La Sicilia è una cosa nostra

La Sicilia è una cosa nostra

Il nuovo governo della Sicilia si è appena insediato. Come per la Nazionale, così per la politica, a maggior ragione per una terra come la Sicilia, tutti ci sentiamo in dovere di dire la nostra. I siciliani d’origine, poi, all’aumentare della distanza tra la Sicilia e il luogo in cui adesso vivono, hanno sempre qualche idea in più di tutti gli altri su cosa fare per migliorarla.

L’azione del neo-governo è fortemente condizionata dall’enorme debito che la regione ha accumulato. La situazione finanziaria è, dunque, il punto da cui partire. Ricordiamoci però che si tratta di un problema diffuso. La regione Sicilia è in buona compagnia. Il Piemonte, ad esempio, è indebitato altrettanto: 5 miliardi di Euro, di cui 3 solo il comune di Torino. Che fare dunque?
Come si può attuare qualsiasi azione politica fatta d’investimenti, progetti, e piano di sviluppo senza un euro da poter spendere?

Se il problema è finanziario, finanziaria è la soluzione. Va chiesto un prestito di 6-7 Miliardi di Euro che, per almeno il 50%, va convertito in titoli obbligazionari da collocare sul mercato.
E dovranno essere i siciliani e tutti quelli che hanno a cuore la Sicilia a sottoscriverlo.
Per essere credibili con le istituzioni finanziarie, con le banche d’affari, con i fondi sovrani (russi, cinesi, qatarini) occorre avere dei progetti concreti e coraggiosi. La Sicilia, a differenza di tante altre regioni d’Italia e del mondo, gode di un marketing intrinseco. Di un posizionamento strategico che migliaia di anni di storia hanno sedimentato meglio della più cool delle agenzie di comunicazione. Non basta.
Ecco, di nuovo il Piemonte: il theatrum sabaudiae. Alla fine del seicento i Savoia stavano per finire marginalizzati tra le corti di tutta Europa. Non contavano più nulla. E anche allora, come oggi del resto, non avevano risorse finanziarie sufficienti per un rilancio. Fu allora che Carlo Emanuele II di Savoia pensò di costruire un volume che contenesse tutto il meglio del Piemonte di allora. Il volume fu stampato ad Amsterdam dallo stampatore più famoso del tempo e distribuito ai principali casati europei. Esso conteneva foto, le cartine geografiche e i progetti di castelli, dimore, costruzioni che però – badate bene – esistevano realmente solo per il 30%! Il restante 70% era solo nella testa del Re.

Il problema principale della Sicilia degli ultimi decenni è non aver saputo impostare alcuna capacità di progetto. La maggior parte dei fondi europei, cui avrebbe potuto avere accesso, è, infatti, andata perduta perché le proposte presentate non andavano oltre il campetto di calcio e qualche sagra paesana.

La Sicilia può diventare sede del quartier generale di molte aziende. Dirigenti e quadri di grandi multinazionali possono essere affascinati dall’idea di vivere dentro la celluloide di questa terra magica. Le soft skills – così le chiamano i creativi con i capelli gellati come le onde del mare che vedono solo a Lignano – non sono solo la metropolitana, i grattacieli, la raccolta differenziata, le vie dello shopping omogeneizzato che trovi ovunque. Lo sono – ma solo se si riescono a comunicare – l’aria buona, i quadri che non hanno bisogno di essere esposti dentro a musei, chiese e spazi espositivi costosissimi perché hanno dovuto far ricchi le archistar. Sono le cartoline naturali che puoi vedere da una finestra, o meglio attraverso la filazza delle cassine.
Soft skills possono diventare l’autenticità di luoghi che sono più belli quanto meno sono stati antropizzati.

I porti di Pozzallo, Trapani, Siracusa e Catania possono diventare punti snodo di una delle nuove vie della seta. Il progetto BRI (belt and road initiative) vale economicamente quanto 3 piani Marshall. Ma bisogna avere arte e parte in termini di lingua, cultura, idee e progetti per sedersi al tavolo con i mandarini cinesi.

La sanità ostaggio della prassi può essere, grazie ad alcune preziose eccellenze di quei pochi laureati che decidono di dare i frutti di tanta semina nella terra dove sono nati, un settore di grande sviluppo. Ambiti come quello della riabilitazione robotica lo possono diventare. Ci può essere un turismo ricco e prospero legato al mondo della sanità. Un incoming straniero del nord Europa che riconosce nella sanità italiana e siciliana in alcune discipline una qualità superiore abbinata all’opportunità di svernare in luoghi belli e confortevoli.

La Sicilia deve soprattutto uscire dalle retoriche. Quella della legalità. Abbiamo bisogni di tanti che pagano e non di quelli che hanno pagato per tutti.

Può diventare bellissima.

ultima modifica: 2017-12-03T08:50:29+00:00 da Michele Fronterrè