Non solo Cirinnà. Politiche di genere a Bruxelles e in Italia

Non solo Cirinnà. Politiche di genere a Bruxelles e in Italia

Grazie ad Alessia Mosca parlamentare europea siamo venute a conoscenza che il Parlamento europeo ha votato una risoluzione con cui chiede formalmente alla Commissione la produzione di una nuova strategia post-2015 sulla parità di genere sui diritti delle donne.

La precedente, infatti, era relativa al periodo 2010-2015 e, tra l’altro, è stata considerata da più parti insufficiente per promuovere un reale e profondo cambiamento della situazione femminile nell’Unione europea. Dopo un precedente sollecito del Parlamento europeo, la Commissione ha pubblicato, lo scorso anno, un “documento di lavoro”, che però non ha alcun valore inter-istituzionale ed è considerato di importanza politica inferiore, in quanto non ha bisogno di essere approvato dal collegio dei commissari, non esplicita impegni politici, non prevede né un budget dedicato né concreti parametri di riferimento rendendo impossibile valutare i progressi realizzati sugli obiettivi preposti. Questa richiesta si aggiunge alle precedenti, rivolte questa volta al Consiglio, di trovare un accordo sia sulla direttiva sulle donne nei consigli di amministrazione sia sul tema del congedo di maternità e di paternità, rispetto a cui ci auguriamo che la Commissione presenti al più presto una nuova proposta legislativa.

Nel frattempo, alla Camera dei Deputati italiana è stata approvata, con larga maggioranza, la legge che impone l’equilibrio di genere anche nei consigli regionali. Dopo la legge relativa agli enti locali, approvata durante la scorsa legislatura, e quelle relative a Parlamento nazionale e Parlamento europeo, anche le regioni sono finalmente chiamate a osservare il principio della parità di rappresentanza tra uomini e donne. La valutazione e il monitoraggio effettuati sulla legge Golfo-Mosca, relativa ai consigli di amministrazione, ha dimostrato, dati alla mano, che l’avere più donne ai vertici ha comportato tutta un’altra serie di miglioramenti collaterali (abbassamento dell’età media, maggiore trasparenza nella selezione, migliori performance sul mercato): ci auguriamo e su questo siamo fermamente convinte che anche nel caso del pubblico si possa dimostrare che la parità di genere non è solo una questione di giustizia sociale ma anche uno strumento concreto per migliorare la nostra società. Ovviamente noi facciamo la nostra parte, come possiamo,ma senza mollare.

Qui il link del testo completo della risoluzione.

ultima modifica: 2016-02-04T18:36:14+00:00 da Alessandra Servidori