Che cosa cela l’autoscontro fra Taxi, Ncc e Uber

Che cosa cela l’autoscontro fra Taxi, Ncc e Uber
L'approfondimento di Lorenzo Bernardi

Da un paio di giorni la protesta dei tassisti sta paralizzando le principali città italiane. Roma, Milano, Torino: un po’ ovunque la maggioranza delle sigle sono scese in piazza organizzando scioperi e in alcuni casi cortei che hanno bloccato, oltre che il servizio, il traffico. Le ragioni della protesta sono piuttosto articolate e ci sono spaccature anche fra le diverse organizzazioni dei tassisti.

LA DIATRIBA TAXI-NCC

I tassisti (non tutti ma una buona parte) contestano la proposta di riforma della legge quadro che regolamenta il trasporto pubblico. I soggetti coinvolti sono tre: i tassisti, gli Ncc (noleggio con conducente) e le app come Uber. Queste ultime connettono direttamente gli utenti e i privati che mettono a disposizione la loro auto e in Italia non possono operare in concorrenza con il trasporto pubblico, perché il servizio taxi è sottoposto a licenza.

In teoria la differenza fra taxi e Ncc è regolamentata dalla legge 207 del 2008 che stabilisce alcune limitazioni per evitare la concorrenza sleale fra le due categorie. Gli Ncc, che non vengono considerati servizio pubblico, funzionano su prenotazione e non hanno gli stessi diritti e obblighi dei taxi. Devono ottenere dal Comune l’autorizzazione a operare, devono avere una rimessa per l’auto, devono tornarci ogni volta che terminano il servizio e non possono sostare nei posteggi riservati ai taxi. Non solo: secondo la legge 207, in caso di “sconfinamento” in un altro Comune i conducenti dovrebbero presentare un’autocertificazione preventiva. Un obbligo che – in teoria – limiterebbe notevolmente il servizio. Il problema è che la legge 207 non è mai entrata pienamente in vigore, perché è stata ripetutamente prorogata (l’ultima proroga in ordine di tempo scade il 31 dicembre). Questa circostanza ha scatenato ripetute proteste da parte dei tassisti che si dichiarano vittime di concorrenza sleale. Finché, la scorsa settimana, sembrava che una parte dei rappresentanti sindacali dei tassisti e degli Ncc (qui l’elencoavessero trovato un accordo.

COSA PREVEDE L’ACCORDO TASSISTI-NCC

L’accordo ribadisce sostanzialmente il principio della territorialità del servizio di Ncc, e assegna alle Regioni la possibilità di contingentare le autorizzazioni. Prevede l’obbligo del ritorno in rimessa alla fine della giornata ma estende la possibilità di operare su più rimesse e soprattutto di utilizzare applicazioni di proprietà privata per collegare utenti e autisti. In sostanza, concede più libertà agli Ncc e, almeno a detta dei detrattori, spiana la strada alle app, che sono in grado, grazie alla loro potenza economica, di conquistare rapidamente il mercato.

Per questo la proposta non piace a molti tassisti. Lunedì era previsto un incontro fra sindacati e Governo per accordarsi su una scelta condivisa, ma la trattativa è saltata ed è stato proclamato lo sciopero nazionale.

PERCHÈ I TASSISTI NON VOGLIONO L’ACCORDO

Secondo chi contesta l’accordo, la proposta di riforma della legge avvantaggerebbe le multinazionali, cioè soprattutto Uber, perché nei fatti consentirebbe di combinare il servizio Ncc con le app.

Le piattaforme digitali “libere” non piacciono ai tassisti perché, se fossero sdoganate, renderebbero carta straccia le licenze (spesso acquistate per centinaia di migliaia di euro, malgrado i Comuni in origine le abbiano concesse gratuitamente). Una contro-proposta dei tassisti è quindi la “statalizzazione” delle app e l’istituzione di un numero telefonico unico di prenotazione, gestito e controllato dal pubblico. In sostanza un modo per limitare la proliferazione di autisti, che poi è la più grande paura della categoria.

LA POSIZIONE DEI TASSISTI

“Siamo consapevoli che il mondo attorno a noi è cambiato, ma non siamo certo noi a voler ‘mettere le mutande alla storia” perché siamo sempre stati favorevoli a qualsiasi innovazione e nuova tecnologia che migliori il servizio all’utente – ha affermato Loreno Bittarelli, presidente dell’Unione Radiotaxi Italiani. – Non possiamo però accettare che le tecnologie vengano usate come strumento per violare le leggi esistenti, o quantomeno per dilatarne i contenuti, favorendo la speculazione finanziaria e lo sfruttamento dei lavoratori”.

COSA DICE IL GOVERNO

Il viceministro dei Trasporti Riccardo Nencini, dopo la fumata nera di lunedì, ha lasciato intendere che il Governo vuole tirare dritto. “L’obiettivo che il governo intende raggiungere è regolare il mercato perché i servizi resi ai cittadini siano più efficienti e più adeguati alla domanda. È nostra intenzione perseguire questo obiettivo, superando le varie forme di abusivismo, regolamentando le piattaforme tecnologiche, promuovendo su base regionale i servizi Ncc”. E ancora: “Ai tassisti che oggi si fermano dico che il mondo attorno a noi è cambiato. Stiamo lavorando da 9 mesi con taxi ed Ncc. Abbiamo messo in piedi più tavoli perché vi fosse una concertazione sulla riforma, abbiamo già adottato un decreto contro l’abusivismo; quello che ci viene chiesto oggi è che vengano messe fuori legge le piattaforme tecnologiche. Non è possibile”

ultima modifica: 2017-11-22T08:19:40+00:00 da Lorenzo Bernardi

 

 

 

 

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