Le elezioni in Sardegna hanno mostrato chiaramente il loro verdetto: vince Pigliaru, supportato da una coalizione di centrosinistra insolita, per la verità.
Il Partito Democratico della Sardegna poteva contare su degli alleati che andavano dal Centro Democratico all’Unione Popolare Cristiana, da Sinistra Ecologia Libertà alla Sinistra Sarda (Rifondazione/Comunisti Italiani) dalla lista La base fino alla lista comune Idv/Verdi e al Partito Socialista Italiano. Senza contare, poi, l’aiuto fondamentale del sovranista/indipendentista coi Rossomori, il Partito dei Sardi, iRS – indipendentzia Repubrica de Sardigna.
Insomma, una coalizione caleidoscopica che, a quanto pare, ha portato la vittoria al candidato subentrato alla Barracciu, vincitrice delle primarie sarde.
Non mi sto a soffermare sui dati delle liste in sé e sull’astensione, seppur preoccupante, per i quali saranno invasi sia ‘L’Unione Sarda’ sia ‘La Nuova Sardegna’ e di cui il web inizia già a traboccare.
Al contrario: è bene soffermarsi sui dati dei candidati presidente e, precisamente, su uno dei sei pretendenti allo scranno più alto di Viale Trento, Michela Murgia.

La scrittrice, nota nel continente e nell’isola, si era candidata accettando la proposta rivoltale da ProgReS nei giorni della festa del partito a Nùoro.
Insomma, aveva preso in mano la situazione e si era involata in una campagna elettorale, supportata da partiti e dalla mitica società civile. E sia: Sardegna Possibile, il nome della coalizione.
ProgReS, Gentes e Comunidades i nomi delle liste che avrebbero appoggiato Michela Murgia, candidata indipendentista che sarebbe andata a colmare il vuoto prodotto dall’alleanza trasversale tra Pd e Pdl (diventato, nel frattempo Forza Italia), come da lei affermato in un’intervista a firma di Giacomo Russo Spena per ‘Micromega’ Tra Pd e Pdl esiste un’alleanza trasversale, bisogna colmare quel vuoto rappresentativo”.
La Murgia era partita e nulla poteva fermarla: giornali, media continentali, come ‘Micromega’, parlavano,dunque, della scrittrice conosciuta nel continente che si candidava come Presidente della regione Sardegna da indipendentista, tanto che i maggiori quotidiani, come ‘Corriere della Sera’‘La Repubblica’ riportavano solo tre candidati su sei: Cappellacci, Pigliaru, Murgia.
La sfida, per i media, era a tre: Michela Murgia sarebbe entrata nel terzetto per essere il pungolo di Pd e Forza Italia.

La Murgia raggiunge il 10,3% dei consensi.
Non che sia un dato negativo, tutt’altro: un deca e più come percentuale, sono dati confortanti per qualsiasi coalizione politica!
Prescindo, quindi, dal fatto che se una legge elettorale non ritiene sufficiente il 10% dei consensi raggiunti da una lista, questo possa essere un requisito necessario per l’esclusione di essa.
Ciò avvalora e rende ancora più necessaria una svolta in senso proporzionalista dei sistemi elettorali, siano essi continentali che isolani.
Andando ad analizzare ciò che è stato il risultato della Murgia, però, ci si rende conto di quello che volevo porre in evidenza: la candidata presidente raggiunge il 10,3% ma le tre liste che supportavano la Murgia si sono fermate rispettivamente all’1,77% (Comunidades), 2,76% (ProgReS) e 2,24% (Gentes).
Il dato assomiglia moltissimo a quello della tornata elettorale per il rinnovo del consiglio comunale di Taranto del 2012: tra chi correva per lo scranno più alto del governo della città dell’ILVA c’era anche Angelo Bonelli, presidente della Federazione dei Verdi.
L’esponente ecologista si presentava supportato dai Verdi e da quattro liste civiche: Rinascere, Mamme per Taranto, Rinnoviamo insieme, Aria pulita.
Egli aveva condotto una campagna elettorale simile a quella che poi sarebbe stata, due anni dopo, quella di Michela Murgia, con risultati del tutto simili. Sebbene si stia parlando di una città e non di una regione: Angelo Bonelli aveva raggiunto l’11,91% mentre la lista dei Verdi solo il 2,20% superata, addirittura, dalla lista civica Rinascere che ha conquistato il 2,33% più un posto nel consiglio comunale.
L’unica differenza tra Bonelli e la Murgia è che almeno lui è entrato a far parte del consiglio comunale di Taranto, mentre la Murgia, a causa di una legge elettorale antidemocratica – repetita iuvant – resterà a guardare fuori dalla porta di Viale Trento.

Due campagne elettorali, comunque, speculari basate sul personalismo politico hanno portato a risultati più che discreti, ottimi, ai candidati presidente della Regione Sardegna e sindaco di Taranto, ma le liste sono state coloro che ne hanno più sofferto.
Le campagne personalistiche, così come l’ostentazione dell’individualismo, sono il germe berlusconiano che ha fatto breccia (questo sì) trasversalmente uccidendo il dibattito politico attorno ad un’idea e ad un progetto: tutto è nulla quando c’è il candidato forte che trascina naturalmente tutto il resto della coalizione.
Questo ha legato, o almeno così pare, la Sardegna con Taranto: il personalismo.

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