni in nome della Santa Sede. Burke ha smentito di avere avuto un ruolo attivo nella vicenda.

L’ULTIMO INCONTRO DI BURKE

La lettera del Papa a Burke del 1 dicembre fa seguito all’udienza concessa al porporato americano il 10 novembre. Il 16 settembre 2016 Burke insieme ad altri tre cardinali scriveva al Papa dei dubia sull’interpretazione di Amoris laetitia e la comunione ai divorziati risposati. Non ottenendo risposta, i cardinali decidono di rendere pubbliche le loro domande il 14 novembre. Quattro giorni dopo l’incontro tra Francesco e Burke. È l’ultimo incontro privato tra i due.

SOSPETTI E MUGUGNI

Sospetti, illazioni e retroscenismi, aduggiano l’Ordine. L’elezione del Luogotenente non pare essere ancora la parola definitiva alla crisi. Nei giorni scorsi un gruppo di cavalieri si è rivolto al Papa per chiedere chiarimenti, temendo per la missione e la sovranità dell’Ordine. Alla vigilia del conclave di sabato, il Catholic World News ha dato conto di documenti che proverebbero il coinvolgimento di Boeselager nella distribuzione di anticoncezionali. Materiale non poi così esplosivo: lo stesso Boeselager ha da tempo rivelato di essere venuto a conoscenza della vicenda già nel 2013, sul finire del suo incarico come Grande Ospedaliere – da maggio 2014 è Gran Cancelliere –, e di avere lasciato risolvere la situazione al board del Malteser international, l’ente caritativo coinvolto che per dirimere l’affaire aveva predisposto un comitato etico presieduto dal vescovo di Troyes, Marc Stenger. Nel frattempo si infittiscono le ricostruzioni di anonimi Cavalieri sulla crisi esplosa in dicembre. L’ultima è pubblicata dal quindicinale americano tradizionalista The Remnant. Ne emerge un quadro a tinte forti, di uno scontro di potere tra cavalieri che fanno riferimento a Boeselager, sostenuti dalla potente e ricca Chiesa tedesca che avrebbe esercitato pressioni sulla Segreteria di Stato vaticana, e un gruppo fedele all’ex Gran Maestro britannico. Il tutto condito da presunti coinvolgimenti di alti prelati e diplomatici vaticani. Stando a Kath.net, il cardinale patrono Burke è preoccupato per quanto sta accadendo. Individua nello scandalo preservativi la radice delle difficoltà. Uno scandalo a suo dire occultato o comunque minimizzato, e questo “non è di buon auspicio per il rinnovamento dell’Ordine in conformità con la sua lunga tradizione, nobile e profondamente cattolica”.

L’IMPRESA DEL LUOGOTENENTE

In questo scenario è quindi cruciale il ruolo del Luogotenente appena eletto e il suo rapporto con il delegato del Papa, il sostituto di Stato, Becciu. Fra’ Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto (qui il profilo biografico ufficiale e qui la gallery fotografica di Formiche.net) proviene da una famiglia aristocratica che da tempo ha forti legami con la Santa Sede. Il nonno Giuseppe è stato per quarant’anni direttore dell’Osservatore Romano. Il fratello, anche lui di nome Giuseppe, è presidente del Tribunale della Città del Vaticano. Una leggenda che gira Oltretevere racconta che fra’ Giacomo si occupasse del gatto di Ratzinger quando il cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede era fuori Roma.

ultima modifica: 2017-04-30T08:35:59+00:00 da Andrea Mainardi

 

 

 

 

 

 

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