Perché resto fiducioso sull’esito del Summit Nato. Parla Minuto Rizzo

Perché resto fiducioso sull’esito del Summit Nato. Parla Minuto Rizzo
Le indiscrezioni sul documento finale e il ruolo di Stoltenberg. Da Bruxelles, il presidente della NDC Foundation e già vice segretario generale dell'Alleanza, ci spiega perché, nonostante le prime dichiarazioni di Trump, ci siano tutti i presupposti per un buon vertice

Il Summit Nato è appena partito e, nonostante le bordate di Trump sulla Germania, ci sono tutti i presupposti per un “buon esito”. Parola dell’ambasciatore Alessandro Minuto Rizzo, presidente della Nato Defense College Foundation e vice segretario generale della Nato dal 2001 al 2007, che si trova a Bruxelles per seguire i lavori dell’evento “Nato engages: the Brussels Summit dialogue” che corre parallelo al vertice dei capi di Stato e di governo.

IL COMUNICATO FINALE È PRONTO

“Le premesse per un buon vertice sono buone”, ha spiegato l’ambasciatore. “C’è stata un’intensa preparazione diplomatica e il comunicato finale è già concordato; dovrebbe essere di una settantina di paragrafi, un po’ più corto rispetto a quello del Summit di Varsavia”, ha aggiunto. All’interno del documento, che definisce ogni due anni la postura dell’Alleanza adattandola all’evoluzione degli scenari internazionali, “c’è tutto quello che si prevedeva, dai nuovi comandi (uno a Norfolk, in Virginia, per l’Atlantico, e uno a Ulm, in Germania, per la mobilità militare, ndr), alla piena operatività dell’Hub di Napoli, oltre agli impegni politici consueti per rafforzare la sicurezza collettiva”. Insomma, “ci sono le basi per un vertice normale in cui vengono decise, come sempre, cose molto importanti”.

L’INCOGNITA TRUMP

Eppure, ha rimarcato Minuto Rizzo, resta “l’incognita Trump”, che già nella colazione con il segretario generale Jens Stoltenberg ha lanciato (come prevedibile) critiche agli alleati sulla spesa per la difesa, in particolare contro la Germania, rea di non fare abbastanza nonostante il notevole surplus commerciale e una posizione economica vantaggiosa. L’imprevedibilità del presidente non sembra comunque spaventare troppo. Anche Minuto Rizzo si dice “fiducioso su un buon esito del Summit”. D’altronde, il vertice che riunisce ogni due anni i leader della Nato, “è qualcosa di molto diverso rispetto al G7; è un evento enormemente più grande, con migliaia di persone che ci girano attorno”. Perciò, “Trump ci penserà più volte prima di mandarlo all’aria”, ha previsto il presidente della Nato Defense College Foundation.

IL RUOLO DEL SEGRETARIO GENERALE

Ad abbassare i toni ci ha provato nuovamente Stoltenberg, apparso “anche lui fiducioso che le cose possano andare bene”, ha detto Minuto Rizzo commentandone l’intervento al Brussels Summit Dialogue. In un momento di frizioni e divergenze tra gli Stati Uniti e l’Europa, il ruolo del segretario generale è “molto importante”, ha ricordato l’ambasciatore, che in passato ha svolto tale funzione all’interno dell’Alleanza. “Stoltenberg – ha rimarcato – non viene da un grande Paese me è una persone saggia, dotato di quella saggezza nordica che rassicura e non innervosisce; è stato a Washington di recente e ha già visto Trump qui a Bruxelles nel vertice informale dello scorso anno”. In questi incontri, “il segretario generale ha spiegato al presidente americano che da parte degli alleati non è stato fatto tutto, ma che qualcosa stanno facendo”.

TRA WASHINGTON E BERLINO

Il nodo vero e proprio in queste prime battute del vertice è il rapporto tra Washington e Berlino. I tweet piccati di Trump sul mancato rispetto della Germania dell’obiettivo del 2%, sono stati seguiti dalle dichiarazioni di questa mattina sulle questioni energetiche. Il Nord Stream 2, che collegherà Germania e Russia, renderebbe la prima “prigioniera” della seconda, fatto che non va giù a Trump dato che “gli Stati Uniti proteggono la Germania e altri Paesi europei proprio dalla Russia”. Anche su questo, Stoltenberg ha cercato di smorzare: “Non è compito della Nato risolvere la questione del gasdotto Nord Stream 2, è al di fuori del nostro quadro di discussione”. Secondo Minuto Rizzo, le bordate di Trump contro la Germania “non sono una sorpresa; il problema delle automobili tedesche è noto, così come lo è il fatto che Angela Merkel non stia simpatica al presidente americano. Inoltre – ha rimarcato l’ambasciatore – la Germania spende poco sulla difesa, anche se Trump sembra ignorare che lo fa perché così gli è stato detto di fare dopo la Seconda guerra mondiale”. Dunque, per far ripartire la spesa di Berlino “occorre portare avanti un delicato lavoro politico, e comunque la Germania ha già fatto dei passi avanti”. Ad ogni modo, a molti ha sorpreso il riferimento di Trump al dossier energetico e al Nord Stream 2: “Quando qualcuno ti sta antipatico – ha concluso l’ambasciatore Minuto Rizzo – guardi persino se ha fatto bene il nodo della cravatta”.

ultima modifica: 2018-07-11T13:07:22+00:00 da Stefano Pioppi

 

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: