La Lega punta a Palazzo Chigi. Parla Fedriga

La Lega punta a Palazzo Chigi. Parla Fedriga
Conversazione di Formiche.net con il capogruppo della Lega a Montecitorio, Massimiliano Fedriga

Il partito che prenderà più voti sarà quello che esprimerà il presidente del Consiglio. E’ giusto così“. E ancora, sull’euro: “O l’Europa e la moneta unica servono a rispondere alle esigenze dei cittadini – come adesso non sta accadendo – oppure arrivederci e grazie“. Non ha dubbi il capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati Massimiliano Fedriga, che in questa conversazione con Formiche.net ha anticipato molti dei temi che caratterizzeranno la campagna elettorale per le elezioni politiche in programma presumibilmente a marzo. A cominciare dalla questione dei rapporti interni al centrodestra, anche alla luce della vittoria di domenica scorsa di Nello Musumeci.

Pensa anche lei che, in virtù del risultato elettorale siciliano, la sfida principale sarà tra centrodestra e M5s con il Partito democratico ormai in seconda fila?

Le regionali siciliane – e anche Ostia nel suo piccolo – dimostrano che la competizione sarà soprattutto tra noi e il MoVimento 5 Stelle. Poi, ovviamente, non bisogna mai sottovalutare nessuno: i flussi elettorali sono ormai così veloci da non permettere di dare nulla per scontato. Dobbiamo soprattutto pensare a proporre un progetto credibile al Paese, senza guardare troppo gli avversari.

Intanto però Silvio Berlusconi ha già rivendicato per Forza Italia la paternità del successo in Sicilia. Che ne pensa?

Dire che Musumeci ha vinto perché è un moderato mi pare francamente eccessivo. E’ una persona con le idee molto chiare, che non rischia di essere annacquato o inquinato da posizioni che guardano a sinistra invece che al nostro elettorato di centrodestra. Spero che tutti gli alleati collaborino per mantere l’unità del centrodestra senza personalismi. Dobbiamo essere concentrati sull’obiettivo di dare una prospettiva al Paese e non una poltrona a qualcuno.

A proposito di rivendicazioni, Matteo Salvini ha confermato di essere in campo per la Presidenza del Consiglio. La Lega punta a Palazzo Chigi?

La via per la quale il partito che prenderà più voti sarà quello che esprimerà il presidente del Consiglio mi pare saggia. Scelgano i cittadini. Farlo all’interno dei palazzi mi sembra l’opposto di quanto hanno chiesto, anche con il voto siciliano, gli elettori. Che purtroppo partecipano alle elezioni in misura sempre minore. La scelta dal basso è la migliore: solo così saremo in grado di mettere al primo posto il progetto politico per il Paese e non il futuro di questo o quel leader.

Sul programma comune del centrodestra, invece, come procede?

Sono soddisfatto del percorso intrapreso: gli alleati – anche a proposito di temi su cui in passato avevano altre opinioni – si sono avvicinati alle nostre posizioni. Mi riferisco, ad esempio, all’immigrazione clandestina, alla valorizzazione delle autonomie o alla flat tax. Su tutto questo sono convinto che riusciremo a trovare un’intesa.

Negli ultimi mesi Salvini è parso ammorbidirsi su alcune questioni, in particolare su euro ed Europa. E’ così?

Noi la pensiamo sempre allo stesso modo: continuiamo a sostenere che devono essere cambiati i Trattati internazionali. Anche quelli che disciplinano la moneta unica. Non esistono dogmi di cui non si può discutere. Le strade sono due: o l’Europa e la moneta unica servono a rispondere alle esigenze dei cittadini – come adesso non sta accadendo – oppure arrivederci e grazie. Non si può avere una posizione fideistica come fanno il Pd e altre forze politiche, che non vogliono mettere in discussione nulla perché ce lo chiede l’Europa.

Nel frattempo siete sbarcati nell’Assemblea regionle siciliana. Il progetto di una Lega nazionale continua?

E’ stato un risultato inaspettato. Era la prima volta che ci presentavamo per le regionali siciliane: eravamo convinti che avremmo ottenuto un buon risultato ma non di superare la soglia del 5%. Tanto più se si considera che si è comunque trattato di  un’elezione in cui oggettivamente i singoli candidati – portatori di tante preferenze – hanno condizionato i voti alle forze politiche.

Ma non c’è contraddizione tra questa aspirazione nazionale e le vostre origini padane, ribadite peraltro dai referendum per l’autonomia in Lombardia e Veneto?

In quei casi si è evidenziato uno spirito autonomista identitario che collima perfettamente con gli interessi del Mezzogiorno. Noi vogliamo proporre questo modello di valorizzazione delle identità e delle autonomie a tutto il Paese. Vorremmo che i referendum non fossero stati fatti soltanto in Veneto e in Lombardia ma anche in Puglia, in Toscana, in Emilia. Vogliamo contrastare l’estremismo centralista che era alla base della riforma costituzionale di Matteo Renzi, fortunatamente bocciata dagli elettori. Il Pd voleva riportare tutto a Roma, mentre noi puntiamo a valorizzare i territori.

Qualche giorno fa Salvini è stato protagonista di una timida apertura verso il M5s. Qual è la verita sui vostri rapporti anche potenziali con Grillo? Se il centrodestra non dovesse vincere, prendereste in considerazione un’alleanza con i cinquestelle oppure no?

Sono convinto che il centrodestra sarà autonomo come maggioranza. Se così non fosse, bisognerà capire qual è la situazione di carattere politico. I numeri. E’ difficile fare previsioni oggi. E’ vero che con i cinquestelle alcuni punti d’incontro si possono trovare ma è impossibile immaginare alleanze strutturali: su numerosi temi hanno opinioni radicalmente diverse dalle nostre. Basta pensare all’immigrazione a proposito della quale il MoVimento 5 Stelle ha votato di regola con la sinistra e non con la Lega.

Quindi l’ipotesi di una maggioranza Lega-M5s è solo da fantapolitica?

Direi assolutamente di sì. A meno che non cambino radicalmente e in profondità le loro politiche. Hanno votato Mare nostrum e contro i rimpatri: scelte che noi critichiamo in modo totale.

Paolo Romani, intervistato da Formiche.net (qui la conversazione), ha affermato che la coalizione sarà formata anche dalla cosiddetta quarta gamba del centrodestra. Siete d’accordo?

Non chiudiamo le porte in faccia a nessuno. Però chiediamo coerenza: credo che movimenti politici come quello di Angelino Alfano – che ha appoggiato i governi di Renzi e Paolo Gentiloni e sostenuto tutte le loro decisioni – non possano in alcun modo stare in maggioranza con noi.

E dell’ipotesi governissimo – dal Pd alla Lega – nel caso in cui non dovesse emergere alcuna maggioranza dalle urne, cosa ne pensa? E’ uno scenario di cui qualche osservatore parla.

Un’ipotesi di questo genere è del tutto impossibile. Sono convinto che il centrodestra sarà forza di maggioranza. E, in ogni caso, accordi con il Pd noi li escludiamo a prescindere.

ultima modifica: 2017-11-08T09:25:06+00:00 da Andrea Picardi

 

 

 

 

 

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