Una recente indagine di YouGov.de sui giovani tra i 14 e i 26 anni in alcuni Paesi dell’Unione Europea ha evidenziato cose interessanti sul lavoro svolto dalla Cancelliera in questi anni. Ma cosa sta accadendo ora in Germania? Perché Scholz sta andando così bene, molto oltre le aspettative? Il commento di Federico Quadrelli, vice presidente regionale della Spd di Berlino per il gruppo Migration und Vielfalt

Con molta ironia Olaf Scholz ha affermato che “può diventare una cancelliera“. La battuta nasce dalla consapevolezza che per 16 anni Angela Merkel ha governato come Cancelliera la Germania ininterrottamente e che esiste una generazione che non ha conosciuto altro che questo.

La fine dell’era Merkel porta con sé non solo un cambiamento politico, ma anche culturale e di rappresentazione/gestione del potere.

Una recente indagine di YouGov.de commissionata dalla TUI-Stiftung sui giovani tra i 14 ed i 26 anni in alcuni Paesi dell’Unione Europea ha infatti evidenziato cose interessanti.

Il 56% dei giovani tedeschi tra i 14 ed i 26 anni intervistati – generazione Merkel, così è stata definita nel rapporto -, ha risposto che il lavoro svolto dalla Cancelliera è stato molto positivo contro il 14% di giudizi molto negativi. Negli altri Paesi europei, invece, le risposte “molto positivo” sono state simili in UK (45%), Francia (44%), Italia (44%) e Spagna (43%). Di opinione diversa i giovani polacchi (34%) e greci (23%).

Alla domanda che chiedeva di giudicare la politica di Merkel in riferimento all’integrazione europea, invece, il 50% dei giovani tedeschi ha risposto positivamente, contro un 24% di giudizio “metà e metà” e il 16% di giudizio negativo. Nel resto d’Europa i più severi sono stati – a ragion veduta – i giovani greci che hanno valutato come positivo il lavoro a livello europeo della cancelliera tedesca solo al 15% contro un giudizio negativo del 25% e del 31% “metà e metà”. Anche gli italiani giudicano il suo lavoro a livello europeo più negativamente: 29% di giudizio positivo contro un 16% di giudizio negativo.

Angela Merkel lascia il partito della Cdu in mano a un gruppo nuovo, ma certo non giovane né innovativo. Armin Laschet è subentrato come candidato Cancelliere, ma tra errori, risate durante la tragedia dell’alluvione, e una performance discutibile nel confronto a tre con gli altri candidati, il risultato è stato un calo nei sondaggi. Gli istituti di ricerca concordano nell’assegnare alla Cdu un risultato tra il 19 e il 22%.

Di contro, Olaf Scholz e la Spd volano, seguiti dai Verdi e poi dal partito di destra liberale Fdp, che è dato tra il 10 e il 13%. Male Die Linke, che perderebbe quasi tre punti, scivolando tra il 6 e il 7%. Tutto questo apre scenari inediti per la questione delle alleanze, ma su questo torneremo.

Quindi, cosa sta accadendo ora in Germania? Perché Scholz e la Spd stanno andando così bene, molto oltre ogni aspettativa? Le risposte sono diverse, e le riassumo così.

1- Angela Merkel non si ricandida e questo ha un suo peso. Per Scholz, il fatto di essere in competizione con personalità politiche come Laschet e Bearbock è un vantaggio. Un pezzo dell’elettorato centrista, con a cuore i temi sociali – elettrici ed elettori di Merkel – apprezzano certamente di più Scholz che Laschet. Inoltre, c’è voglia di novità, di cambiamento dopo 16 anni di era Merkel;

2- la Spd, dopo un ventennio di trend negativo, drammaticamente negativo, sembra risalire la china. Lo fa con un partito unito nella scelta di Olaf Scholz come candidato e con un programma progressista e di sinistra, tanto che un’alleanza con Die Linke a livello nazionale potrebbe non essere più un tabù;

3- 400.000 iscritte/i alla Spd sono, come ha detto in un’intervista Scholz, il team di volontari che da settimane partecipa senza sosta a volantinaggio, incontri, iniziative di porta a porta, che in Germania sono momenti di campagna elettorale tra i più efficaci.

Insomma, siamo a un cambio epocale per la Germania. Dopo 16 anni ci sarà un Bundestag quasi completamente rinnovato e certamente non ci sarà più Angela Merkel. Vedremo il 26 settembre però, al netto dei sondaggi e delle opinioni, cosa accadrà veramente.

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