Rispetto per le aziende italiane. L’appello della Trenta sul caso Fincantieri-Stx

Rispetto per le aziende italiane. L’appello della Trenta sul caso Fincantieri-Stx
Se il dossier migratorio fa discutere le due compagini dell'esecutivo, il governo si presenta compatto sulla questione Fincantieri-Stx. La decisione della Commissione di avviare un'indagine sull'operazione “sorprende” il ministro Trenta, che chiede “rispetto” per le aziende italiane

Serve rispetto per le aziende italiane. Parola del ministro della Difesa Elisabetta Trenta, che è intervenuta sull’ultimo capitolo dell’operazione Fincantieri-Stx, promettendo l’impegno coeso dell’esecutivo a difesa degli interessi nazionali. Un capitolo scritto questa volta dalla Commissione europea che, accogliendo le richieste di Germania e Francia, ha deciso di esaminare alla luce del regolamento sulle concentrazioni la proposta di acquisizione dei Chantiers de l’Atlantique da parte dell’azienda italiana. L’accordo, ha spiegato la Commissione, potrebbe rischiare di “nuocere alla concorrenza a livello europeo e mondiale”.

LA TUTELA DELL’INTERESSE NAZIONALE

“Quando siamo saliti al governo abbiamo messo in fila i principi e le priorità; al primo posto abbiamo fissato un concetto molto chiaro: l’interesse nazionale”, ha spiegato il ministro. Proprio l’interesse nazionale (“nel rispetto ovviamente dei nostri alleati”) resterà “la guida di questo esecutivo”, ha promesso. Ciò “non significa certo chiudersi in un guscio, bensì allargare le proprie prospettive, i propri orizzonti”. Allo stesso tempo, ha rimarcato via Facebook, “significa soprattutto tutelare le nostre grandi e piccole e medie imprese, che rappresentano l’ossatura economico-finanziaria dell’Italia”.

UNA SCELTA CHE SORPRENDE

“La scelta di Francia e Germania di interpellare l’antitrust comunitario contro il recente accordo tra Fincantieri e Stx France sorprende”, ha chiosato la titolare di Palazzo Baracchini. “Chi ha imparato a conoscermi sa che sono una fautrice del dialogo, ma lasciatemi dire che nella fattispecie i tempi e i modi destano qualche perplessità”. Il riferimento è alla strana coincidenza della decisione di Bruxelles con l’irrigidimento dei rapporti tra Roma e Parigi, raggelati dal supporto che i due vice premier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, hanno espresso per il movimento dei gilet gialli.

UN MURO INGIUSTIFICATO

“Dopo di che, nella piena consapevolezza di dover abbattere muri e barriere nell’ambito del processo di rafforzamento dell’Europa, che incentivo da sempre, mi auguro che non sia la stessa Ue ad alzare, per l’ennesima volta, un muro che in questo caso apparirebbe del tutto ingiustificato”. D’altra parte, ha ribadito la Trenta, il governo ha un punto fermo: “la difesa della nostra industria nazionale”, e su queste “non abbiamo alcuna intenzione di indietreggiare”. Infine, un messaggio alle opposizioni: “Consiglio cautela e responsabilità; stiamo parlando dell’Italia e occorre remare, tutti, nella stessa direzione”.

L’APPELLO DI VOLPI

Una linea sposata dal sottosegretario alla Difesa in quota Lega Raffaele Volpi, che è tornato a proporre una modifica delle regole europee. “Auspico soprattutto – ha detto – che il governo promuova da subito una rivisitazione delle regole europee insieme ai nostri partner, per adeguarle al fatto che la concorrenza avviene ormai a livello globale e si può affrontarla soltanto con sinergie continentali in grado di sostenere le più grandi aggregazioni esistenti sui mercati mondiali”.

TRA BERLINO E PARIGI

A ogni modo, è difficile non scorgere nella decisione della Commissione europea le pressioni di francesi e tedeschi. Ma se per Berlino era facile immaginare l’insoddisfazione per un accordo che ha l’obiettivo dichiarato di creare “l’Airbus dei mari”, rimane più difficile leggere la posizione di Parigi. D’altra parte, si tratta solo dell’ultimo capitolo di una vicenda in cui non sono mancati i colpi di scena. A luglio 2017, la Francia ha deciso di nazionalizzare Stx, società che gestiva i cantieri di Saint Nazaire, in barba all’accordo che l’azienda guidata da Giuseppe Bono aveva concluso con la precedente proprietà sudcoreana (del 66%). L’intesa del settembre successivo ha poi previsto il riscatto del 50% da parte Fincantieri con l’aggiunto del prestito di un ulteriore 1% conferito dallo Stato francese. A tutto questo mancava il via libera dell’antitrust, su cui la Commissione ha riconosciuto la propria competenza. Con la nuova puntata, sembra chiaro un punto relativo alle questioni industriali, ha detto Carlo Festucci alla commissione Difesa della Camera: “Francesi e tedeschi ci fanno la guerra”.

IL LATO MILITARE

Certo, resta da capire come ciò potrà incidere sul lato militare dell’accordo, proceduto parallelamente (ma con qualche difficoltà in più) a quello civile. Solo lo scorso ottobre, dopo diversi mesi di studi e opzioni possibili, Fincantieri e Naval Group hanno siglato un’intesa che definisce il primo passo: la creazione di una joint venture paritetica. L’obiettivo di lungo termine è la creazione di un colosso europeo della cantieristica militare in campo navale. Sicuramente, ripetono da tempo i manager delle due aziende, molto dipenderà dalle scelte della politica.

ultima modifica: 2019-01-09T08:45:26+00:00 da Stefano Pioppi

 

 

 

 

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