Cosa (non) si è deciso al Consiglio agricoltura a Bruxelles

Cosa (non) si è deciso al Consiglio agricoltura a Bruxelles

Con buona parte dei ministri europei presenti e il nostro Maurizio Martina (nella foto), il Consiglio agricoltura di ieri, 6 novembre, è stato interlocutorio ma di indirizzo politico su tre grane di primo livello, e quindi difficili da risolvere: pesticidi (o fitofarmaci), gestione sostenibile del suolo, commercio con il sud America. Alle spalle ci sono interessi piuttosto grandi, anche sui diserbanti – compreso il glifosato, oppure sulla carne bovina Angus o sulla produttività dei terreni agricoli ad alto sfruttamento.

PREOCCUPATI DEL COMMERCIO CON IL SUD AMERICA

L’Irlanda è preoccupata per i propri allevamenti di bovini, se il mercato con parte del sud America venisse aperto, come è indicato nel negoziato sinora svolto dalla Commissione europea. Il problema è risalito dai gruppi di lavoro fino al Consiglio, per tradursi in una frenata, partecipata anche da altri Stati membri. I tempi sono cambiati, gli accordi di libero scambio sono rallentati anche su scala globale.

Il negoziato, precisamente con il Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), intende aggiornare un vecchio accordo del 1999 integrato negli anni da accordi bilaterali con l’Unione, che è il primo partner commerciale del blocco, per il 21% del commercio totale, in aumento. In 10 anni, tra il 2005 e il 2015, l’import dall’UE è passato da 21 a 46 miliardi di euro e l’export da 32 a 42 miliardi di euro. Un nuovo accordo è in discussione da anni, ma il Consiglio ha espresso le sue riserve su alcuni prodotti specifici: l’etanolo, lo zucchero e la carne, che coinvolgono diversi Paesi membri. Poi, in particolare, la Brexit già minaccia i produttori irlandesi, che esportano nel Regno Unito metà del loro prodotto: se cadesse il prezzo anche per la carne argentina sarebbe la fine, affermano. Da cui l’incoraggiamento del Consiglio alla Commissione a un coinvolgimento maggiore degli Stati membri, che tendono in questi anni ad aumentare di peso anche nelle competenze esclusive dell’Unione, come appunto il commercio.

SENZA ACCORDO SUL GLIFOSATO, INTANTO AVANTI CON L’ESISTENTE

Anche se non si trova un accordo sul glifosato (e sul diserbante di Monsanto), si può andare avanti comunque con le misure che sono state messe in piedi. E’ un modo per prendere tempo, ma anche per fare cose concrete. La direttiva del 2009 sull’uso sostenibile dei pesticidi ha fatto praticamente scomparire l’aspersione aerea dei prodotti, caduta dal 2012 al 2016 e residuale in Ungheria e Spagna. Secondo il Consiglio, che ha in linea di massima aderito al rapporto della Commissione, altre pratiche vanno migliorate: la formazione, la certificazione degli impianti, le verifiche, lo scambio di informazione sugli incidenti da avvelenamento, il controllo quantitativo dei rischi per le acque. Sono compiti a casa per gli Stati membri, anche se alcuni sono già contenti, come la Svezia, che ha visto in questi anni dimezzare l’uso dei fitofarmaci in agricoltura.

NUOVE POLITICHE SUI SUOLI

La presidenza estone dell’Unione è stata l’occasione per dare qualche indirizzo politico, di cui uno sull’uso dei suoli, che entreranno nella prossima riforma della PAC, la politica agricola comune. Ne è stato motore il summit di Tallin del 6 ottobre scorso, che segue l’anno internazionale dei suoli del 2015: bisogna trovare una quadra tra l’efficienza della produzione agricola e la sostenibilità di suoli fin troppo arricchiti di fertilizzanti. Al momento s’intravvedono la rotazione delle coltivazioni, le innovazioni e l’agricoltura della conoscenza, anche con incentivi europei. Il rischio è nella perdita di terreni e nel peggioramento della produzione, nel calo della qualità alimentare, negli effetti di contorno sulle acque e l’ambiente. Per il ministro estone che ha presieduto il Consiglio, Tarmo Tann, è un impulso politico necessario. Lo risentiremo probabilmente a dicembre e poi nel 2018, quindi a passi lenti.

ASCOLTARE I PAESI DELL’EST

E’ interessante il fenomeno politico del gruppo di Visegrad, con quattro paesi – Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia – che portano nel contesto europeo questioni sullo stato di diritto (per esempio sull’autonomia della magistratura) ma anche ragioni di sviluppo specifiche per l’est europeo, spesso contrastanti con il locomotore franco-tedesco. In agricoltura, vi è la questione dei “prodotti uguali per tutti” cioè di un apparente mercato unico che però distribuisce a est merce alimentare di qualità buona, ma inferiore. I Paesi di Visegrad chiedono poi specifiche misure per modernizzare e sviluppare potenzialità produttive inespresse. Il Consiglio ne ha preso atto senza grande passione. Tuttavia, l’Unione nel suo insieme percepisce il significato politico di questo attivismo, che per esempio sulla riforma ”intelligente”della PAC o sulle bio-energie sta riunendo fino a tredici Stati membri.

ultima modifica: 2017-11-07T09:41:29+00:00 da Enrico Martial

 

 

 

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