Cosa non va nella manovra del governo

Cosa non va nella manovra del governo

Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di economia e finanza (Def). Secondo quanto annuncia il governo, per il 2017 si conferma una previsione di crescita dell’1,1%. Per il deficit la prospettiva è quella del 2,1% entro la fine di quest’anno: “Numeri di un percorso graduale che va ancora compiuto e che nelle nostre prospettive andrebbe accelerato”, ma “si tratta di previsioni conservative, prudenti”, ha spiegato il presidente del consiglio Paolo Gentiloni ieri sera nella conferenza seguita al consiglio dei ministri.

Alla versione ufficiale del documento, il partito fondato due mesi fa da Raffaele Fitto e Daniele Capezzone, ne contrappone uno alternativo. Pubblichiamo un estratto del paper di Direzione Italia che è stato presentato questo pomeriggio a Roma al convegno dal titolo “Il nostro Def alternativo per tornare a crescere”.

IVA

È impensabile lasciare scattare le clausole di salvaguardia che innescherebbero aumenti Iva. Sarebbe il colpo finale alle famiglie, ai consumi, al commercio. Ecco perché serve invece una seria spending review, come quella che suggeriamo al paragrafo 5. E semmai, come vedremo nel prossimo paragrafo, l’Iva va abbassata: altro che rialzo!

ACCISE SU TABACCO

Aumentare il prezzo delle sigarette, attraverso un ennesimo rialzo delle accise, sarebbe una mossa tre volte sbagliata:

1) Perché sarebbe un ennesimo aumento di tasse

2) Perché, se proprio qualcuno volesse fare questo errore, almeno dovrebbe farlo in modo omogeneo rispetto alle diverse tipologie di tabacchi e sigarette. Ma se invece si interviene premiando o punendo (in misura maggiore o minore) i tabacchi di qualità più o meno elevata, aumentando le accise in modo differenziato, si inserisce nel mercato un elemento distorsivo, che favorirà alcuni produttori a scapito di altri.

3) Perché se per caso si alzano le accise sui tabacchi di qualità più bassa, si fa un favore a un altro “operatore”: il mercato nero. A cui non sembrerà vero di ricevere questo regalo, che renderà le sigarette illegali più convenienti di quelle legali di fascia bassa.

CATASTO

L’idea di una stangata di fine legislatura è inaccettabile, anche se per ora sembra allontanata.

Semmai, bisognerebbe fare il contrario: abbattere una assurda tassazione su tutti gli immobili.

A suo tempo, il Governo Renzi non fece tesoro della delega fiscale che avevamo contribuito a scrivere. In dodici mesi estesi a diciotto, non la attuò, se non per il 30-40%, e nelle parti meno innovative e coraggiose. E lì, in quella delega, scritta tenendo conto delle sacrosante posizioni dei proprietari di immobili, non c’era il principio di una vaga invarianza di gettito nazionale (che, com’è chiaro, può aprire la strada a qualunque tipo di operazione pasticciata), ma una precisa, specifica e verificabile invarianza di gettito a livello comunale.

VOUCHER 

La ritirata del governo dinanzi ai referendum Cgil è stata ingloriosa. Sarebbe stato giusto andare al voto e vedere quanti italiani (secondo noi, un aminoranza) avrebbe sostenuto le tesi della Camusso. Abolire i voucher non farà piovere dal cielo contratti a tempo indeterminato (o anche contratti a termine) ma produrrà solo nero o disoccupazione, rispetto ai piccoli lavori.

SPLIT PAYMENT 

Lo split payment non è uno strumento contro l’evasione. Al contrario, è un’inaccettabile super-tassa sulla liquidità delle imprese, e in particolare di quelle (già nei guai a causa dello stato) che sono fornitrici della Pubblica Amministrazione, che verranno pagate al netto dell’Iva, trattenuta dalla mano pubblica.

Leggi qui il paper completo di Direzione Italia

ultima modifica: 2017-04-12T16:43:07+00:00 da Veronica Sansonetti

 

 

 

 

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