Perché occorre ripensare il Bail-in

Perché occorre ripensare il Bail-in
L'analisi di Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana-Abi, pubblicata sul numero di luglio della rivista Formiche

Le recenti statistiche sull’andamento del Pil confermano un progressivo consolidamento dei segnali di ripresa in atto, dei veri e propri germogli di primavera, secondo i dati disponibili, con il crollo del 43% del ricorso alla cassa integrazione nel primo quadrimestre dell’anno e l’aumento del 4% del livello di esportazioni tra febbraio e marzo. Contribuisce a questo nuovo scenario, dopo aver attraversato anni di lunga crisi, soprattutto un clima diverso nel Paese, testimoniato anche dalla rinnovata convergenza e collaborazione tra banche e imprese per una competitività più efficace sui mercati internazionali. Questo clima non va disperso, poiché sono ineludibili gli adempimenti, come la legge di bilancio che attira le attenzioni dei mercati internazionali per contenuti e tempi. Va, comunque, assolutamente evitato l’esercizio provvisorio e confido moltissimo nella saggezza del presidente della Repubblica a combinare le esigenze di equilibrio dei conti dello Stato con il suo potere di scioglimento delle Camere.

Ora possiamo guardare con più fiducia al futuro rispetto a tante polemiche del passato: alcune di queste ancora persistono sotto forma di luoghi comuni superati sulla solidità del settore bancario. Le banche, tutte diverse e in concorrenza tra loro, hanno affrontato le conseguenze della crisi finanziaria d’oltreoceano, poi economica e produttiva in casa nostra, in una fase storica di infimi tassi di interesse, con profonde modernizzazioni realizzate con le sole proprie forze. Una vera e propria rivoluzione si è realizzata nel mondo bancario italiano attraverso ristrutturazioni aziendali, interventi di patrimonializzazione e svalutazione, continui investimenti in tecnologia che hanno ridotto i costi di struttura rispetto al margine di intermediazione. Oggi, gli istituti di credito italiani, salvo pochissime eccezioni, cominciano a raccogliere i frutti di questa profonda trasformazione. La situazione delle nostre banche è quasi sempre migliore di quella che quotidianamente viene rappresentata.

Negli ultimi mesi le sofferenze nette, cioè al netto delle svalutazioni già effettuate dalle banche con propri accantonamenti e non confusamente al lordo, sono scese a 77 miliardi di euro, in forte diminuzione rispetto agli 86,8 miliardi di dicembre 2016. Su questo tema, inoltre, bisogna considerare anche le cospicue garanzie (come ha ben segnalato il 31 maggio il governatore della Banca d’Italia) e tutto l’intenso lavoro per continuare a ridurle. Nel frattempo, prosegue l’impegno di sostegno all’economia con il risultato che a fine aprile l’ammontare dei prestiti alla clientela, erogati dalle banche operanti in Italia, è nettamente superiore – di quasi 75 miliardi – rispetto al totale complessivo della raccolta da clientela. Un sostegno che non è mai venuto meno nel corso della crisi e che ha visto le banche adoperarsi per imprese e famiglie, in funzioni straordinarie anche di supporto sociale, con le sospensioni del pagamento delle rate dei finanziamenti.

È, pertanto, improprio continuare a parlare, generalizzando, di banche in crisi, senza distinguere e valutare gli scenari complessivi e il contesto in cui operano. A oltre due anni dall’avvio dell’Unione bancaria, quello che doveva essere un grande traguardo europeo continua a restare un progetto incompleto e limitato alla sola Vigilanza unica. Mancano gli indispensabili testi unici europei in ambito bancario, finanziario, dei diritti fallimentare e penale dell’economia. In questo scenario, trionfa la burocrazia che ha sommerso le banche con 1.247 nuove fonti normative nel solo 2016. Serve una svolta di semplificazione e deve arrivare innanzitutto dalle istituzioni europee, per non far cadere nel vuoto tutte le continue invocazioni su più trasparenza ed educazione finanziaria. Un primo intervento deve riguardare certamente il bail-in, ripensandolo ed evitandone ogni effetto retroattivo.

Le normative dell’Unione bancaria hanno la caratteristica di essere sperimentali, non sono tavole di Mosè scolpite nella pietra. Abbiamo avuto oltre due anni di esperienza dell’Unione bancaria europea, anche traumatica, e una verifica è indispensabile. Stiamo anche svolgendo un ruolo attivo avanzando proposte, con il presupposto che la costituzione della Repubblica italiana continui a essere rigida, con il sempre vigente art. 47 che dispone: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.

ultima modifica: 2017-07-16T08:00:06+00:00 da Antonio Patuelli

 

 

 

 

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