Chi accusa la Cina di cyberspionaggio (e perché)

Chi accusa la Cina di cyberspionaggio (e perché)

La BfV, l’intelligence interna tedesca, ha accusato la Cina di compiere attività di spionaggio online attraverso i social network. La denuncia, che arriva dal direttore dell’agenzia, Hans-Georg Maassen, è inusuale perché è aperta e pubblica: colpisce Pechino, già sotto l’occhio di altri servizi segreti occidentali per questo genere di attività.

LA RETE FASULLA

Gli investigatori tedeschi hanno fatto sapere che, secondo le loro indagini durate nove mesi, i cinesi hanno usato alcuni account-fake su LinkedIn per rubare informazioni su alti ufficiali europei. La BfV ha anche reso pubblici otto di questi account. Profili come quello di una certa “Lyu Wu”, o di “Allen Liu” , hanno chiesto il contatto sul social network professionale a funzionari tedeschi, ma gli account erano fasulli e utilizzati dall’intelligence cinese per racimolare informazioni sulle attività o sulle abitudini private degli uomini di Berlino. Sono progettati per essere allettanti, promuovere giovani professionisti cinesi, che però in realtà non esistono, ha spiegato Maassen. Per esempio: una di questi finti profili descriveva la proprietaria come un’analista del fantomatico “China Center of International Politics and Economy”, portava un’immagine ripresa da una catalogo di prodotti di bellezza online, e si era costruita anche diversi contatti con funzionari e politici di “diversi paesi europei”, scrive la Reuters.

LA CINA NEGA

Il ministro degli Esteri cinese, Lu Kang, ha risposto immediatamente alle accuse di Berlino, definendole “senza fondamento”: “Speriamo che le organizzazioni tedesche competenti, in particolare i dipartimenti governativi, possano parlare e agire in modo più responsabile, e non fare cose che non sono vantaggiose per lo sviluppo delle relazioni bilaterali”, ha detto. Ma per i tedeschi ci sono almeno 10mila persone finite sotto il giro di questo genere di account-esca, alcuni di loro sono personaggi di alto livello (confermato anche dalla Reuters che ha potuto scrutinare alcuni di quei contatti LinkedIn), e questo significa che potenzialmente lo spionaggio cinese hanno ottenuto informazioni personali su molti componenti dei settori governativi e industriali della Germania. LinkedIn è un social network che ha come scopo creare una rete professionale per costruire rapporti di lavoro e scambi di idee, però molte delle persone che lo utilizzano vi condividono anche aspetti personali: ora la BfV chiede a tutti i funzionari governativi di evitare di diffonderci dettagli che possano esprimere debolezze o preferenze, agganci per il lavoro delle spie.

IL CYBERSPACE: UNA GUERRA IBRIDA

La BfV segue da tempo questo genere di operazioni informatiche: lo scorso anno il direttore Maassen aveva spiegato che la Germania è costantemente (“da più di un decennio”) sotto monitoraggio, controllo e attacco, da parte di hacker, che cercano così di sottrarre dati di intelligence su governi e istituzioni finanziarie. Era il maggio del 2016, e Maassen in quell’occasione parlava a proposito di un tentativo di infiltrazione all’interno di sistemi informatici statali tedeschi da parte del gruppo APT28, che è ritenuto un braccio armato cibernetico dell’intelligence russa. “Il cyber ​​spazio è un luogo di guerra ibrida”, diceva Maassen, “si aprono nuove aree operative per lo spionaggio e sabotaggio”.

UN’OPERAZIONE GLOBALE

Domenica Josh Rogin del Washington Post ha scritto uno dei suoi fondi al solito molto informati in cui ha descritto queste attività di spionaggio come parte di un più ampio piano cinese per l’affermazione globale; piano che comprende l’espansione militare, gli investimenti diretti all’estero, l’accumulo di risorse e l’aumento dell’assertività sulle questioni internazionali. Sull’argomento nei giorni scorsi è intervenuto il senatore repubblicano dalla Florida Marco Rubio, che ha paragonato le attività cinesi di spionaggio informatico alle interferenze russe alle presidenziali dello scorso anno. Parlando alla Commissione esecutiva del Congresso sulla Cina (CECC), che mercoledì terrà un’audizione speciale sul braccio lungo cinese, Rubio ha detto: “Questo è uno sforzo totale non semplicemente per promuovere se stessi in una luce migliore, ma per colpire gli americani negli Stati Uniti”.

LA VIA INTELLETTUALE

Il senatore ha puntato il dito contro i Confucio Institutes sponsorizzati dal governo cinese in campus universitari statunitensi (e non solo: ce n’è uno per esempio alla Sapienza di Roma) che “operano con contratti opachi e sono spesso accusati di interferire nelle attività educative legate alla Cina”. Anche la sponsorizzazione da parte della Cina della ricerca sui think tank, delle cattedre accademiche e delle partnership intellettuali, secondo Rubio richiede un esame accurato: Pechino sta cercando di influenzare gli influecer per far passare il proprio messaggio. Qualche tempo fa Foreign Policy ha scritto di come un imprenditore di Hong Kong collegato alla Cina ha finanziato ricerche alla Johns Hopkins University School of Advanced International Studies e alla Brookings Institution. Il National Endowment for Democracy ha pubblicato un rerport la scorsa settimana dal titolo “Sharp Power”, in cui ha monitorato l’influenza autoritaria di Cina e Russia in diversi paesi in via di sviluppo. Secondo Rogin, Pechino “è incoraggiata dalle debolezze percepite nel mondo democratico e dalla ritirata dell’amministrazione Trump dalla promozione dei valori americani”: “Tutti i paesi cercano influenza all’estero, perseguono il soft power e diffondono la propaganda. Ma la combinazione cinese di tecnologia, coercizione, pressione, esclusione e incentivi economici è al di là di tutto ciò che questo paese (gli Stati Uniti, ndr) ha dovuto affrontare prima”.

LA VISITA IN ITALIA DELLA DELEGAZIONE CINESE

E a proposito di reti di comunicazione, c’è da citare anche la visita in Italia di una delegazione cinese guidata dal vicepremier Ma Kai che oggi – accompagnato dall’ambasciatore di Pechino in Italia Li Ruiyu e dal Ceo di Huawei Italia Thomas Miao - ha incontrato i vertici dell’azienda Open Fiber, partecipata da Enel e da Cassa Depositi e Prestiti. Ad accogliere la delegazione arrivata dalla Cina il presidente della società Franco Bassanini, che  ha illustrato “le caratteristiche e le potenzialità dell’innovativo progetto industriale che Open Fiber sta sviluppando sull’intero territorio nazionale”. Inoltre, come da tweet dell’account di Open Fiber, parlando del 5G e della rete in via di allestimento a Prato e L’Aquila, Bassanini ha detto a Ma Kai: “Sappiamo che voi siete all’avanguardia su questa tecnologia e quindi contiamo molto sulla collaborazione con il vostro Paese e le vostre aziende“.

IL COMMENTO

Sull’agenzia stampa specializzata Cyber Affairs, Stefano Mele, presidente della Commissione Sicurezza Cibernetica del Comitato Atlantico Italiano, ha commentato che ​”le accuse dell’intelligence tedesca nei confronti del presunto cyber spionaggio condotto sui social media dalla Cina, a prescindere dalla loro conferma o meno, segnalano bene come l’anello più debole, anche in questo caso, si riveli proprio quello umano e non l’elemento tecnologico”. Mele aggiunge: “Le attività di raccolta informativa a danno di aziende, Pubbliche Amministrazioni e governi, sempre di più avvengono attraverso vere e proprie operazioni di cyber intelligence supportate principalmente da vaste campagne di ingegneria sociale, ovvero, semplificando, da attività atte a sfruttare le debolezze psicologiche degli utenti detentori delle informazioni che si intendono acquisire”.

ultima modifica: 2017-12-11T07:40:58+00:00 da Emanuele Rossi

 

 

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