Risultati incoraggianti per il vaccino francese che sarà prodotto massicciamente anche nel Regno Unito, che lo considera una risorsa strategica a partire dal 2022. La rincorsa alle varianti (presenti e future) e la capacità di produzione cambieranno lo scacchiere geopolitico

Il vaccino francese Valneva ha riportato ottimi risultati preliminari nelle fasi 1 e 2 dei test clinici e si appresta a iniziare la fase 3 (test di massa) previa approvazione. Oltre il 90% di volontari ha prodotto livelli di anticorpi sufficienti a debellare il Covid-19, talvolta superiori a quelli presenti in una persona guarita dalla malattia.

Valneva è una società di medie dimensioni (110 milioni di fatturato nel 2020), nata dalla fusione dell’austriaca Intercell e della francese Vivalis, e ha siti produttivi a Livingston (Scozia), Solna (Svezia) e Vienna (Austria), con uffici in Francia, Canada e Stati Uniti. Sta producendo un vaccino “tradizionale” basato su una versione inattivata del virus. Non si registrano preoccupazioni in merito alla sua sicurezza, gli effetti collaterali (come mal di testa e affaticamento) e la loro frequenza non sono dissimili da quelli che caratterizzano i vaccini già in commercio. Secondo FT Valneva potrà essere usato efficacemente come richiamo e contro le varianti del Covid-19.

Ottime notizie per Londra, che ne ha finanziato la ricerca e lo produrrà massicciamente nell’impianto scozzese. Con più di 31 milioni di vaccinati con la prima dose (e oltre 5 milioni con la seconda) il Regno Unito procede spedito nell’immunizzazione dei 66 milioni di cittadini. Ma il premier Boris Johnson teme la carenza di dosi per il richiamo in seguito alla minaccia europea di limitare l’esportazione di vaccini e materie prime, sulla quale si basa parte della strategia britannica.

Il segretario della sanità Matt Hancock ha accolto la notizia dei risultati di Valneva calorosamente. Londra ha già ordinato 100 milioni di dosi, Bruxelles starebbe trattando per 60 milioni. Ma la società che produce il vaccino ha fatto sapere che le prime partite di fiale saranno spedite solo nel primo trimestre del 2022, quando sia l’Ue che il Regno Unito dovrebbero aver concluso le rispettive campagne di immunizzazione.

Si tratta, dunque, di autosufficienza sanitaria a lungo termine. La comunità scientifica crede che il Covid-19 continuerà a evolversi e diffondersi, per cui è probabile che in futuro immunizzare la popolazione con cadenza regolare, come succede per l’influenza, diverrà pratica standard. Vaccini con le stesse qualità di Valneva saranno dunque essenziali per convivere con il virus – e la capacità di produrli diventa una risorsa geopolitica e strategica oltre che sanitaria.

In quest’ottica, i Paesi in grado di farlo stanno potenziando le proprie capacità di produzione. La Commissione europea sta lavorando in tal senso e l’EMA, l’agenzia del farmaco europea, ha recentemente autorizzato tre nuovi siti di produzione. Anche il finanziamento britannico di Valneva fa parte della strategia a lungo termine di Londra. La Russia, invece, è a caccia di produttori esteri per poter garantire le dosi di Sputnik V che ha promesso a decine di Paesi.

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