Se lo zar si scopre vincibile. Tutti gli scricchiolii del regime putiniano

Se lo zar si scopre vincibile. Tutti gli scricchiolii del regime putiniano
Il compito di Putin nel suo nuovo mandato consisterà nel gestire le aspettative e la competizione interna all’élite politica che vuole mantenere il controllo e i vantaggi acquisiti, mentre gli attori guardano al 2024 e alla successione

Contrariamente all’opinione diffusa, i problemi che Putin dovrà affrontare nei sei anni del suo ultimo mandato non sono solo economici. Piuttosto, il suo compito consisterà nel gestire le aspettative e la competizione interna all’élite politica che vuole mantenere il controllo e i vantaggi acquisiti, mentre gli attori guardano al 2024 e alla questione della successione. Ciò, se non altro, renderà il Cremlino meno prevedibile, con grande costernazione di quei leader occidentali – specialmente in Europa – che avevano sperato in un graduale allentamento delle tensioni e in un percorso verso una maggiore stabilità strategica.Il loro compito, allora, sarà di elaborare un sistema di incentivi positivi e negativi abbastanza potente da alterare l’analisi costi/ benefici di Mosca. Il presunto uso di un gas nervino russo a Salisbury, oltre a produrre un problema, potrebbe in realtà fornire un’opportunità importante per l’Europa per modificare i rapporti con Mosca.

I rumors sulla caduta dell’economia russa sono stati piuttosto esagerati. Dopo quattro anni di stagnazione alternata a recessione, il Pil russo è cresciuto dell’1,5% nel 2017 e si prevede che crescerà più del 2% quest’anno. L’inflazione è stabile al 2,2%, molto al di sotto dell’obiettivo della Banca centrale del 4%. I salari stanno crescendo. Ciò non vuole dire che lo stato dell’economia sia soddisfacente. Tuttavia, i responsabili economici russi credono di avere tutto sotto controllo, non senza ragione. Se il prezzo del petrolio rimane stabile, il bilancio 2018 avrà un surplus consolidato del 1,2% del Pil. Le riserve valutarie ammontano a 452 miliardi di dollari, il 15% in più dello scorso anno, spinte in alto dai prezzi del petrolio solidi. I rendimenti dei bond russi a dieci anni sono attualmente al 7%, esattamente come prima dell’annessione della Crimea e l’imposizione delle sanzioni (dopo le quali erano schizzati al 14%). Nel breve-medio termine, il Cremlino può usare il budget per stimolare la crescita, attrarre investimenti e persino restituire del reddito disponibile ai consumatori. Difficilmente sarà sostenibile nel lungo termine, in assenza di investimenti esteri significativi. Molti osservatori infatti reputano inevitabile un aumento della tassazione e ulteriore austerità nei servizi sociali.

Il limite costituzionale di due mandati consecutivi crea un punto critico per Putin in cui il potere dovrà essere trasferito a qualcun’altro. Qualunque decisione prenda Putin, sarà interpretata dall’élite politico/economica con un segno di quello che verrà. Tali segnali permetteranno alle élite di cominciare a calcolare quanto potranno guadagnare o perdere nei prossimi sei o dodici anni. Le lotte che ne deriveranno per posizioni di favore e benefit all’interno di una élite che si preoccupa non solo per le perdite a breve termine, ma anche per il futuro, saranno drammaticamente destabilizzanti per un sistema politico che non è stato costruito su dei sistemi formali di comando e controllo, ma prevalentemente su accordi e intese informali. Così come nella corsa alle elezioni del 2008, quando Putin ha lasciato tutti con il  fiato sospeso riguardo la scelta del suo successore  fino a tre mesi prima delle elezioni, anche ora Putin tenterà di tenere l’élite all’oscuro il più a lungo possibile. In questo contesto, è importante riconoscere il ruolo che il conflitto con l’occidente ha avuto negli equilibri politici della Russia. Sebbene le sanzioni facciano male, nell’analisi di Mosca i momenti peggiori della tempesta sono alle spalle e la Russia ne esce relativamente in buona forma.Allo stesso tempo, la pressione che le sanzioni hanno generato sugli uffici di vigilanza delle banche in giro per il mondo significa che persino quegli oligarchi e grandi corporazioni che non sono nella liste delle sanzioni hanno dovuto gestire il loro fabbisogno  finanziario attraverso la Banca centrale russa o il ministero dell’Economia, dando al Cremlino un livello di influenza sulla sua élite economica senza precedenti.

Nel frattempo, coloro che sono insoddisfatti di tale situazione devono fare i conti con un presidente molto popolare tra il grande pubblico per i suoi exploit di politica estera. Quindi, sebbene ricercare una tregua con l’occidente potrebbe diminuire considerevolmente il costo del capitale per l’economia russa, i costi per il progetto politico di Putin sarebbero incalcolabili. Ciò spiega almeno in parte perché le previsioni a tre anni del ministero per lo Sviluppo economico assumono che le sanzioni rimarranno. Sebbene ci sia ancora molto che non sappiamo riguardo l’attacco a Sergei Skripal e a sua figlia, esso si conforma a uno schema più ampio e più pericoloso di quello della storia russa di omicidi mirati in terra straniera. Considerato alla luce dell’annessione della Crimea e dell’intervento nel Donbass, dell’abbattimento dell’MH-17, delle manovre provocatorie degli aerei russi contro le forze Nato e dell’uso aggressivo di com- pagnie di mercenari privati in Siria, esso suggerisce una sempre più alta tolleranza al rischio e all’escalation. Dopo Salisbury, a Londra sono state discusse una serie di potenziali risposte. Tuttavia, esse non eserciterebbero pressione sul Cremlino e non aumenterebbero la sicurezza della popolazione inglese, e le polemiche che susciterebbero indebolirebbero la determinazione necessaria per prendere misure più efficaci.

