La Lega di Salvini e i dossier economici? Leggere Armando Siri per capire

La Lega di Salvini e i dossier economici? Leggere Armando Siri per capire
"La flat tax è un’infrastruttura per il Paese. È immateriale, ma è un’infrastruttura e rimane la priorità assoluta, se vogliamo che l’Italia torni autenticamente a crescere". Cos'ha detto il sottosegretario ai Trasporti in quota Lega in una intervista pubblicata oggi su Quotidiano.net

È autore della proposta di Flat tax avanzata dal partito di Salvini, riferimento per la Lega nelle questioni economiche e per questo voce strategica per i dossier più caldi che nelle ultime settimane stanno facendo ribollire alcuni dei dicasteri chiave del governo Conte, come quello di Alitalia, ma anche Tav, Tap. Armando Siri, sottosegretario ai Trasporti, ha tracciato oggi una linea di demarcazione tra quanto è stato detto negli scorsi giorni rispetto ai temi caldi che coinvolgono il ministero guidato da Danilo Toninelli e di cui lui è sottosegretario. Nessuno stop alla Tav, chiarire gli equivoci sul Tap e andare avanti con i lavori, investimenti su infrastrutture e ferrovie, e il futuro di Alitalia che resterà italiana. Allora ecco chi è e cosa pensa Armando Siri.

“La flat tax è un’infrastruttura per il Paese. È immateriale, ma è un’infrastruttura e rimane la priorità assoluta, se vogliamo che l’Italia torni autenticamente a crescere”. Siri, “guru” economico di Matteo Salvini e autore della flat tax al 15% lo chiarisce anche oggi in una intervista a Quotidiano.net: la sua idea di una aliquota fissa è una necessità per il Paese, una semplificazione del sistema fiscale che aiuterà a combattere, tra le altre cose, l’evasione fiscale. La misura ha, però, suscitato dubbi sulla sua effettiva sostenibilità, avendo come conseguenza anche una riduzione delle entrate fiscali.

“La Flat tax sarà una rivoluzione fiscale da 50 miliardi: partirà nel 2019 e avrà l’effetto di una cascata d’acqua su una pianta inaridita”, aveva spiegato lo stesso Siri intervistato da Repubblica l’11 maggio, quando ancora il governo Conte non esisteva e il contratto di governo era in via di formulazione. Due aliquote, una al 15% e l’altra al 20%, quest’ultima introdotta per “aiutare le fasce più basse”. Una semplificazione drastica per alcuni, che avvantaggia le classi di reddito medio-alte, a cui Siri però ha chiarito che “la clausola di salvaguardia consentirà al contribuente penalizzato di scegliere il vecchio regime e pagare come ora. Ma si tratterà di pochi casi. Ricordo poi che l’attuale no tax area rimarrà in vigore. E dunque i redditi fino a 8 mila euro resteranno esentasse. Faccio infine notare che la Flat tax non è un provvedimento socio-assistenziale, ma di stimolo alla domanda”, aveva spiegato sempre su Repubblica.

Tra i dossier caldi su cui si dibatte in queste settimane, anche quello dell’alta velocità Torino Lione, su cui il sottosegretario ha chiarito la sua posizione: “Non abbiamo mai discusso uno stop della Tav. Nel nostro contratto si parla di ridiscussione del progetto – spiega Siri -. Questa non è un’opera periferica ma fa parte di un corridoio europeo e, se non la facciamo, rischiamo di tagliare fuori l’Italia dai collegamenti strategici verso ovest. Tutto si può migliorare per carità, ma temo che uno stop comporti più costi che benefici”. L’impegno del sottosegretario ai Trasporti tocca tutte le infrastrutture italiane, dalle strade e autostrade alle ferrovie, passando per Alitalia. “Servono investimenti e soprattutto una visione strategica per il Paese. Noi vogliamo che le rotaie diventino un’opportunità concorrenziale con la gomma. Per riuscirci dobbiamo rafforzare l’Alta capacità delle merci e l’Alta velocità”, ma l’attenzione verso i pendolari è alta. “I pendolari sono la priorità, siamo tutti d’accordo. Dobbiamo e vogliamo al più presto dare segnali di un cambiamento vero nel trasporto locale”, ha aggiunto Siri.

E su Alitalia, il sottosegretario sottolinea che resterà italiana. “Coinvolgeremo un azionariato industriale che possa garantire ad Alitalia un futuro di crescita senza doverci ritrovare tra due anni a dover ricapitalizzare con soldi pubblici. E individueremo anche il partner più idoneo per sostenere la mission strategica della compagnia. Questa è l’ultima occasione”, ha chiarito, sottolineando poi il ruolo fondamentale dei commissari – Gubitosi, ma non solo – per la tenuta della compagnia. “Hanno fatto un grosso sforzo per mantenere operativa Alitalia. I dati in nostro possesso ci dicono che il prestito ponte è stato finora utilizzato in modo razionale. La valutazione finale, però, ci sarà al momento della restituzione”.

ultima modifica: 2018-07-30T09:00:04+00:00 da Chiara Masi

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: