Chi ride e chi si defila sui vitalizi dei parlamentari

Chi ride e chi si defila sui vitalizi dei parlamentari
I Graffi di Damato

(Articolo ripreso da www.graffidamato.com)

La partita dei tagli ai vitalizi degli ex parlamentari, propedeutici a quelli che potranno essere apportati alle pensioni che percepiscono milioni di italiani comuni, si è chiusa alla Camera ancor peggio di quanto si potesse prevedere il giorno prima del voto.

Il ruolo di opposizione è stato alla fine svolto dai soli esponenti del bistrattato partitino di Angelino Alfano, in odio al quale probabilmente i deputati del partito di Silvio Berlusconi si sono messi anche loro a inseguire i grillini contraddicendo le ragioni esposte pubblicamente dal capogruppo Renato Brunetta contro il provvedimento da macelleria prima parlamentare e poi sociale.

Il risultato finale di questa partita forzista – da Forza Italia – nella partita più generale dei vitalizi dei 2600 ex onorevoli è stato a dir poco grottesco. Dopo avere pensato ad un’astensione, pur di distinguersi dagli odiati alfaniani, cioè i “traditori”, di cui si accettano ad Arcore rese e rientri al dettaglio, non all’ingrosso, Silvio Berlusconi in persona ha ordinato per telefono la non partecipazione al voto, cioè la fuga dall’aula, per evitare che il gruppo si spaccasse clamorosamente, essendovi alcune erinni decise a votare a favore della legge. Ma due di esse – la potente, si fa per dire, coordinatrice del partito in Lombardia, Mariastella Gelmini, e la pitonessa Daniela Santanchè, chi se no?- si sono ugualmente intruppate nella maggioranza demo-grillina, come avevano già deciso e annunciato a destra anche i leghisti di Matteo Salvini e i fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

Il guaio politico ormai è fatto. Per quante pecette potrà inventarsi Silvio Berlusconi nella reggia di Arcore, o in qualche succursale, per il passaggio autunnale del provvedimento al Senato, la credibilità di Forza Italia è scesa di parecchio agli occhi dei milioni di pensionati sottoposti da anni al rischio dei tagli teorizzati dal presidente dell’Inps Tito Boeri. Che ne immagina per le pensioni, all’incirca, dai 2000 euro lordi mensili in su, destinate a ridursi dal 30 al 40 per cento nel ricalcolo col sistema contributivo, dal retributivo con cui erano state liquidate a suo tempo. E sarà grasso che cola, coi tempi che corrono, se la violazione dei cosiddetti e sempre meno tollerati diritti acquisiti non porterà pure a reclamare la restituzione degli arretrati.

Ci sarà solo da sperare a questo punto nella capacità di resistenza della Corte Costituzionale, i cui giudici peraltro sono già da tempo sottoposti a una campagna denigratoria da grillini e associati perché sospettati, con le loro pensioni non certamente modeste, di essere in cosiddetto conflitto d’interessi.

La debacle di Forza Italia in questa partita sociale può tradursi nel colpo di grazia anche sul destino del tanto declamato centrodestra, che marcia sempre più diviso ma continua ad essere conteggiato – chissà perché – nei sondaggi come somma dei partiti che lo dovrebbero comporre, per cui spesso risulta in vantaggio rispetto ad altre forze e/o potenziali aree. Certo, esistono edizioni locali del centrodestra, di livello anche importante come nelle regioni Lombardia, Veneto e Liguria, ma il livello nazionale è altra cosa.

Del resto, il primo a non credere più di tanto a una nuova edizione di centrodestra a trazione forzista, come in passato, è lo stesso Berlusconi in versione proporzionalistica, quanto al sistema elettorale: un sistema che gli darebbe la possibilità, dopo le elezioni, di muoversi in totale libertà sullo scacchiere politico.

L’unico che se la ride, in questo scenario, è Beppe Grillo. Al cui principale portavoce alla Camera, il vice presidente Luigi Di Maio, al netto dei suoi strafalcioni grammaticali, sintattici, nonchè di geografia fisica e politica, era francamente difficile dare torto sentendogli dire sarcasticamente nell’aula di Montecitorio agli avversari e concorrenti: “Avvertiamo il vostro affanno nel rincorrerci su un tema che non appartiene al vostro dna”. E sentendolo anche minacciare: “Non rimarrà un solo privilegio, iniziate a prepararvi”.

“Privilegio”, per i grillini, è naturalmente tutto ciò che supera il loro livello culturale e il miserevole sussidio sociale che essi sognano per tutti.

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ultima modifica: 2017-07-27T08:45:11+00:00 da Francesco Damato

 

 

 

 

 

 

 

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