Alcune proposte riguardano la possibilità di dare un giro di vite contro il denaro russo a Londra, specialmente gli asset legati agli individui molto ricchi vicini allo Stato. Le discussioni sull’implementazione del cosiddetto Magnitsky power, che consentirebbe al governo inglese di sequestrare asset in modo più mirato, hanno ripreso vigore, altri invece hanno invocato un uso più aggressivo dei poteri di controllo sui patrimoni non giustificati, e un generale inasprimento delle leggi e delle pratiche su diligenza e trasparenza. Tali misure avrebbero un impatto reale sugli individui coinvolti e meritano di essere realizzate da un punto di vista del governo domestico, ma il loro impatto politico è incerto. Alla luce dell’influenza che Putin già esercita sulle élite, l’effetto sarà probabilmente quello di vincolarle ancora di più al Cremlino, consolidando invece che indebolendo il potere di Putin. L’affare Salisbury, tuttavia, potrebbe fornire un’opportunità inaspettata di rivedere la relazione europea con la Russia in un modo che rinforzi gli incentivi sia positivi sia negativi, e alteri significativamente l’analisi costi/benefici del Cremlino.

Ciò che il Primo ministro May ha chiamato un “uso illegale della forza” condotto da una potenza ostile su suolo inglese è chiaramente la minaccia più immediata posta dalla Russia all’Occidente nell’era post-Guerra fredda. Sebbene le conseguenze a livello umano impallidiscano di fronte alla guerra in Ucraina, esso colpisce al cuore l’Europa e la Nato in un modo che né la Crimea né il Donbass e neanche la guerra in Georgia hanno fatto. Verificandosi in territorio britannico, esso è un colpo fisicamente più vicino di ogni altro. La risposta a Salisbury, quindi, non dovrebbe essere quella di applicare più sanzioni alla lista creata dopo la Crimea e il Donbass. Piuttosto, la risposta dovrebbe riguardare una riconfigurazione a tutto tondo del regime di sanzioni vis-à-vis con la Russia. Salisbury non dovrebbe mettersi in  la dopo i processi di Crimea e Minsk: dovrebbe piuttosto rimpiazzarli e inglobarli.

In termini di contenuti, il Regno Unito ei suoi alleati potrebbero proporre misure intrecciate volte ad aumentare in modo significativo il costo del capitale per l’economia russa, così da minare l’abilità del Cremlino di supportare la crescita economica di medio e lungo termine.Ciò prevederebbe, in primo luogo, il rafforzamento della compliance e dei requisiti di due diligence per gli istituti bancari, i sistemi pensionistici e altri fondi, per le compagnie di assicurazione, con un’enfasi sul rischio di sanzioni dalla controparte e l’identificazione documentata dei proprietari beneficiari. I governi dovrebbero inoltre rivedere le politiche che riguardano l’acquisto del debito pubblico russo e dei titoli legati allo Stato. Vista la necessità di ribaltare circa 14,4 miliardi di dollari di debito esterno statunitense nel corso del prossimo mandato presidenziale, un divieto di acquisto porterebbe a un graduale e significativo disinvestimento dall’economia russa.

Strutturalmente, la crisi di Salisbury potrebbe consentire di separare le sanzioni dal processo di Minsk sulla risoluzione del conflitto nel Donbass, un processo che ha consentito a tutti di incolpare le controparti per il mancato rispetto delle sanzioni. Piuttosto, le sanzioni potrebbero essere incorporate in un processo completamente dipendente da Mosca. Con le sanzioni (nuove e rinnovate) potrebbero essere riconosciuti premi progressivi a Mosca in forma di allentamento delle sanzioni con riferimento a chiari standard. Questi ultimi potrebbero: aiutare a identificare e permettere il perseguimento dei responsabili dell’attacco di Salisbury; fornire piena trasparenza sul programma del “Novichok”; ritiro in modo dimostrabile e verificabile del personale e del materiale militare e paramilitare russo dal Donbass; ripristino del controllo di Kiev sul confine negli oblast di Luhansk e Donetsk; ripristino della sovranità ucraina sulla Crimea. Il Cremlino potrebbe scegliere di non accettare tutti o alcuni degli standard, ma così non potrebbe che biasimare se stesso per il mantenimento delle sanzioni. In più, tali passi indicherebbero un chiaro e legittimato percorso da seguire per la normalizzazione dei rapporti. Essi rilancerebbero il messaggio che il conflitto in Europa riguarda il comportamento del governo di Mosca sul territorio esterno ai propri confini, e non la sicurezza e la prosperità della Russia.

Samuel A. Greene, Ricercatore presso l’International institute for strategic studies, IISS e direttore Russia Institute, King’s College London

ultima modifica: 2018-04-15T09:30:20+00:00 da Redazione

 

 

 

 

 

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