Gli incontri tra funzionari che si occupano di controllo di armamenti e i gli zar che seguono la transizione climatica per Cina e Usa anticipa la riunione dei leader. Joe Biden e Xi Jinping si vedranno in occasione dell’Apec di San Francisco, per un incontro dalle ambizioni elevate e con rischi di risultati limitati. Ma anche il riavvio delle comunicazioni è positivo. Questo articolo è tratto da Indo Pacific Salad, la newsletter curata da Emanuele Rossi

Dopo che da mesi se ne parla e lunghi lavorii diplomatici, la Casa Bianca ha confermato che il presidente statunitense, Joe Biden, e il suo omologo cinese, il segretario del Partito/Stato Xi Jinping, si incontreranno a San Francisco, in occasione del summit della Asia Pacific Economic Cooperation. Addirittura, Pechino avrebbe previsto alcuni giorni di permanenza ulteriore negli Stati Uniti per evitare che inghippi dell’ultimo momento possano far saltare l’incontro. Sarebbe il secondo faccia a faccia in assoluto tra i due, da quando ricoprono ruoli di leadership massima (il primo è stato al G20 di Bali lo scorso anno).

È dal 2017 che un capo di Stato cinese non visita gli Stati Uniti. Sul tavolo, le aspettative (iper-teoriche) sono altissime, le previsioni (iper-pratiche) portano a regolare l’ottimismo. Come ci aveva spiegato il docente di Harvard Robert Ross, le distanze tra le due potenze sono tali che forse nemmeno un faccia a faccia di massimo livello possa cambiare profondamente il senso delle relazioni.

Cosa cerca la Cina?

La priorità della Cina è di carattere economico. Le tensioni tra le due potenze si sono manifestate in Cina con le “repressione xenofobe” (copyright James Palmer, Foreign Policy) sulle imprese straniere e negli Stati Uniti come crescenti restrizioni sulle esportazioni di tecnologia verso la Cina (mentre, nota Alberto Prina Cerai, Pechino continua a cercare la sovranità tecnologica), creando una situazione che ha reso le imprese statunitensi sempre più diffidenti nel fare affari in Cina. Il principale peso sull’economia cinese non è rappresentato da ciò, ma da un mercato immobiliare in declino, da una crisi del debito dei governi locali, da un calo dei consumi interni. Tuttavia, qualsiasi forma di alleviamento del cappio economico è benvenuta da Pechino (che deve affrontare anche le pressioni del calo dell’occupazione giovanili e di una possibile deflazione legati ai prodotti alimentari).

Cosa vogliono gli Usa?

Gli Stati Uniti intendono dare priorità alle discussioni sulla sicurezza, concentrandosi sul controllo degli armamenti nucleari e sulle comunicazioni militari. I diplomatici statunitensi temono che l’adozione di un approccio più conflittuale nei confronti della Cina, che potrebbe includere la sospensione di alcuni canali a causa delle tensioni su Taiwan, possa portare a uno scontro indesiderato tra le due parti. Recentemente si sono sfiorati due incidenti clamorosi (in mare, in uno scontro con le Filippine, i nuovi migliori alleati americani; e in aria, coinvolgendo un B-52). Episodi che hanno accentuato queste preoccupazioni: soprattutto nel contesto delle tensioni in corso per le operazioni navali filippine nel Mar Cinese Meridionale; soprattutto in un contesto più ampio in cui la Cina sta chiudendo all’esterno il settore militare, con epurazioni che hanno portato alla rimozione del ministro, e Xi che continua a dare estrema priorità alla Difesa.

Controllo strategico

Questa settimana, l’assistente segretario di Stato statunitense per l’Ufficio per il controllo degli armamenti, Mallory Stewart, il suo omologo cinese Sun Xiaobo a Washington. Le delegazione erano composte da diplomatici, militari, funzionari dell’energia, e hanno “tenuto una discussione candida e approfondita su questioni relative al controllo degli armamenti e alla non proliferazione come parte degli sforzi in corso per mantenere linee di comunicazione aperte e gestire responsabilmente la relazione”, come spiega Foggy Bottom. È dai tempi dell’amministrazione Obama che non ci sono incontri del genere tra Stati Uniti e Cina.

Il dialogo sul nucleare è una chiave?

Per Tong Zhao, Nuclear Policy Program e China Center al Carnegie, sebbene sia più una discussione ampia e generale quella che serve tra Usa e Cina, l’incontro di Stewart e Su è stato un primo passo necessario per ricalibrare la comprensione e la cooperazione tra le due potenze globali. Restano ampie differenze sul concetto di “no first use”, che dimostrano le diversità nell’approccio strategico e nella visione del mondo, ma questo genere di contatti specifici possono essere una chiave di dialogo di carattere ben più ampio e politico. Anche vista la delicatezza del tema nucleare.

Un’altra chiave

A poche settimane dall’apertura della Conferenza Onu sul clima, Pechino si impegna a monitorare e ridurre le emissioni più climalteranti. Lo sviluppo fa seguito alla quattro giorni di incontri tra gli zar del Clima di Cina e Usa, Xie Zhenhua e John Kerry, che è un altro degli antipasti all’incontro Biden-Xi. “In gioco c’è anche la credibilità di Pechino come attore internazionale responsabile”, spiega Otto Lanzavecchia, l’esperto di transizione energetica di Formiche.net.

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